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Cresce la preferenza dei consumatori per i vini locali

Il maggior bisogno di sicurezza e affidabilità determinato dalla pandemia, unitamente al desiderio di sostegno delle comunità di appartenenza, continuano ad orientare le scelte dei consumatori verso l’acquisto di prodotti locali, tra i quali anche il vino. Lo conferma un’indagine di Wine Intelligence.

Pianeta Vino Angela Petroccione - 28 Gennaio 2022

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A due anni dall’esplosione della pandemia non accennano a ridimensionarsi gli effetti sui comportamenti dei consumatori, influenzati da un persistente clima di instabilità.

Gli analisti confermano una tendenza, specchio di un tempo di crisi, di maggior bisogno di sicurezza e affidabilità, che trova soddisfazione in tutto quanto risulta familiare.

Questo vale anche per gli acquisti di beni di consumo, vino compreso, che nell’era del Covid hanno visto crescere la preferenza per le produzioni local, un approccio all’acquisto che premia e valorizza le economie di riferimento in un momento in cui cresce inevitabilmente anche il sentimento di sostegno alle comunità di appartenenza, e che vede nelle produzioni locali qualcosa di più prossimo e a cui poter dare più fiducia.

Una ricerca di Accenture dell’agosto 2020 già mostrava come a livello globale si mantenessero le abitudini delle fasi più stringenti dell’emergenza sanitaria, quando i ripetuti lockdown tagliavano le gambe alle attività del canale Horeca: a consolidarsi la scelta del consumo casalingo rispetto a quello fuoricasa.

Lo studio evidenziava anche un aumento della domanda di marchi locali, sostenibili e di valore, perché associati al maggior bisogno di sicurezza: circa 6 consumatori su 10 dichiaravano di essere alla ricerca di prodotti di provenienza locale e l’80% dichiarava che avrebbe continuato questo comportamento anche al termine delle restrizioni dovute al Coronavirus.

La promessa anticipata dalle indagini di Accenture in qualche modo è stata mantenuta, e lo confermano le recenti rilevazioni di Tiendeo, società specializzata nei servizi drive to store per il settore retail e in cataloghi digital: tra le dieci tendenze di consumo del 2021 destinate alla continuità nel corso del nuovo anno ci sarebbe infatti proprio la preferenza per i prodotti locali, sia freschi che confezionati.

I prodotti local nel 2022 continueranno secondo Tiendeo ad essere in cima alla lista dei desideri degli italiani e se ben comunicati potranno garantire alla Grande Distribuzione Organizzata un posizionamento basato non solo sulla leva prezzo.

Il dato emerge fortemente per il segmento birra: il 50% delle ricerche effettuate dagli italiani sarebbero infatti relative a brand nazionali (anche se appartenenti a multinazionali) e tra le 105 prese in esame 52 etichette sarebbero di birre di produzione locale, in prevalenza nostrane.

Conferme in tal senso arrivano anche da Wine Intelligence con la sua ricerca condotta sul segmento vino, secondo la quale dal marzo 2020 le scelte dei consumatori di tutto il mondo si sono orientate verso marchi considerati più affidabili e sicuri, la qual cosa si è tradotta, nei paesi in cui il vino prodotto entro i confini ha un ruolo di primo piano, nello scegliere più spesso i marchi locali, che ispirano fiducia, a discapito di quelli importati.

La preferenza per le produzioni local sarebbe stata determinata da un lato dalla difficoltà oggettiva di reperire prodotti in un momento storico in cui la distribuzione subiva forti contraccolpi e risultava complesso anche accedere ai punti vendita, dall’altro dall’accresciuto bisogno di appartenenza alla comunità locale. Questa tendenza è perdurata nei primi sei mesi del 2021 e si sarebbe addirittura rafforzata.

In termini di scenario questa condizione rappresenta una opportunità per i produttori ben posizionati sul mercato interno che dovrebbero però agire su diversi piani per trarre vantaggio dal trend.

vino, controllo e sicurezza

In primo luogo rendere sempre più esplicito ed evidente il legame con il territorio stimolando la naturale inclinazione dei consumatori all’acquisto locale.

Da considerare anche l’opportunità di aumentare la penetrazione in termini di distribuzione nei punti vendita locali in modo da accrescere la reperibilità e visibilità.

Fondamentali sono anche investimenti e progetti per soluzioni “direct to consumer”, più che un’ulteriore opzione una necessità dal momento che la multicanalità si conferma condizione sulla quale puntare, definendo il giusto mix di retail fisico e digitale.

Infine puntare sull’enoturismo facendo leva sulla predisposizione della popolazione locale alle soluzioni di prossimità, una opportunità di rafforzamento dell’immagine di marca attraverso una esperienza resa già apprezzabile per il sol fatto di non dover salire su un aereo.

Per le aziende vinicole che invece puntano sull’export il consiglio degli analisti è quello di selezionare tra i mercati di destinazione quelli che non hanno una forte produzione locale e raddoppiarne la presenza in portafoglio; è il caso dei mercati del Nord Europa e dell’Asia Settentrionale. Altra opzione allinearsi a valori ed esigenze del mercato domestico, puntando per esempio su aspetti come la sostenibilità e la tradizione enologica.

Nei prossimi mesi, anche in virtù di una emergenza sanitaria non ancora concretamente rientrata, bisognerà fare dunque i conti con un approccio dei consumatori che premia la fiducia ispirata dalla dimensione locale, cogliendone le opportunità e arginando le relative minacce.


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