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La ripresa della ristorazione sostiene la crescita dei fine wines

Uno studio di Nomisma - Wine Monitor per Istituto Grandi Marchi prevede in Italia una ripresa del canale HORECA destinata a sostenere anche la crescita del mercato del Fine wines.

Pianeta Pizza Angela Petroccione - 15 Marzo 2022

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L’osservazione dell’andamento dei consumi di vino nel periodo pre pandemico e in quello successivo ha consentito di tracciare l’evoluzione dell’approccio e delle preferenze degli italiani rispetto al settore enoico.

Sono stati delineati nuovi perimetri e pesi per i canali distributivi, con un occhio al riflesso del cambiamento in atto sulle abitudini di acquisto e di consumo.

La dimensione dell’online si è imposta in modo deciso in un comparto in cui la digitalizzazione stentava a decollare.

Si è preso atto che la relazione con il prodotto, la fidelizzazione, la conoscenza e la scoperta di vini, territori e cantine, oggi passano anche attraverso quelle piattaforme di e-commerce che riescono a creare un dialogo costante e continuo con i pubblici di riferimento, divenendone dunque un nuovo interlocutore privilegiato non solo per l’acquisto ma anche per reperire informazioni, effettuare confronti e valutazioni.

Altra finestra si è aperta nell’ambito della Grande Distribuzione Organizzata che ha iniziato ad ampliare la sua offerta inserendo nell’assortimento vini di fascia premium, cogliendo l’opportunità del fenomeno emergente della premiumization, cioè dello spostamento dell’attenzione dei consumatori verso le etichette di pregio sugli scaffali dei supermercati.

Un cambiamento radicale se si considera che fino a pochi anni fa questo ruolo sia distributivo che culturale e divulgativo per i vini con un alto posizionamento era saldamente nelle mani del canale tradizionale, con ristoratori ed enotecari in prima linea, considerati una vera e propria prosecuzione naturale delle aziende vitivinicole, ambasciatori delle realtà territoriali, fondamentali per mantenere vivo il rapporto con i clienti finali grazie alla competenza, conoscenza e al rapporto fiduciario.

I ripetuti lockdown hanno messo in ginocchio il canale HORECA ma nel 2021 è iniziato il recupero che fa ben sperare per le prospettive dei vini di pregio, con una risalita che si inserisce in uno scenario profondamente mutato rispetto a due anni fa, caratterizzato da consumatori che dimostrano di essere più autonomi e consapevoli nelle scelte, ma che potrebbero restituire alla ristorazione il ruolo centrale e strategico che ha sempre avuto.

Il trend è confermato dal rapporto “Vino e ristorazione tra Covid e dintorni, posizionamento e prospettive per i Fine Wines nel mercato italiano” realizzato da Nomisma – Wine Monitor per conto dell’Istituto Grandi Marchi,  una realtà che unisce 18 tra i più grandi brand del vino italiano tra i quali Antinori, Argiolas, Ca’ del Bosco, Jermann, Mastroberardino, Pio Cesare e Tenuta San Guido.

Lo studio, che è stato condotto in due diversi periodi, cioè ad ottobre 2020 e settembre 2021, evidenzia un generale recupero delle vendite di Food & Wine per la ristorazione italiana che lo scorso anno si sono attestate intorno ai 66 miliardi di euro, con una crescita del 22,3% rispetto al 2020. Un risultato di tutto rispetto nonostante si sia lontani dai livelli pre Covid, con un 2019 in cui si era raggiunto il tetto di 85,5 miliardi. I ristoranti sono la tipologia di locale per il consumo fuori casa che ha subito la minore contrazione, – 41% a fronte del – 46% di enoteche, wine bar, pub e bar.

In particolare la quantità di vino consumato fuori casa è salito nel 2021 al 9%, e il 35% dei consumatori prevede che nel 2022 crescerà ulteriormente perché si andrà di più al ristorante.

Il focus della ricerca ha consentito di evidenziare come le criticità della pandemia abbiano spinto gli enoappassionati verso una maggiore consapevolezza dell’importanza della qualità dei fine wines orientando la scelta verso vini di fascia premium e di pregio che vedono nella ristorazione il canale prediletto.

Diventano così sempre più discriminanti la denominazione di riferimento rilevante per l’88% degli intervistati, la riconoscibilità del brand importante per l’82%, la provenienza locale o da vitigni autoctoni determinante per l’80 %, oltre all’attenzione della cantina all’ambiente e alla sostenibilità che interessa il 64%.

Nel periodo di contrazione delle attività ristorative a reggere sono stati i consumi di vino al calice, feste e compleanni sono state le occasioni meno penalizzate mentre c’è stato un grande ridimensionamento delle occasioni formali legate al business, come pranzi e cene di lavoro.

A trainare la ripresa dei consumi out of home, saranno secondo lo studio soprattutto i Millennials, il 55% dei quali rappresenterebbe il consumatore tipo che è prevalentemente uomo, del Nord Italia, con titolo di studio e reddito medio alti.

I produttori di fine wines possono dunque tornare a guardare alla ristorazione come ad un punto di riferimento strategico, senza abbandonare un approccio improntato alla multicanalità che vede oggi nell’e-commerce e nella GDO due nodi con i quali fare i conti, ma andando progressivamente ad incidere sul mix e sul peso dei canali e sul contributo che ciascuno di essi può dare nella costruzione e nel mantenimento della relazione con i propri pubblici.


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