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Unesco: l’arte della pizza patrimonio dell’umanità

Finalmente la tanto attesa notizia è arrivata: l’arte dei piazzaiuoli napoletani è stata inserita dall’Unesco nella lista dei beni immateriali dell’umanità. A guidare la candidatura, con un negoziato che è durato molti anni, come vi avevamo già raccontato in questa news, è stata Coldiretti in collaborazione con l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e la Fondazione UniVerde. A […]

Attualità Pianeta Pizza Redazione - 7 Dicembre 2017

Unesco

Finalmente la tanto attesa notizia è arrivata: l’arte dei piazzaiuoli napoletani è stata inserita dall’Unesco nella lista dei beni immateriali dell’umanità.
A guidare la candidatura, con un negoziato che è durato molti anni, come vi avevamo già raccontato in questa news, è stata Coldiretti in collaborazione con l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani e la Fondazione UniVerde.
A darne la notizia stamattina alle prime luci dell’alba è stato il Ministro Maurizio Martina con un tweet: “L’arte del pizzaiuolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco. Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo”.

Un entusiasmo condivisibile, se pensiamo al fatto che la pizza è uno dei cibi italiani più apprezzati nel mondo, riconosciuto globalmente come simbolo dell’italianità.
Gli americani sono i maggiori consumatori con 13 chili a testa mentre gli italiani guidano la classifica in Europa con 7,6 chili all’anno. A seguire ci sono gli spagnoli (4,3), i francesi e i tedeschi (4,2), i britannici (4), i belgi (3,8) e i portoghesi (3,6). I maestri pizzaioli sfornano ogni giorno 8 milioni di pezzi, vale a dire quasi 192 milioni di pizze al mese e 2,3 miliardi di pizze l’anno per un giro d’affari di 12 miliardi di euro (dati Cna).

Ma dietro questo importante riconoscimento c’è anche un aspetto culturale; come spiega Coldiretti sarebbe proprio il background esistente dietro l’arte di preparare la pizza, fatto di gesti, canzoni espressioni a gergali e “riti sociali” ad aver convinto l’Unesco: “I pizzaiuoli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il forno fungono da “palcoscenico” durante il processo di produzione della pizza. Ciò si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si e’ profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti – conclude la Coldretti – diventare Pizzaiuolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale”.
Ovviamente nella capitale della pizza, a Napoli, fervono già i preparativi per i festeggiamenti dovuti a questo importantissimo riconoscimento, con i pizzaioli acrobatici della Coldiretti già pronti per dare spettacolo in Piazza Plebiscito

Unesco
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