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Aumenta il valore del frumento duro in Italia grazie all’obbligo di etichettatura

Cresce il valore del frumento duro in Italia e lo fa anche in maniera considerevole con un +20% a un anno dall’entrata in vigore dell’etichettatura obbligatoria. Lo scrive Coldiretti in una analisi diffusa in relazione all’accordo siglato da Filiera Agricola Italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto per la fornitura già da quest’anno di […]

Attualità Redazione 4 - 22 Maggio 2019

frumento duro

Cresce il valore del frumento duro in Italia e lo fa anche in maniera considerevole con un +20% a un anno dall’entrata in vigore dell’etichettatura obbligatoria.

Lo scrive Coldiretti in una analisi diffusa in relazione all’accordo siglato da Filiera Agricola Italiana e il pastificio Casa Milo di Bitonto per la fornitura già da quest’anno di grano 100% pugliese, che permetterà di produrre pasta secca e fresca certificata da Fdai (Firmato dagli Agricoltori Italiani).
L’accordo prevede per il grano duro un prezzo minimo garantito che tiene conto dei costi di produzione e un premio qualità per i coltivatori per arrivare a coprire un fabbisogno di oltre 7 milioni di chili.

Le migliori varietà di grano duro verranno coltivate dagli agricoltori sul territorio pugliese che – spiega Coldiretti – produce più di 1/4 di tutto il frumento duro italiano. Il progetto, continua Coldiretti, nasce sotto la spinta del crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta. Un elemento di trasparenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – ad un profondo cambiamento sullo scaffale dei supermercati dove si è assistito alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato.

 Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile. Negli ultimi mesi si è inoltre registrato un crollo delle importazioni dal Canada per le preoccupazioni relative all’uso del glifosato in preraccolta, secondo modalità vietate in Italia.


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