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Olio Terre Aurunche dop, sciolto il Consorzio in via definitiva

Maurizio Capitelli, presidente provinciale della Cia (Agricoltori Italiani) di Caserta lancia l’allarme sullo scioglimento del Consorzio di tutela Dop Olio Terre Aurunche, in provincia di Caserta, adottato con provvedimento del Ministero dell’Agricoltura dell’aprile del 2017. La vita del Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva Dop Terre Aurunche è durata dal 2014 al 2017, […]


olio Terre Aurunca dop

Maurizio Capitelli, presidente provinciale della Cia (Agricoltori Italiani) di Caserta lancia l’allarme sullo scioglimento del Consorzio di tutela Dop Olio Terre Aurunche, in provincia di Caserta, adottato con provvedimento del Ministero dell’Agricoltura dell’aprile del 2017.

La vita del Consorzio per la tutela dell’olio extravergine di oliva Dop Terre Aurunche è durata dal 2014 al 2017, con un cambio di sede legale. Successivamente, il Ministero delle politiche agricole ha deciso lo scioglimento per alcuni mancati adempimenti al quale il Consiglio di amministrazione non si è opposto e così, trascorso un anno, l’atto è diventato definitivo. Le inadempienze riguarderebbero una mancata presentazione di documenti e rispetto di termini.

L’Olio Extravergine di Oliva Terre Aurunche dop viene prodotto in ventimila quintali, presidio di biodiversità, con gli oliveti coltivati nella zona nord della provincia casertana. I comuni interessati, disposti per la maggior parte nei pressi del vulcano spento di Roccamonfina, sono: Caianello, Carinola, Cellole, Conca della Campania, Falciano del Massico, Francolise, Galluccio, Marzano Appio, Mignano Monte Lungo, Mondragone, Rocca D’Evandro, Roccamonfina, San Pietro Infine, Sessa Aurunca, Sparanise, Teano, Tora e Piccilli.

Il disciplinare di produzione prevede che almeno il 70% delle olive utilizzate provengano dalla cultivar Sessana. Essa deve il suo nome al comune di Sessa Aurunca, il più esteso della zona di produzione. La Sessana è conosciuta anche come: Licinia, Cicinella, Olivastro e Sessanella. Non meno valide sono le olive delle cultivar minori, ovvero la Corniola, l’Itrana e la Tonacella.

Capitelli, che è anche presidente olivicoltori casertani, sottolinea che “il comparto è in un’area fatta di coltivatori diretti, imprenditori agricoli e braccianti, per troppi anni colpevolmente considerata secondaria ed abbandonata“.

Stiamo lavorando per il recupero di questo importante organismo – ribadisce Maurizio Capitelli – lasciato in balìa della totale noncuranza e disinteresse delle altre associazioni di categoria, spaventate dalle effettive difficoltà e complessità del tema“.


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