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AncestrAle: la birra di recupero contro gli sprechi

Il birrificio Alta Quota, una piccola realtà di Cittareale in provincia di Rieti, ha ripreso una tecnica antica per produrre la sua AncestrAle, birra di recupero che impiega il pane raffermo per ottenere una bevanda che fa il suo ingresso nel mondo brassicolo. Già quattromila anni prima di Cristo i sumeri producevano birra mescolando acqua […]


Il birrificio Alta Quota, una piccola realtà di Cittareale in provincia di Rieti, ha ripreso una tecnica antica per
produrre la sua AncestrAle, birra di recupero che impiega il pane raffermo per ottenere una bevanda che fa il suo ingresso nel mondo brassicolo.
Già quattromila anni prima di Cristo i sumeri producevano birra mescolando acqua e bappir, un pane di orzo germinato. Oggi Roberto Muzi, consigliere nazionale di Slow Food e coordinatore per il Lazio della Guida alle Birre d’Italia di Slow Food Editore, ha lanciato l’idea di una birra di recupero.
AncestrAle (4,7%), si definisce una birra “amica del clima“.
Il pane da cui proviene AncestrAle è quello avanzato dalla panetteria del punto vendita del forno di Eataly prodotto con le farine del Mulino Marino macinate a pietra. Un metodo di produzione che affonda le sue radici in una tecnica che ha oltre 4mila anni, realizzata con tecniche rinnovate. Secondo la descrizione del produttore, la birra è di colore ambrato carico con bel cappello di schiuma. All’olfatto, i malti la fanno da padroni, regalando un naso tutto improntato sulle morbidezze, provocando sentori di caramello, crosta di pane, pasta del pane da cuocere, prodotti da forno, miele di melata, fiori in decomposizione e frutta matura. In sottofondo note di zucchero mascobado, pera
cotta/caramellata. In bocca, l’attacco è morbido, ricorda il kvass, procedendo con un sorso agile enfatizzato dalla secchezza, dal corpo esile, con ritorni olfattivi di tostature.
La creazione di Alta Quota è stata realizzata in collaborazione con Eataly e Slow Food e rientra nel progetto Menu for change.
Del resto ciascuno di noi getta nella spazzatura circa 145 chili di cibo ogni anno con alimenti commestibili che finiscono tra i rifiuti e chili di CO2 che si disperdono nell’atmosfera. Da qui l’idea di una birra che possa sensibilizzare sulla tematica dello spreco alimentare, restando un prodotto di ottima qualità e gusto, e di come si possa recuperare materia prima, attraverso semplici intuizioni, per riutilizzarla e darle nuova vita.


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