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Tintilia in purezza con lame del sorbo

La Tintilia rappresenta l’unico vitigno a bacca nera veramente autoctono del Molise, un Doc che stava per sparire ma che è stato recentemente salvato e riportato in auge. Furono i Borbone, dinastia spagnola, a introdurla nella seconda metà del Settecento, anche se la storia della viticoltura in Molise ha radici ben più antiche e risale […]

Bevande Prodotti Vino & Spumante Redazione - 11 Aprile 2018

La Tintilia rappresenta l’unico vitigno a bacca nera veramente autoctono del Molise, un Doc che stava per sparire ma che è stato recentemente salvato e riportato in auge.
Furono i Borbone, dinastia spagnola, a introdurla nella seconda metà del Settecento, anche se la storia della viticoltura in Molise ha radici ben più antiche e risale ai Sanniti prima ancora che ai Romani. Il suo nome deriva, con tutta probabilità, dalla parola spagnola “tinto”, che significa “vino rosso”.
Nel molisano il vitigno ha trovato le condizioni climatiche ideali, ma ha rischiato progressivamente di sparire. Attorno agli anni Sessanta, la sua bassa resa spinse la popolazione a lasciarne la coltivazione, spostandosi in aree pianeggianti alla ricerca di territori e uve più produttive.
Terre incolte, colline immacolate e vigne abbandonate hanno progressivamente sostituito i rigogliosi vitigni che avevano prosperato fino a quel momento e la produzione si è arrestata.
Ma grazie alla tenacia di Rodolfo Gianserra, la tintilia ha avuto una seconda possibilità. Odontoiatra di professione, residente a Roma per necessità, Rodolfo è ritornato nella sua terra natale dopo molti anni vissuti negli Stati Uniti e, con l’aiuto dell’esperto agronomo Pierluigi Cocchini, ha creato Vi.ni.ca, l’azienda agricola che si estende su un territorio di circa 220 ettari ed è suddiviso in vigneti, oliveti, orto e seminativi, accanto a un paesaggio ricco di boschi e pascoli.
Il progetto non era ancora maturato quando Rodolfo decise di acquistare la terra per ritagliarsi un angolo di pace, ritrovandosi poi a fare sua una sorta di missione: riportare in auge la tintilia.
I vitigni nati sulle colline di Ripalimosani, a pochi chilometri da Campobasso, a 600-700 metri d’altezza subiscono minimi interventi e nessuna forzatura in cantina, per lasciare il prodotto quanto più inalterato possibile. Per la produzione vengono utilizzati soltanto prodotti naturali, tanto che i vini sono presentati come “biologici” con tre indicazioni specifiche: “Rispettiamo i cicli della natura, niente chimica e fitofarmaci in vigna, riciclo dell’acqua e focus sull’ambiente”. La raccolta delle uve è realizzata completamente a mano e la fermentazione comincia grazie ai lieviti naturali presenti nella buccia dell’uva.
L’iniziativa nasce nel 2008 praticamente da zero e ha coinvolto ad oggi più di quindici cantine che sono state in grado di recuperare questo vitigno, producendo il tintilia in purezza e Lame del Sorbo 2013 è l’etichetta rappresentativa di questa varietà.


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