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Il pane surgelato non potrà più chiamarsi “fresco”

Il pane surgelato non potrà più essere definito “fresco” a partire dal prossimo 19 dicembre. Le nuove norme prevederanno che il pane confezionato che ha subito un processo di congelamento o surgelazione o, ancora, contenente additivi conservanti non potrà essere venduto come fresco. In etichetta andrà riportata l’indicazione “Conservato” oppure “a durabilità prolungata“. Il pane […]

Norme & Leggi Pane e sostitutivi Redazione 4 - 4 Dicembre 2018

pane

Il pane surgelato non potrà più essere definito “fresco” a partire dal prossimo 19 dicembre. Le nuove norme prevederanno che il pane confezionato che ha subito un processo di congelamento o surgelazione o, ancora, contenente additivi conservanti non potrà essere venduto come fresco. In etichetta andrà riportata l’indicazione “Conservato” oppure “a durabilità prolungata“.
Il pane conservato dovrà quindi essere posizionato su scaffali ben distinti da quelli dove si trova il pane fresco, per non indurre in confusione i consumatori.
Gioiscono a Ferrara, dove il pane artigianale è un’autentica eccellenza gastronomica.
Si tratta i una vittoria per chi come noi di Ascom – commenta Romano Perdonati presidente dei Panificatori Ascom Ferrara – opera quotidianamente per la promozione e la salvaguardia del pane fresco: l’esempio più eclatante è la Ciupeta (coppia) nota in tutto il mondo per la sua bontà unica e frutto di una ricetta secolare“.

Alessandro Orsatti, presidente di Assopanificatori, Associazione Nazionale dei Panificatori Pasticceri aderente alla Confesercenti Ferrara, però dice che è presto per cantar vittoria.

Ci sembra eccessiva – ha detto Orsatti– l’enfasi di questi giorni perché rischia di far calare l’attenzione sui problemi della categoria, che il decreto in questione risolve solo in parte. È stato un risultato importante ma solo parziale, perché non risolve il problema della panificazione artigianale e dei consumatori. Segnaliamo – continua Orsatti – due punti fondamentali mancanti: il decreto non interviene sulla tracciabilità, infatti il consumatore non vede soddisfatto il suo sacrosanto diritto di conoscere la provenienza del pane che acquista fuori dai forni artigianali. Il decreto interviene inoltre solo parzialmente sulle diciture: è importante la corretta comunicazione al consumatore, il decreto non è soddisfacente sotto questo aspetto“.


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