Accordo sui porti ucraini sempre più urgente. Secondo Coldiretti sbloccherebbe il 95% del grano del Paese

L'accordo sullo sblocco dei porti ucraini potrebbe dare una sterzata alla situazione inflazionistica. Una disamina di Coldiretti sulla situazione economica mondiale e italiana.

23 Giu 2022 - 07:11
Accordo sui porti ucraini sempre più urgente. Secondo Coldiretti sbloccherebbe il 95% del grano del Paese
Un accordo sullo sblocco dei porti consentirebbe all’Ucraina di tornare ad esportare il 95% del grano via mare e di svuotare i magazzini, dove si stima la presenza di oltre 20 milioni di tonnellate di cereali. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare i colloqui a Mosca tra alti ufficiali delle forze armate di Russia e Turchia sulla ripresa dei traffici commerciali, con una nave cargo turca che ha lasciato il porto di Mariupol, adesso controllato dai russi. Lo sblocco dei porti libererebbe anche lo spazio nei centri di stoccaggio per accogliere i nuovi raccolti di grano in arrivo tra poche settimane, stimati in calo di circa il 40% rispetto alla attese proprio a causa della guerra, fa sapere Coldiretti. La guerra coinvolge gli scambi di oltre un quarto del grano mondiale, con l’Ucraina che insieme alla Russia controlla circa il 28% sugli scambi internazionali, oltre 55 milioni di tonnellate movimentate. Ma si parla anche del 16% sugli scambi di mais (30 milioni di tonnellate) per l’alimentazione degli animali negli allevamenti e del 65% sugli scambi di olio di girasole (10 milioni di tonnellate), secondo l’analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Centro Studi Divulga. Il risultato è che le quotazioni delle materie prime alimentari a livello mondiale sono aumentate del 34% nell’ultimo anno (secondo le elaborazioni Coldiretti su dati dell’Indice Fao a maggio). E a tirare la volata sono proprio i prezzi internazionali dei cereali, cresciuti del +23,2% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, mentre i lattiero caseari salgono del 19% e lo zucchero aumenta di oltre il 40%. Peraltro, spiega la Coldiretti, il blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero a causa dell’invasione russa ha alimentato l’interesse sul mercato delle materie prime agricole della speculazione, che si sposta dai mercati finanziari ai metalli preziosi come l’oro fino ai prodotti agricoli. Qui infatti le quotazioni dipendono sempre meno dall’andamento reale della domanda e dell’offerta e sempre più dai movimenti finanziari e dalle strategie di mercato che trovano nei contratti derivati “future” uno strumento su cui chiunque può investire, acquistando e vendendo solo virtualmente il prodotto, a danno degli agricoltori e dei consumatori. Un’emergenza mondiale che riguarda direttamente anche l’Italia, lo ricordiamo. Un Paese deficitario ed importa addirittura il 62% del proprio fabbisogno di grano per la produzione di pane e biscotti, il 35% del grano duro per la pasta e il 46% del mais necessario per l’alimentazione del bestiame. “Bisogna invertire la tendenza ed investire per rendere il Paese il più possibile autosufficiente per le risorse alimentari, facendo tornare l’agricoltura centrale negli obiettivi nazionali ed europei”, ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “nell’immediato occorre salvare aziende e stalle da una insostenibile crisi finanziaria per poi investire per aumentare produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici".
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