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Buono pasto: le proposte di ANSEB per regolamentare il mercato

Si è tenuta ieri a Roma la seconda tavola rotonda dedicata al settore del Buono Pasto, un mercato che in Italia vale circa 3 miliardi di euro e la cui filiera rappresenta lo 0,72% del PIL Italiano, creando 190mila posti di lavoro tra lavoro diretto e indiretto (Dati dell’Università di Tor Vergata). Il buono pasto […]

Associazioni Notizie Redazione 2 - 26 Ottobre 2018

Stati Generali del Buono Pasto in Italia - Anseb - Ottobre

Si è tenuta ieri a Roma la seconda tavola rotonda dedicata al settore del Buono Pasto, un mercato che in Italia vale circa 3 miliardi di euro e la cui filiera rappresenta lo 0,72% del PIL Italiano, creando 190mila posti di lavoro tra lavoro diretto e indiretto (Dati dell’Università di Tor Vergata).

Il buono pasto è il benefit preferito dai lavori dipendenti. Il 40% dei lavoratori che durante la pausa pranzo mangia fuori casa usa i buoni pasto nei 150.000 esercizi convenzionati, in larga maggioranza piccoli bar e ristoranti. L’intero mercato vale circa 3 miliardi, dei quali il 40% assegnati con gara Consip, giunta quest’anno alla ottava edizione. Sono circa 90.000 le aziende, enti e amministrazioni che riconoscono i buoni pasto a circa 2,4 milioni di dipendenti: 1,6 nel settore privato, 900.000 in quello pubblico. Ancora pochi se si considera che i lavoratori subordinati in Italia sono quasi 18 milioni.

È un vantaggio per tutti: per il lavoratore, che vede incrementare il proprio reddito disponibile; per l’impresa, che riesce a riconoscere ai propri dipendenti welfare esentato da tassazione; per gli esercenti, che incrementano il proprio fatturato; per lo Stato, che aiuta la salute di chi lavora, riconoscendogli il diritto a una pausa pranzo sana e non onerosa.

La vicenda Qui!Group: come deve cambiare il mercato dei Buoni Pasto

Dopo la vicenda QUI!Group che ha messo sotto la lente d’ingrandimento il funzionamento del settore, ANSEB, l’Associazione Nazionale Società Emettitrici Buoni Pasto che rappresenta circa l’80% di tutto il mercato italiano, ha voluto illustrare le sue proposte al mondo della politica, coinvolgendo tutti gli stakeholder di riferimento.

Secondo l’Associazione, infatti, il fallimento del secondo operatore di mercato deve diventare una occasione per modernizzare la regolazione del buono pasto.

Qualsiasi soluzione alternativa al servizio sostitutivo di mensa comporterebbe maggiori tasse sul lavoro dipendente, a tutto vantaggio dello Stato, non certo della singola persona, che avrebbe una disponibilità di reddito almeno dimezzata.

Stati Generali del Buono Pasto - Anseb - OttobreLe proposte di ANSEB

  • Al fine di garantire la rimborsabilità dei buoni pasto in circolazione e tutelare la solidità del mercato e gli interessi degli esercenti, prevedere in capo alle società emettitrici l’obbligo di vincolo nell’attivo patrimoniale di una somma pari almeno al 2% del circolante a garanzia del valore dei buoni pasto emessi dalla stessa società;
  • Al fine di controllare più efficacemente il mercato, prevedere la creazione di una Commissione nazionale (istituita senza oneri per lo Stato) rappresentativa dei portatori di interesse del servizio sostitutivo di mensa, incaricata di: informare; mediare tra i diversi attori della filiera, anche predisponendo proposte congiunte da sottoporre al Legislatore; monitorare il rispetto della normativa sul buono pasto, anche ricevendo le denunce di violazione delle disposizioni legislative dal territorio; segnalare alle stazioni appaltanti e alle autorità competenti eventuali usi fraudolenti del buono pasto;
  • Per garantire una maggiore tracciabilità dei flussi finanziari, contrastare abusi e comportamenti fraudolenti (garantendo maggiore gettito allo Stato), velocizzare i rimborsi agli esercenti, superare i problemi di costi connessi all’assenza di un POS unico e modernizzare il mercato: obbligare la forma digitale del buono pasto, fermo restando un periodo di transizione di circa tre anni.
  • Tale trasformazione, che diventerebbe occasione di digitalizzazione per i piccoli esercenti, può essere sostenuta in chiave promozionale con l’innalzamento del valore detassato del buono a 9 euro, in linea con il resto d’Europa;
  • Prevedere per legge l’obbligatoria coincidenza tra il soggetto giuridico che emette i buoni pasto e stipula i contratti con i clienti (privati e pubblici) e quello che rimborsa gli stessi buoni pasto agli esercenti;
  • Sono centinaia le gare bandite da soggetti pubblici con esplicitazione dei criteri di qualità e i risultati sono evidenti: qualità della rete più elevata, sconti contenuti, commissioni accettate senza problemi dagli esercenti, rimborsi garantiti e veloci. Non è fantascienza, ma ciò che accade già. Consip deve semplicemente emulare queste amministrazioni e ripensare completamente i meccanismi e criteri di gara.


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