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Vino italiano a rischio: equiparare l’abuso al consumo consapevole è un errore

Le associazioni nazionali del comparto vitivinicolo francese, italiano e spagnolo si rivolgono ai rispettivi Governi e alla Commissione europea contro un nuovo rischio per il vino che viene dall'OMS: non è con il ritorno al proibizionismo che si combatte la piaga dell'alcolismo in Europa, si rischia solo di penalizzare una cultura del bere consapevole che fa parte delle tradizioni di alcuni Paesi, fra cui l'Italia.

Attualità Vino & Spumante Redazione 2 - 19 Settembre 2022

L’Organizzazione mondiale della sanità ha di recente divulgato un documento, “European framework for action on alcohol 2022-2025“, con il quale stabilisce alcuni assunti e obiettivi riguardanti il consumo e la vendita di prodotti alcolici (dalla birra ai superalcolici, passando per il vino).

Il problema principale di questo documento, come sottolineato dalle principali associazioni del settore, è che non si fa alcuna differenza tra abuso e consumo consapevole di prodotti alcolici, di fatto considerando il consumo di alcol come un fatto dannoso di per sé, che va regolamentato, frenato e controllato.

Le linee guida prevedono un contrasto al consumo tout court dell’alcol come priorità di azione, con un obiettivo di riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025.

Secondo Unione italiana vini, quanto disposto a Tel Aviv nel documento europeo si discosta da quanto previsto dalla Global alcohol strategy approvata lo scorso maggio dalla stessa OMS e dalla votazione al Cancer plan da parte del Parlamento europeo che avevano rimarcato l’esigenza di focalizzare l’azione sul consumo dannoso di alcol.

L’UIV spiega: “tra le politiche che l’organizzazione proporrà ora ai Paesi interessati, l’aumento della tassazione, il divieto di pubblicità promozione e marketing in qualsiasi forma, la diminuzione della disponibilità di bevande alcoliche, l’obbligo di health warning in etichetta e un nuovo approccio alla concertazione delle politiche che vedrebbe totalmente escluso il settore dal dibattito”.

Red and white wine bottles in a bucket

Il testo si basa sul concetto di consumo “no safe level”, solo qualche mese fa fortemente contestato in sede di voto al Cancer plan dell’Europarlamento.

La storia – ha aggiunto Uiv – ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell’alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea, non certo protagonista del binge (ndr. consumo smodato)”.

Secondo Federvini, i prossimi mesi saranno cruciali, in quanto la Commissione europea lavorerà su alcune importanti iniziative legislative: le delegazioni hanno chiesto di tenere conto di quanto espresso dal Parlamento europeo nel parere sul Piano europeo di lotta contro il cancro la scorsa primavera, di concentrarsi sulla lotta all’abuso di alcol e evitare politiche sproporzionate che minano le comunità e i territori produttori di vino, il patrimonio immateriale dell’umanità, l’arte di vivere europea e la cultura gastronomica, di cui il vino è parte inestricabile.

Quanto emerso dal recente summit dell’OMS sconcerta e addolora – commenta Giangiacomo Bonaldi, Presidente Federdoc – soprattutto perché i recenti segnali erano stati di diversa natura. Troviamo assolutamente discutibile un atteggiamento che sembra porre sullo stesso piano consumo consapevole e abuso. Anzi, se questa dichiarazione dovesse trovare anche solo parzialmente una sua attuazione, diventerebbe difficile proseguire proprio sul sentiero dell’educazione che invece rimane essenziale per tutti i player del comparto. L’OMS sembra dimenticare che proprio l’attività di promozione ha portato, negli ultimi anni, ad abbassare i consumi del vino a livello mondiale: si beve meno, si beve meglio, si beve con la consapevolezza che il vino non è una bevanda”.

Useremo il buonsenso – ha dichiarato Filiera Italia attraverso le parole del suo consigliere delegato Luigi Scordamagliae i consolidati dati scientifici esistenti per bloccare questi tentativi a cui si prestano organismi internazionali come l’OMS o europei come la Commissione che vorrebbe escludere vino e prodotti carnei dai programmi di promozione”.


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