Perché la peste suina africana non è un problema per il Prosciutto di Parma

Alessandro Utini, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma commenta il recente caso di Peste Suina Africana rilevato a Varano de’ Melegari

18 Apr 2024 - 09:56
Perché la peste suina africana non è un problema per il Prosciutto di Parma

È notizia della scorsa settimana il ritrovamento di una carcassa di cinghiale affetta da Peste Suina Africana (PSA) - malattia non contagiosa per gli uomini ma mortale per i suinidi - nel comune di Varano de’ Melegari, in provincia di Parma. La notizia ha messo subito in allarme poiché siamo nella zona dove hanno sede i più importanti prosciuttifici d'Italia, il cuore del Prosciutto di Parma DOP.
Come riporta Gambero Rosso in un articolo dedicato, i primi casi di Peste Suina Africana, precedentemente confinata alla regione Sardegna dal 1978, sono stati identificati in Piemonte e in Liguria alcuni anni fa. Da allora, l'epidemia ha rapidamente diffuso il suo contagio in altre regioni, penetrando anche negli allevamenti domestici e scatenando un allarme generale che coinvolge allevatori, operatori sanitari e produttori di salumi. Nel corso del gennaio scorso, sono stati individuati diversi casi di cinghiali selvatici morti a Borgo Val di Taro, località a 65 chilometri da Langhirano, il primo segnale dell'arrivo della malattia nella provincia di Parma. Finora, sono state rilevate 1.855 carcasse di cinghiali affetti dalla peste suina, mentre oltre 40.000 maiali sono stati abbattuti in nove allevamenti. Si registrano inoltre gravi preoccupazioni per i suini appartenenti a antiche razze rustiche dal mantello scuro che vivono allo stato brado, poiché sono a rischio elevato di contrarre l'infezione.

Il contagio sembra quindi essere arrivato alle porte del Prosciutto di Parma con una crescente preoccupazione per l'industria del settore e per l'economia a essa collegata. In una nota stampa Alessandro Utini, Presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma ha cercato di fare chiarezza sul tema. Riportiamo di seguito le sue dichiarazioni.

«Il nostro Paese da oltre due anni sta affrontando, com’è noto, la diffusione del virus della Peste Suina Africana (PSA). In provincia di Parma i primi casi sono stati registrati all’inizio del 2024 ed è di alcuni giorni fa la notizia relativa al rinvenimento di una carcassa di cinghiale risultata positiva alla PSA nel Comune di Varano de’ Melegari, parte del territorio di produzione del Prosciutto di Parma. Questo evento sta generando un considerevole carico di preoccupazioni presso un settore produttivo già estenuato dalla continua minaccia del contagio.
Nonostante sia stato specificato numerose volte, vale la pena ribadire un concetto di primaria importanza: la Peste Suina Africana, estremamente nociva per cinghiali e suini, non ha alcun impatto sull’uomo, poiché non è in nessun modo trasmissibile dall’animale alle persone. È importante precisare, inoltre, che al momento attuale il contagio nelle nostre zone interessa soltanto la fauna selvatica, ovvero i cinghiali.
Desideriamo pertanto tranquillizzare il consumatore e il settore distributivo riguardo al fatto che la malattia non rappresenta alcun pericolo per l’uomo e che né in Italia né nell’Unione Europea vi sono limitazioni alla commercializzazione del nostro prodotto.
Detto questo, l’arrivo del virus nel territorio di produzione del Prosciutto di Parma impone alcune precisazioni rispetto all’export extra-Ue, una leva importante per la stabilità del comparto produttivo della DOP.
Sin dai primi casi riscontrati nella nostra penisola a inizio 2022, diversi Paesi Terzi (Cina, Giappone, Taiwan, Messico, tra gli altri) hanno intrapreso una politica protezionistica, chiudendo il proprio mercato indistintamente a tutti i prodotti a base di carne suina provenienti dall’Italia.
Viene da domandarsi quali scenari attendano l’export del Prosciutto di Parma ora che il virus è riuscito a insinuarsi nella zona tipica. Per fare chiarezza e arginare alcune informazioni fuorvianti che stanno circolando e che rischiano di generare uno stato di allarme incontrollato, è di basilare importanza delineare un quadro della situazione realistico e verosimile: ad eccezione dei Paesi menzionati sopra, che già in precedenza avevano chiuso le loro frontiere, il Prosciutto di Parma continua a circolare regolarmente verso le destinazioni d’esportazione, siano essi Stati membri o Paesi Terzi. Le elevate garanzie sanitarie fornite dalla lunga stagionatura del nostro prodotto permettono di mantenere aperti importanti sbocchi per l’export come gli Stati Uniti e l’Australia. L’unico cambiamento di rilievo riguarderà le esportazioni in Canada, Paese verso il quale le aziende produttrici situate in zone di restrizione II (ovvero quelle in cui la PSA è presente nel cinghiale) non potranno più spedire il loro prodotto.
Da parte nostra l’auspicio è che tutte le iniziative intraprese dal Ministero della Salute, dal Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana, dal Ministero dell'agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dalle Regioni competenti portino al contenimento ed eradicazione del virus, e a tutti va l’invito a compiere un ulteriore sforzo per raggiungere al più presto questo fondamentale obiettivo.»

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