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L’aumento dei prezzi innesca un effetto domino sulle abitudini dei consumatori

I dati Coldiretti/Censis parlano delle nuove abitudini alimentari, aumento dei prezzi, paura di andare al ristorante e che i beni alimentari finiscano.

Indagini e Ricerche Redazione 2 - 19 Novembre 2021

In una situazione resa difficile dalla pandemia basta un rialzo dei prezzi dei beni alimentari a rendere a una larga fascia della popolazione molto difficile garantire i pasti sempre e comunque.

A questi si aggiunge peraltro un 17,4% di italiani già consapevole che dovrà restare ancorato alle sole spese basic, tra casa e alimentazione, per la paura di non farcela. Un esito nuovo imprevisto della pandemia, con la società italiana che, dopo aver tenuto grazie agli effetti dell’intreccio tra sussidi statuali e solidarietà da parte delle reti famiglia e di comunità, a partire dal mondo rurale, si ritrova improvvisamente a dover fare i conti con l’effetto valanga determinato sul carrello dall’impennata dei costi energetici.

Un balzo che spinge l’inflazione trasferendosi sui costi di produzione e sui bilanci delle imprese, dai carburanti ai fertilizzanti, dalle macchine agli imballaggi fino ai mangimi per alimentare il bestiame. Ma i rincari dell’energia si abbattono pure sui costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi.

Un italiano su quattro teme che il cibo finisca

Quasi un italiano su quattro (24%) ha paura che con un riaggravarsi dell’emergenza pandemica possa finire il cibo nei punti vendita. 

Se grazie agli agricoltori italiani che hanno continuato a lavorare anche in piena emergenza non si è assistito alle scene di accaparramento di massa viste negli Stati Uniti o nel Regno Unito, la paura della carenza di generi alimentari di un quarto degli italiani indica che la filiera del cibo è strategica e come tale va trattata. I cittadini vogliono esser certi di non restare mai senza i prodotti principali. Per questo chiedono sia potenziata e tutelata l’agricoltura nostrana nella quale vedono una garanzia per la fornitura regolare degli scaffali ma anche per la propria sicurezza.

La top ten dei rincari dei prodotti alimentari

In testa alla top ten dei prodotti alimentari, gli oli diversi da quello di oliva, che costano il 17,7% in più rispetto a un anno fa. Al secondo posto i Frutti di mare freschi o refrigerati con +6%. Sul gradino più basso del podio l’olio di oliva, che vola del 4,7%. Al quarto pasto il prodotto simbolo dell’identità culinaria italiana, la pasta, che svetta del 4,6%. Al quinto posto la carne ovina e caprina che segna un incremento del 3,5%, battendo tutte le altre carni (coniglio e carne equina +2%, suina +1,8%, pollame +1,8%, bovina +1,3%).

Seguono in sesta posizione, ex aequo, Pesce fresco o refrigerato e Vegetali surgelati diversi da patate, entrambi a +3,1%, in settima l’acqua minerale, +2,8%, poi i succhi di frutta con +2,6%. In nona posizione tre prodotti che salgono del 2,5%: il latte conservato, molto consumato dalle famiglie, la Margarina e la Farina, un rialzo, quest’ultimo, molto preoccupante considerato che è la materia prima per molto altri prodotti e che lievita dell’1,2% in appena un mese. Chiude la classifica il riso, +1,9%.

In compenso alcune buone notizie. Nessuna speculazione per ora sul pane, che segna un aumento dell’1,2%, ma in linea con la media dei prodotti alimentari. Bene anche latte fresco intero e formaggi (ambedue +1,1%).

La palma d’oro del risparmio, comunque, spetta al tè, con un ribasso dell’1,3% su base annua. Al secondo posto della top dei prodotti alimentari meno rincarati, la frutta fresca, con -1%, e il cioccolato, medaglia di bronzo con -0,9%.  In quarta posizione, a pari merito con -0,7%, Cereali per colazione, Uova e Alimenti per bambini. In quinta, sempre in deflazione, la frutta secca e i vegetali freschi, ambedue con -0,3%.

Seguono lievi aumenti: caffè e cacao (entrambi +0,1%), Latte fresco parzialmente scremato e Salse e condimenti (ambedue +0,4%). In ottava posizione vegetali, (+0,6%), poi burro e zucchero (entrambi +0,8%). Chiudono la classifica dei prodotti a maggiore risparmio, le confetture, marmellate e miele, con +0,9%.

Un italiano su tre ha paura di tornare al ristorante

Nonostante la voglia di tornare nei luoghi in cui ci si diverte e si sta insieme a tavola, quasi un italiano su 3 (32%) ha ancora paura di mangiare al ristorante con la risalita dei contagi e il rischio che molte regioni finiscano in zona gialla.

Il riaggravarsi della pandemia tiene ancora lontana una discreta fetta di cittadini da pranzi e cene fuori che sono diventati il simbolo del ripristino della socialità cibocentrica dopo le restrizioni legate alla pandemia, pur con una netta diversificazione tra le varie fasce dì età. Se nella fascia dei giovani tra i 18 e i 34 anni la percentuale di “timorosi” scende al 18%, tra gli over 65 sale addirittura al 50%, stando all’analisi Coldiretti/Censis.

Resta la diffidenza anche a prendere parte ad altre iniziative con al centro il cibo, a partire dalle sagre dove stenta a tornare il 38% degli italiani, secondo Coldiretti/Censis, mentre le gite enogastronomiche sui territori non convincono ancora il 45% dei cittadini e ancor meno se la sentono di partecipare a degustazioni (51%).


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