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L’Umbria di Torgiano, il borgo dove il vino si fa cultura

Nel cuore dell’Umbria il piccolo borgo medioevale di Torgiano è punto di riferimento della cultura enoica italiana grazie all’eccellenza delle sue produzioni vitivinicole e alla bellezza di uno dei musei del vino tra i più grandi al mondo, il MUVIT.

Pianeta Vino Angela Petroccione - 27 Maggio 2022

Nel cuore dell’Umbria, tra sinuose colline punteggiate da vigneti e uliveti che si susseguono in un’alternanza che è contesa per la conquista degli spazi, in corrispondenza della confluenza di due fiumi, il Tevere e il Chiascio, e accanto alle rovine di un antica torre dedicata al dio Giano, si erge un piccolo borgo medioevale fortificato la cui vocazione prevalentemente agricola, difesa e alimentata nel corso dei secoli, ha messo al centro dell’economia la vite, la sua coltivazione e la lavorazione dei suoi frutti.

Storico avamposto del capoluogo perugino per il controllo dei possedimenti della zona, ricco di storia e misticismo, Torgiano porta ancora oggi nel suo stemma comunale dei grappoli d’uva, a rimarcare il legame ancestrale con la viticoltura che ha consentito nel tempo di affinare le tecniche enologiche ed è valso il primato regionale nell’ottenimento della Denominazione di Origine Controllata nel 1968.

Se il territorio ha abbracciato la coltivazione della vite fin dall’epoca etrusca è soprattutto grazie alle favorevoli condizioni pedoclimatiche e all’ingegno dell’uomo che ha saputo sfruttarle al meglio. I terreni argilloso-sabbiosi, di media profondità, dotati di una discreta struttura, con sottosuolo calcareo e tufaceo, sono infatti caratterizzati da una buona capacità idrica.

L’esposizione generale orientata verso ovest e sud-ovest dei vigneti posti tra 220 e i 300 metri sul livello del mare fa la sua parte, permettendo alle piante di poter godere appieno della luce del sole. Le escursioni termiche tra giorno e notte che caratterizzano i mesi di settembre e ottobre consentono alle uve di raggiungere un’ottima maturazione fenolica.

Così si arriva alla realizzazione di grandi vini il cui successo è senz’altro legato alle peculiarità di un terroir unico, dove il Sangiovese riesce ad esprimersi in modo sublime, con eleganza, identità e longevità, ma è riconducibile anche alla spinta di una imprenditoria illuminata che con la sua determinazione ha permesso di raggiungere i livelli di riconoscibilità e popolarità attuali.

In particolare negli anni Sessanta Giorgio Lungarotti ha saputo trasformare l’identità stessa del vino della sua terra, restituendole un profilo e una rilevanza internazionali, impresa che dall’impegno del singolo è diventata sforzo collettivo, coinvolgendo altre realtà imprenditoriali.

Innovare e potenziare le produzioni investendo negli strumenti per raggiungere standard elevati ha significato modificare un modello produttivo che è sempre stato sbilanciato più sulla quantità che sulla qualità, un percorso impegnativo spinto dalle intuizioni, dall’esperienza, che ha portato anno dopo anno ad una serie di successi.

In particolare il riconoscimento nel 1990 della DOCG Torgiano Rosso Riserva, eccellenza del territorio, un vino di grande struttura che nasce principalmente da uve sangiovese (dal 70 al 100%) con un affinamento in cantina di almeno tre anni di cui sei mesi in bottiglia. Intenso, dai profumi floreali che incontrano i sentori di sottobosco, equilibrato e dal tannino vellutato, trova nella longevità un potente alleato, esprimendosi al meglio con il passare del tempo.

Negli ultimi anni le produzioni si sono moltiplicate, sono nate nuove aziende vitivinicole con una speciale visione legata alla cultura e all’accoglienza, ciascuna con la propria interpretazione del territorio, tutte impegnate nella tutela della sostenibilità ambientale, un mosaico composito che rende ancora più attraente il distretto del vino locale.

Ma il simbolo del percorso evolutivo di Torgiano resta a tutt’oggi il MOVIT, uno dei più famosi musei del Belpaese dedicati al nettare di Bacco, “il migliore in Italia” per l’americano “New York Times”.

Ospitato in una nobile residenza seicentesca, Palazzo Graziani-Baglioni, con le sue oltre tremila opere che raccontano cinquemila anni di storia del vino, il museo regala un’esperienza immersiva nella cultura enoica.

L’itinerario interdisciplinare affascinante voluto fortemente dalla famiglia Lungarotti negli anni Settanta, riscostruisce l’evoluzione delle antiche tecniche di vinificazione attraverso l’esposizione di reperti archeologici, attrezzi e corredi tecnici di età medievale, rinascimentale, barocca e contemporanea.

Ma andando oltre l’osservazione degli strumenti delle pratiche vitivinicole, il percorso alla scoperta dei segreti del vino si snoda tra incisioni e disegni dal XV al XX secolo, edizioni colte di testi di viticoltura ed enologia, manufatti di arte orafa e tessuti che vogliono celebrare la cultura della vite e del vino, un modo per tornare alle origini e celebrare l’essenza della storia di Torgiano.


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