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Pere, pasta al pomodoro e pesce fra gli aumenti record

Un mix esplosivo di rincari e condizioni climatiche sfavorevoli grava su prodotti made in Italy come pasta, pomodoro, olio, pere e frutti di mare.

Attualità Redazione 2 - 24 Gennaio 2022

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Con un aumento record dei prezzi del 29,6% sono le pere a far registrare di gran lunga il maggior aumento dei prezzi al dettaglio tra i prodotti agroalimentari.

È quanto emerge dallo studio Coldiretti su dati Istat relativi all’inflazione, che vede sul podio anche: pasta (+10,8%) e frutti di mare (+9,8%); il caro energia, infatti, impatta sul gasolio utilizzato per rifornire i pescherecci, che così rischiano di rimanere in banchina.

Una classifica che è il risultato dal mix esplosivo del rincaro dei costi energetici e dei cambiamenti climatici, che impattano sull’ offerta di un bene essenziale come il cibo sul quale con la pandemia da Covid si è aperto uno scenario di accaparramenti, speculazioni e incertezza che deve spingere il Paese a difendere il proprio primato alimentare.

La produzione di pere nel 2021 si è attestata a 276 milioni di chili contro i 770 milioni di chili di cinque anni fa, con una riduzione del 64%. Il crollo del raccolto al minimo storico è avvenuto per effetto dell’andamento climatico sfavorevole come le gelate primaverili che hanno messo a dura prova le coltivazioni e per gli attacchi di agenti patogeni e parassiti alieni, come la cimice asiatica. Una situazione amplificata dal massiccio ricorso all’importazione di pere dall’estero con il consistente rischio che vengano spacciate per pere italiane.

Dall’aumento del 30% dei costi per produrre il grano per la pasta ai rincari del 12% per quelli dell’olio extravergine d’oliva, fino ai ritardi negli accordi di filiera sul prezzo del pomodoro riconosciuto agli agricoltori per l’avvio della coltivazione, sulle tavole degli italiani si abbatte nel 2022 una tempesta perfetta che mette a rischio anche il piatto simbolo della cucina tricolore e della Dieta Mediterranea come gli spaghetti olio e pomodoro.

Tra le vittime dei rincari i produttori di grano, che quest’anno spendono in media 400 euro in più all’ettaro, dalla semina alla mietitura. In difficoltà anche i produttori di olio extravergine d’oliva sui quali si abbatte la scure dei rincari con un aumento complessivo del 12% dei costi medi di produzione, secondo Unaprol – Consorzio Olivicolo Italiano.

Sulla produzione di polpe, passate e sughi di pomodoro pesano, invece, i ritardi nella definizione di un accordo quadro per il 2022 fra produttori e industriali che è fondamentale, considerato proprio l’aumento senza eguali dei costi di produzione per le imprese agricole costrette ad affrontare esborsi vertiginosi per tutte le operazioni colturali.

Serve responsabilità da parte dell’intera filiera alimentare con accordi tra agricoltura, industria e distribuzione per garantire una più equa ripartizione del valore per salvare aziende agricole e stalle anche combattendo le pratiche sleali nel rispetto della legge che vieta di acquistare il cibo sotto i costi di produzione”, afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.


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