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Il packaging del vino sempre più green tra vincoli e opportunità

Il green packaging è in forte espansione nel mondo del vino, un cambiamento per certi versi obbligato per le aziende vitivinicole, che incontra il favore dei più giovani consumatori e potrà avere i suoi risvolti positivi anche in chiave economica, ma nei paesi dalla consolidata tradizione enologica è destinato a fare i conti con la resistenza e i pregiudizi dei conservatori

Pianeta Vino Angela Petroccione - 24 Maggio 2022

Le sfide che l’umanità ha dovuto affrontare a livello globale negli ultimi anni, in particolare a seguito dell’esplosione della pandemia, hanno accresciuto la consapevolezza rispetto ai temi della sostenibilità e dell’economia circolare, accelerando alcuni processi già in atto ma probabilmente in uno stato ancora embrionale.

Il mondo del vino è stato fortemente spinto dall’onda del cambiamento, sono infatti sempre più numerose le aziende vitivinicole che abbracciano una filosofia green.

Ciò si traduce da un lato in pratiche virtuose in vigna e in cantina, attraverso l’impiego responsabile di energia e risorse naturali, la difesa della biodiversità, l’azzeramento dell’utilizzo di agenti chimici di sintesi e la riduzione dei solfiti in fase di vinificazione, dall’altro nell’impiego di imballaggi ecologici per i propri prodotti, dalle etichette, alle scatole, passando per le shopper.

Spingendosi ancora più avanti nelle soluzioni per il packaging, e in un terreno che, soprattutto nei paesi dalla antica tradizione enologica, diventa particolarmente ostico, si iniziano a sperimentare la riduzione del peso delle bottiglie in vetro e l’utilizzo della carta e di plastiche biodegradabili come alternativa per l’imbottigliamento, per sostituire i materiali che minacciano il pianeta e ridurre al minimo i rifiuti.

L’impiego di contenitori naturali che proteggano sia la natura che il prodotto preservandone la qualità è in forte espansione, e secondo le stime il mercato del green packaging raggiungerà un fatturato di 154 miliardi di dollari nel 2028 (Market Watch).

Una scelta, quella green, che da un lato si può considerare una via obbligata per le aziende del settore enoico, se si considerano le pressioni che i governi stanno esercitando attraverso politiche mirate alla tutela dell’ambiente, dall’altro si può interpretare come una opportunità, considerata la sensibilizzazione e l’attenzione crescente dei pubblici rispetto al tema.

In Europa, con l’attuazione della strategia del Green Deal, il Patto Verde Europeo da realizzare entro il 2030 che detta le linee guida per raggiungere la neutralità climatica nel 2050, e quella del Farm to Fork (dal produttore al consumatore) che mira alla creazione di processi ecosostenibili che accompagnino tutto il ciclo di produzione e distribuzione dei prodotti, di fatto si è alzata l’asticella sui requisiti e sulle buone pratiche da adottare.

In particolare in tema di imballaggi sostenibili l’obiettivo con la loro introduzione è di ridurre la carbon footprint, l’impronta ecologica, cioè la quantità di emissioni di gas serra, anidride carbonica in testa, che vengono rilasciati per la loro produzione.

Il peso delle bottiglie di vetro per esempio incide molto sull’impronta carbonica, per ogni grammo prodotto si disperde nell’ambiente un peso quasi equivalente di CO₂, questo è il motivo per cui ingegneri specializzati e dotati anche di creatività sono costantemente impegnati nella ricerca di soluzioni alternative rispetto ad una materia prima il cui impatto ambientale è sicuramente significativo.

Reduce, reuse, recycle sono i tre principi cardine che ispirano lo sviluppo di prototipi realizzati con materiali naturali, riciclabili, che guardano ad una potenziale seconda vita, funzionali in termini di leggerezza, sicurezza e volume.

Gli esempi sono tra i più disparati, dalla nuova plastica prodotta senza petrolio, un polimero ottenuto dalla fermentazione della farina di colza e altri oli di semi che in un anno e mezzo si biodegrada in qualsiasi ambiente che contenga microrganismi, compresi i contenitori per il compost domestico e l’acqua dolce o salata, alla bottiglia di carta in fibra di cellulosa.

Realizzata con cartone riciclato al 94% è 5 volte più leggera del vetro, la bottiglia in carta pesa 82 grammi, con una impronta carbonica sei volte inferiore a quella di una bottiglia di vetro e un packaging in cartone 5 volte più leggero.

Oltre a inquinare meno i suoi costi sono molto inferiori: attualmente il prezzo di una bottiglia è equiparabile a quello di un bicchiere, un vantaggio notevole se si pensa all’impennata del 30-40%, dei prezzi delle materie prime, del vetro in particolare, a causa dell’esplosione del conflitto in Ucraina.

Anche le meno innovative lattine sono considerate una soluzione green rispetto al vetro: sono riciclabili al 100% e possono avere una nuova vita infinite volte. Il riciclo dell’alluminio richiede fino al 95% in meno di energia e di impatto di CO2 rispetto a produrlo dalla materia prima, contro il 26,5% del vetro.

Le alternative dunque non mancano, la strada per le aziende vitivinicole è ormai tracciata, anche se, specialmente in Italia, bisognerà fare i conti con un approccio tradizionale al consumo che creerà resistenze e forti pregiudizi rispetto alle novità in arrivo.

La sperimentazione sarà ben accetta per giovanissimi e Millenials che vedono nel packaging sostenibile una garanzia sulla credibilità del marchio, mentre per i consumatori di più lungo corso sarà probabilmente il tempo a fare la sua parte, portando, giorno dopo giorno, le evidenze dei vantaggi delle soluzioni in chiave green.

 


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