Cancer Plan. Al vaglio dell'Europa gli emendamenti salva-vino

Sono stati depositati gli emendamenti di modifica per il vino nel report della Commissione Beca. Pericoli da scongiurare per il settore

10 Febbraio 2022 - 09:48
Cancer Plan. Al vaglio dell'Europa gli emendamenti salva-vino
[mp3j track="https://horecanews.it/wp-content/uploads/2022/02/Cancer-Plan.-Al-vaglio-dellEuropa-gli-emendamenti-salva-vino.mp3" Title="Ascolta la notizia in formato audio"] Sono stati depositati ieri gli emendamenti di modifica legati al vino nel report Commissione Beca (Beating cancer), al voto del Parlamento europeo in sessione plenaria a Strasburgo il prossimo 15 febbraio. Le proposte di modifica riguardano in particolare la differenza tra consumo moderato e abuso di alcol quale fattore di rischio, la revisione del concetto di “no-safe level” (nessun livello sicuro di consumo) per il vino e della proposta sugli avvisi salutistici, modello sigarette. Il vicepresidente Unione italiana vini e presidente dell’Associazione europea Wine in moderation, Sandro Sartor è intervenuto sulla delicata questione che coinvolge un indotto enorme legato al vino, dai produttori ai distributori, dalla GDO all'Horeca.  Supportiamo le proposte migliorative presentate dagli eurodeputati - ha dichiarato. - Il primo obiettivo è quello di evitare che il 15 febbraio diventi una data spartiacque per il futuro del vino italiano ed europeo e gli emendamenti proposti, prioritari ma decisivi, vanno in questa direzione. Senza la fondamentale distinzione tra consumo e abuso, tra diversi contesti e modelli di consumo lo scenario che si delineerebbe per il settore sarebbe disastroso sul piano socio-economico”. Secondo l'Unione Italiana Vini, senza gli emendamenti al testo il vino subirebbe nel medio-lungo termine un effetto tsunami non calcolabile. La contrazione dei consumi stimata è attorno al 25-30%, ma ancora maggiore sarebbe quella del fatturato del settore, che calerebbe del 35% per un equivalente di quasi 5 miliardi di euro all'anno. Senza considerare i danni agli asset investiti, dalle cantine ai vigneti alle stesse aziende, che si svaluteranno di pari passo, e i danni all'indotto. "Ma il gioco a perdere si rifletterà molto anche sui consumatori, costretti a pagare di più a fronte di una minore qualità. La riduzione dei contributi porterà infatti all’aumento dei costi di produzione; al contempo però si assisterà a un appiattimento della qualità, a una riduzione del valore medio del vino alla cantina ma paradossalmente a un aumento allo scaffale, a causa delle maggiori accise. Inoltre, la difficoltà a lavorare sui brand, anche a causa dei veti alla promozione, porterà progressivamente a un proliferare di etichette prive di marchi: private label che deprimeranno la diversificazione dell’offerta data in particolare dai piccoli produttori artigianali con minori economie di scala, ma anche dalle imprese medie che fondano su qualità e politiche di branding l’attuale fortuna del vino tricolore", sostiene Unione Italiana Vini. La denuncia dell'associazione prosegue, stimando una contrazione del margine lordo alla produzione del 50%, con migliaia di aziende agricole che scompariranno e Uno scenario che, secondo Unione Italiana Vini, si farà grigio anche in chiave turistica nelle campagne italiane, con l'enoturismo che da solo vale 2,5 miliardi l'anno.
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