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I vini frizzanti italiani invadono i mercati esteri

I vini frizzanti spopolano sui mercati esteri e trovano nuovi consensi dopo un momento di stasi. Il re indiscusso di questa tipologia è il Lambrusco, la regione leader l’Emilia Romagna, poi Veneto, Piemonte e Lombardia; vini bianchi, rossi, freschi e profumati che sanno conquistare davvero ogni palato. Il percorso del fiume Po è quello dove […]

Redazione - Pubblicato il 30 Marzo 2018 alle ore 6:45
Categoria: Mercato Categoria: Vino & Spumante

I vini frizzanti spopolano sui mercati esteri e trovano nuovi consensi dopo un momento di stasi.
Il re indiscusso di questa tipologia è il Lambrusco, la regione leader l’Emilia Romagna, poi Veneto, Piemonte e Lombardia; vini bianchi, rossi, freschi e profumati che sanno conquistare davvero ogni palato.
Il percorso del fiume Po è quello dove si possono incontrare il maggior numero di case produttrici, soprattutto di vini frizzanti rossi. D’altronde, questo tipo di prodotto si sposa bene con paste, torte salate, ripieni, formaggi, insaccati, tutti prodotti tipici di quelle zone.
I vini frizzanti bianchi, prodotti in altre zone, sono invece spesso utilizzati non solo per accompagnare i pasti ma anche dai barman per cocktail o aperitivi.
Ormai quella dei vini frizzanti è una tendenza che sta conquistando sempre più mercati, riscuotendo grande successo soprattutto all’estero. Secondo l’Osservatorio economico Ovse-Ceves Giampietro Comolli la produzione del 2017 è stata pari a 410 milioni di bottiglie di cui ben 220 milioni sono state destinate all’esportazione per un fatturato totale di 790 milioni di euro.
Rispetto al totale dei volumi esportati i vini frizzanti, secondo Ovse-Ceves, rappresentano l’8% del valore ed il 14% dei volumi. Cresce anche il valore medio della bottiglia alla dogana che si attesa sui 3,09 euro.
L’86% della produzione è di indicazione geografica certificata, vale a dire Dop e Igp.
La Germania è il paese che maggiormente importa vini frizzanti, alle sue spalle Stati Uniti e Russia.
Le regioni che esportano di più sono anche quelle che consumano maggiormente questa produzione vinicola con l’Emilia Romagna a fare da traino.


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