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La pizza bianca romana ha un Comitato di Tutela

Nasce il Comitato di Tutela per la valorizzazione e la difesa della “Pizza bianca romana alla pala del fornaio”. L’iter burocratico per la tutela e la valorizzazione dell’antica ricetta romana è cominciato e mira a coinvolgere tutti i fornai che quotidianamente danno vita a uno dei prodotti che meglio incarna la tradizione dei fornai romani. […]

Redazione - Pubblicato il 4 Maggio 2018 alle ore 4:45
Categoria: Ho.Re.Ca. Categoria: Notizie Categoria: Pianeta Pizza

Nasce il Comitato di Tutela per la valorizzazione e la difesa della “Pizza bianca romana alla pala del fornaio”. L’iter burocratico per la tutela e la valorizzazione dell’antica ricetta romana è cominciato e mira a coinvolgere tutti i fornai che quotidianamente danno vita a uno dei prodotti che meglio incarna la tradizione dei fornai romani.
Nella capitale si parla di oltre 420 forni per un fatturato di circa 30 milioni di euro: i numeri raccontano meglio di chiunque altro quanto la pizza romana sia radicata nel territorio e rappresenti un prodotto tradizionale capitolino.
Assopanificatori-Confesercenti hanno presentato l’iniziativa formando un comitato che sarà incaricato di far rispettare l’antica ricetta in base ad un preciso disciplinare di produzione, che definisce i passi da seguire per ottenere la vera pizza bianca romana, come da tradizione.
Hanno partecipato all’iniziativa anche personalità dello spettacolo e della medicina, come l’attore Remo Girone, e ancora Alfonso Pecoraro Scanio, presidente fondazione UniVerde, e Agostino Macrì, già direttore dell’Istituto Superiore di Sanità.
Degli oltre 420 forni interessati, già una ventina hanno aderito all’iniziativa di tutela e si conta che il numero debba aumentare in maniera esponenziale nei prossimi mesi. L’obiettivo è quello di mettere insieme i panificatori di Roma e i cittadini che desiderano preservare la tradizione.
Il disciplinare in 8 articoli, indica la descrizione del prodotto, l’area di produzione, le caratteristiche organolettiche e fisiche, la farcitura e tutti gli elementi che comprovano il legame con il territorio. “Come comitato – spiega Assopanificatorici impegniamo a far rispettare l’antica ricetta attraverso la dettagliata descrizione del prodotto (pasta soffice e croccante, alveolata, bordo basso e friabile, fatta con farina di grano tenero, acqua, lievito, sale e olio extravergine d’oliva, a forma ovale allungata, schiacciata a mano, preparata con un processo a lunga lievitazione per conferire croccantezza), la circoscrizione dell’area di produzione o la delimitazione geografica, il disciplinare di produzione, con la prova dell’origine del prodotto e del metodo di ottenimento, le caratteristiche organolettiche e l’elaborazione degli elementi che comprovano il legame con il territorio e il suo ambiente e la denominazione”.


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