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Montefalco: la culla del Sagrantino

La storia di Montefalco si intreccia dalla notte dei tempi con quella della coltivazione della vite, terroir in cui ha trovato massima espressione uno dei vini considerati tra i più potenti al mondo per la sua carica polifenolica: il Sagrantino.

Pianeta Vino Angela Petroccione - 3 Dicembre 2021

Nel cuore dell’Umbria, sulla cima della collina che domina i fiumi Topino e Clitunno, dove lo sguardo si perde sull’ampia valle che va da Perugia fino a Spoleto, dai versanti del Subappennino a quelli dei Monti Martani, sorge Montefalco, uno dei borghi più belli d’Italia, paese di 6000 anime delimitato da una antica cinta muraria.

La chiamano la Ringhiera dell’Umbria perché dai suoi terrazzamenti si può godere di un panorama mozzafiato sulle colline circostanti ricoperte di oliveti e soprattutto di vigneti, filo conduttore dell’evoluzione di queste terre.

La piazza con il duecentesco Palazzo Comunale, ma soprattutto il ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli e la natività del Perugino custoditi nel Museo della Ex Chiesa di San Francesco, ne fanno un santuario dell’arte umbro toscana.

Luogo abitato fin dall’epoca romana, nel medioevo si chiamò Coccorone, nome che mantenne fino al 1249, quando devastata dalle truppe di Federico II di Svevia, fu restaurata immediatamente col nome di Montefalco.

Passeggiando per i suggestivi vicoli del centro ancora oggi è possibile ammirare delle splendide viti centenarie nei cortili delle abitazioni, testimonianza del legame a doppio nodo tra il borgo e la viticoltura. Montefalco è infatti una delle pochissime città di Italia nelle quali la coltivazione dell’uva avveniva tra le mura urbane.

Di queste terre, custodi di una storia millenaria, si è fatto interprete un rosso autoctono che deve la sua grandezza alla capacità di diventare sintesi dell’unicità dei luoghi ai quali la sua fortuna è legata a doppio nodo: il Sagrantino. Non c’è terroir in grado di esprimerlo come quello di Montefalco.

Così questo vitigno che da frutti dalla potente carica polifenolica, difficilmente eguagliata da altre uve a bacca rossa, è divenuto uno dei simboli dell’Umbria, generando vini di grande struttura e longevità.

Origini e clima

Il territorio di Montefalco e dei comuni limitrofi è caratterizzato da un punto di vista pedologico da quattro sottozone che esprimono suoli con diverse connotazioni, si va dai conglomerati fluvio – lacustri cui corrispondono sabbie gialle, risalenti all’ultima era Glaciale (Plio-Pleistocene); alle argille lacustri, alle aree delle alluvioni cui corrispondono terreni sabbio-ciottolosi, e alla zona dove a prevalere sono le marne, con affioramenti di rocce di età miocenica.

Le caratteristiche dell’areale sono quindi estremamente eterogenee, con profondità e scheletro che variano da zona a zona e un indice di fertilità che aumenta all’aumentare dell’argilla. Sono infatti i terreni di medio impasto, di matrice siliceo argillosa, quelli che permettono alle viti di esprimersi al meglio raggiungendo il punto ottimale di maturazione, tirar fuori tutto il carattere e l’essenza.

Le condizioni climatiche sono favorevoli, grazie all’ampia disponibilità di terreni collinari con altitudine compresa tra i 220 m e 470 m s.l.m. La variabilità delle pendenze degli appezzamenti vitati e della relativa esposizione crea un ampio ventaglio di microclimi e condizioni di coltivazione.

L’interazione delle diverse condizioni pedoclimatiche della zona è fondamentale per consentire lo sviluppo polifenolico, quell’insieme di sostanze che determinano colore, carica tannica e capacità di invecchiamento dei vini.

Storia e viticoltura

La storia di Montefalco ha radici antiche: colonizzata in tempi remoti da popolazioni umbre, dai Greci, molto probabilmente subì anche l’influenza della civiltà etrusca.

Successivamente fu conquista dei Romani, come testimoniano numerosi cippi funerari e reperti riportati alla luce dagli scavi archeologici. Gli stessi toponimi della zona derivano dai nomi delle famiglie nobili e facoltose che elessero la collina come luogo di villeggiatura, costruendovi maestose ville.

In seguito alla caduta dell’Impero, sui resti delle fastose abitazioni patrizie sorsero degli insediamenti che vennero poi fortificati dai longobardi: uno di questi fu proprio Montefalco che all’epoca era conosciuta con il nome di Coccorone.

Fu Federico II di Svevia nel XII secolo, visitando i luoghi e rilevando la presenza di un gran numero di falchi, a cambiare il nome della località in quello attuale.

Intorno al 1280, conquistata da Todi, fu considerata la principale fortificazione del territorio contro Foligno e Spoleto; rimarrà tale fino al 1383, quando divenne di dominio papale.

La storia di Montefalco si intreccia con la tradizione vitivinicola di questi luoghi. Il borgo è fra le pochissime località d’Italia nelle quali la coltivazione dell’uva era praticata all’interno delle mura, una tradizione risalente al periodo medioevale.

Ma la produzione di vino è da mettere in relazione a tempi più antichi, come ricorda Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia citando la pregiata uva Itriola coltivata nell’area di Mevania (l’attuale Bevagna) e nel Piceno.

Una testimonianza molto importante ed isolata, almeno fino all’anno mille, a partire dal quale, la centralità economica e sociale della vite e del vino in tutta la zona appare evidente: se nel 1088 si scrive infatti di terre piantate a vigna in Montefalco, nel 1200 numerosi documenti descrivono la costante cura dei vignaioli riservata al campo piantato a vigna.

Dalla prima metà del 1300 sono molti gli atti, in modo particolare testamenti, che parlano di vigneti donati o ceduti, e le leggi comunali che iniziano a tutelare vite e vino, vietandone per esempio l’estirpazione non autorizzata, dedicando interi capitoli al tema e introducendo anche disposizioni importanti.

La più celebre risale al XV secolo vietando in modo inequivocabile la sottrazione indebita di un frutto considerato evidentemente prezioso:«chiunque sarà trovato a portar le uve acerbe o mature e non havesse vigna propria o in affitto o a lavoreccio, sia punito come se fosse entrato in vigna di alcuno et havesse colto le uve».

La produzione di vino rappresentava un aspetto così importante della vita economica e culturale della città, che a partire dal 1540 la data dell’inizio della vendemmia era stabilita con un’apposita ordinanza comunale.

Ancora oggi questo evento è mantenuto vivo dalla Confraternita del Sagrantino che in un giorno prestabilito di settembre annuncia pubblicamente in piazza l’inizio della vendemmia.

Nei secoli seguenti, Montefalco e i suoi vini sono spesso citati in altri documenti, sempre lodando le loro qualità enologiche.

Il Sagrantino

La storia del Sagrantino nasce nel Medioevo ma l’affermazione del vitigno è da ricondurre all’epoca moderna.

Nulla si sa con certezza sulle sue origini: non si tratterebbe di una varietà locale, ma pare sia stata importata da monaci francescani in occasione dei loro viaggi in Oriente. Giunti a Montefalco per condurre una vita ritirata fatta di preghiera, nelle ore di riposo coltivavano gli orti con varietà speciali raccolte in giro per il mondo, tra queste appunto, il vitigno che darà vita ad uno dei rossi più potenti della storia.

Anche sull’origine del nome permangono molti dubbi ma si può ipotizzare che derivi dal latino Sacer, sacro, in quanto l’uva era coltivata dai frati che ne ricavavano un passito impiegato in occasione dei riti religiosi.

Il primo documento che cita ufficialmente il vitigno risale al 1500 ed è conservato nell’archivio notarile di Assisi.

Il Sagrantino nasce come vino passito ma si attesta a livello internazionale nella sua versione di vino secco, con il primo vero riconoscimento ottenuto in occasione dell’esposizione di vini umbri del 1899.

Tuttavia nei decenni successivi incontra una fase di declino, tanto che all’inizio degli anni Sessanta era quasi scomparso dalle vigne di Montefalco. I viticoltori avevano optato per alternative che consentissero maggiori successi.

Grazie alla determinazione di alcuni produttori e agli esperimenti voluti con forza per rilanciare la centralità di questa varietà unica, si arrivò negli anni Settanta alla produzione di un vino secco imponente che ha riscosso successo a livello nazionale ed internazionale.

La sua peculiarità è quella di avere una concentrazione di polifenoli superiore a quella di qualunque altro vitigno, un vino fortemente tannico ma allo stesso tempo vellutato. In molti hanno provato ad impiantarlo in altri terroir non riuscendo mai ad ottenere gli stessi risultati a testimonianza dell’unicità del sodalizio tra il Sagrantino e la sua terra di elezione: Montefalco.

 

 

 

 


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