Cresce la spesa delle bevande sugli alimenti nel 2021. Report Ismea - Parte 1

Il Report Ismea ci restituisce un quadro dei consumi nei primi nove mesi del 2021. Nel nostro articolo un focus dedicato alle bevande.

10 Gen 2022 - 12:30
Cresce la spesa delle bevande sugli alimenti nel 2021. Report Ismea - Parte 1
[mp3j track="https://horecanews.it/wp-content/uploads/2022/01/Cresce-la-spesa-delle-bevande-sugli-alimenti-nel-2021.-Report-Ismea-Parte-1.mp3" Title="Ascolta la notizia in formato audio"] La spesa per i consumi domestici dei primi nove mesi del 2021, malgrado il confronto con l'annata eccezionale e il graduale ritorno alla normalità nell'ultimo trimestre, continua a negare l'atteso rimbalzo negativo, mostrandosi ancora in lieve crescita rispetto al 2020. È quanto emerge dal Report Ismea, dedicato proprio alla spesa alimentare nel 2021. Dopo il +7,4% messo a segno nel 2020, anche nel 2021, a fronte del perdurare delle limitazioni per il contenimento della diffusione del virus nel primo semestre e il graduale allentamento nel terzo trimestre, la spesa si mantiene su livelli elevati, con un aumento nel periodo cumulato (gennaio settembre) dello 0,7% rispetto al 2020, e uno scontrino medio più alto del 7,7% rispetto all'analogo periodo di un'annata regolare come quella del 2019. Sono almeno due le macro-tendenze più evidenti in atto: il ritorno della prevalenza della crescita della spesa per le bevande (+5,4%) su quella per gli alimenti (+0,1%); la minore affezione nei confronti del prodotto confezionato (+0,6%) rispetto a quello sfuso (+1,3%). Nei primi nove mesi del 2021, l’atteggiamento dei consumatori nei confronti dell’acquisto di generi alimentari evidenzia un maggiore ottimismo nelle aspettative per il futuro; l’uscita dalle restrizioni probabilmente fornisce nuovo slancio ai consumi favorendo quei prodotti di cui nei mesi passati ci si era maggiormente privati e, al contempo, si rinforzano i driver di scelta legati a salute, benessere, sostenibilità e all’acquisto “consapevole”.  width= Si ritorna gradualmente ai consumi fuori casa, ma seppure con una socialità più spinta, il lockdown lascia in eredità una convivialità "cibo-centrica", e quando si prepara un pasto in casa lo si fa con cibi e bevande gourmet, spendendo un po' di più alla ricerca di una gioia del palato e un momento ricompensa. Riprendono così il volo prodotti come: salmone, funghi, avocado, salse e condimenti e pesce fresco; ma anche snack dolci, salati e merendine segnano incrementi dell’8%, e insieme ad aperitivi e birre trovano spazi o nelle nuove quotidianità. Aumenta la frequenza di acquisto, e parallelamente diminuisce l'interesse per i prodotti conservabili, con un ritorno ai freschi. Lo smart working sta diventando un fatto strutturale per una quota non trascurabile di lavoratori, contribuendo a mantenere in ambito domestico una parte dei consumi alimentari. Sono i prodotti freschi sfusi a mantenere in positivo la spesa con un incremento dell’1,3%, contrapposto alla lieve flessione dello 0,6% dei prodotti confezionati (EAN). Va ricordato che il consumo di prodotti alimentari confezionati (che rappresentano il 68% del totale) aveva registrato nel 2020 una crescita 4 volte superiore al dato dei prodotti freschi, con un aumento delle vendite in valore pari a l +8%.  width= In relazione ai canali di vendita, i supermercati si confermano la principale fonte di approvvigionamento delle famiglie (vi è transitato il 41% dei volumi totali); i discount si confermato la categoria con la crescita maggiore (con quota 14%). Hanno invece subito una battuta d'arresto i negozi tradizionali, che segnano un -4%. Seguendo i nuovi trend, notiamo come siano in continua crescita le vendite online: +4% rispetto al 2020; più che raddoppiate dall'inizio della pandemia, arrivano a pesare ora oltre il 3% delle vendite alimentari retail totali. A livello geografico, è ancora una volta il Nord Est  a fare da traino al mantenimento della spesa nazionale (di prodotti confezionati e sfusi), con una variazione del +2,1%, decisamente più marcata di quella registrata nelle altre macroaree; ad eccezione del Sud con +1,1 %, la spesa tende a stabilizzarsi nel Centro (0%) o a flettere leggermente nel Nord Ovest -0,5%.

Bevande alcoliche e analcoliche. La spesa nel 2021

Nei primi nove mesi del 2021, l’incremento dei consumi di bevande totali (compreso vino) è del +5,4 %, cui contribuiscono con maggiore incidenza le bevande alcoliche (+9%) rispetto alle analcoliche (+6,5%), penalizzate da un incremento ancora con- tenuto (+2,5%) delle vendite di acqua in bottiglia; queste pesano comunque (in valore), malgrado i prezzi oramai contenutissimi, ancora per un quinto sull’intero comparto.  width= La birra continua ad essere molto consumata tra le mura domestiche, tanto che in questi nove mesi la spesa è cresciuta ulteriormente del +4,4% dopo il +11,8% del 2020. Sempre vivace l’interesse per le bevande alcoliche (aperitivi, digestivi, cocktail) per le quali l’incremento di spesa, nel 2021, è stato del +9% dopo il +10,5% registrato lo scorso anno. Anche il vino ha segnato un incremento nelle vendite presso la distribuzione : +1,3%, cui vanno aggiunte le vendite online, anch’esse in esponenziale crescita (+200% rispetto al 2019 pre-pandemia) per un valore che arriva a pesare circa il 4% dei fatturati nella distribuzione (vale a dire 5,6 milioni di bottiglie per un valore di oltre 31 milioni di euro nei soli primi nove mesi del 2021). Il boom dell’e -commerce di vino in Italia è stato uno dei fenomeni accelerati dal Covid, spinto dalla voglia degli appassionati di non rinunciare a un buon calice neanche tra le mura domestiche. Un fenomeno ancora contenuto nei valori assoluti, ma importante perché, soprattutto per le cantine più grandi e storicamente pre enti nella distribuzione moderna, è stato il vero argine alla crisi. Nei supermercati i fatturati per il vino sono aumentati rispetto al periodo pre-lockdown di circa il 9% con punte del 18%. Gli spumanti sono fra tutti i segmenti quelli che hanno registrato il risultato più eclatante: gli italiani hanno infatti speso ne i primi nove mesi oltre 492 milioni di euro per l’acquisto di “bollicine da brindisi” (solo per consumo domestico), segnando un +27,4% rispetto al l’analogo periodo del 2020. Fra i giovani il rito dell’aperitivo ha offerto un contributo ai consumi di questo prodotto favorendone la destagionalizzazione dei consumi.
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