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Vino e Metaverso: una transizione che passa attraverso gli NFT 

In un mondo in cui la fusione tra virtuale e reale, fortemente accelerata dalla pandemia, è ormai sdoganata, le aziende del Food & Wine si aprono al Metaverso attraverso la scoperta dei Non Fungible Token (NFT), strumenti nati per rendere digitali oggetti collezionabili. La nuova sfida è finalizzata ad ampliare i confini della Wine Experience, accrescere autorevolezza e notorietà del marchio e creare valore, con un occhio rivolto soprattutto alle giovani generazioni, sempre più difficili da fidelizzare.

Pianeta Vino Angela Petroccione - 7 Giugno 2022

Solo fino a pochi anni fa pensare che una bottiglia di vino o un’eccellenza del food potessero avere una controparte digitale a completarne il valore o contribuirne a connotare l’aspetto esperienziale poteva suonare come un eccesso di immaginazione, facendosi fatica ad associare l’atto del mangiare, del bere, del degustare ad un contesto dematerializzato.

Ma in un mondo in cui la fusione tra virtuale e reale, fortemente accelerata dalla pandemia, è ormai sdoganata, e dove l’onlife è nuova condizione di vita, per le aziende del Food & Wine iniziano ad aprirsi nuovi scenari, intriganti soprattutto rispetto alle giovani generazioni, con lo sviluppo di strumenti funzionali all’ampliamento dei confini dell’esperienza e conseguentemente alla crescita dell’autorevolezza del marchio e alla creazione di valore.

Sotto i riflettori sono gli NFT, o Non Fungible Token, letteralmente “gettoni non fungibili”, nati per rendere digitali oggetti collezionabili sfruttando le potenzialità della Blockchain. Il trend tecnologico, che ha già rivoluzionato il mondo dell’arte e si appresta a macinare altre conquiste, genera un mercato da 20 miliardi di dollari, una dimensione significativa e attrattiva per ogni business.

Ecco perché l’interesse per gli NFT da parte di cantine e produttori di tutto il mondo cresce. Si inizia ad intravedere una nuova via per la valorizzazione dei brand, generatrice di valore aggiunto, offrendo ai consumatori un nuovo modo, per certi versi più esteso e prezioso, per collezionare e fruire di una bottiglia di vino o per vivere la sua degustazione.

Si mira ad aumentare il valore percepito attraverso la creazione di nuove esperienze associate all’acquisto di una bottiglia, ma anche garantendo autenticità e qualità dei prodotti grazie alla tracciabilità della filiera.

Un tema, quello della tracciabilità, rispetto al quale il mondo del vino è molto sensibile dal momento che negli ultimi dieci anni è cresciuto esponenzialmente il numero di appassionati che investono in etichette di pregio ma di pari passo si è sviluppato il mercato dei falsi che si attesta su un valore di 3 milioni di dollari.

Trasformare una propria etichetta in una NFT significa dotarla di un certificato che ne riconosce l’autenticità e che, per chi la acquista, attesta, attraverso uno “smart contract” anche la proprietà di un oggetto digitale unico ad essa associato. In questo modo appassionati e collezionisti hanno l’opportunità di possedere qualcosa in più rispetto alla fisicità della bottiglia, un’opera il cui valore, che muta nel tempo, può essere apprezzato in forma digitale.

Scendendo sul piano pratico, quando si acquista una etichetta NFT il cliente riceve un QR code con il quale, attraverso una piattaforma che ospita e vende opere digitali da collezione, può riscattare la propria, il cui valore è legato a quello di acquisto della bottiglia, pezzi unici in edizione limitata, non riproducibili, la cui originalità è certificata attraverso la “catena di blocchi”.

Esempi di opere digitali associate all’acquisto di etichette di vino NFT possono essere dipinti, foto artistiche, ma anche produzioni cinematografiche, film originali e non riproducibili protetti da certificato.

Ad accelerare la diffusione degli NFT enoici nel nostro paese è stata la nascita della prima banca del vino costruita su Blockchain, l’Italian Wine Crypto Bank (IWKB) che ha sede a Dubai e Hong Kong e ha una sua moneta virtuale, l’IWB.

I possessori di Bitcoin, Ethereum e cryptovalute, che sono ormai oltre 221 milioni nel mondo, tramite la piattaforma di scambio Latoken possono acquistare i vini della IWKB che rappresentano il top della produzione enologica italiana, decidere se berli subito o se conservare le bottiglie personalizzate come investimento nel magazzino della banca in Belgio, in attesa che il relativo valore cresca nel tempo.

Se dovessero invece decidere di godersi il vino rimarrebbe comunque la bottiglia vuota con l’etichetta firmata, unitamente ad una etichetta digitale tracciata dall’NFT, entrambe con un valore di mercato di cui tener conto.

Sul fronte dei produttori che aderiscono al progetto della Italian Wine Crypto Bank le aspettative sono alte, e il meccanismo di partecipazione è molto semplice: ricevono un terzo del valore delle bottiglie appena le conferiscono nella disponibilità dell’istituto, un altro terzo al momento della vendita, mentre se dopo due anni il vino non viene venduto diventa di proprietà della banca stessa.

Tra le cantine che per prime hanno abbracciato la sfida puntando a conquistare un vantaggio competitivo nel Metaverso degli NFT, spiccano nomi come Allegrini, Arnaldo Caprai, Banfi, Barone Ricasoli, Fontanafredda, Poggio al Tesoro, Tasca d’Almerita, Tenuta di Capezzana, Tua Rita, realtà fiduciose rispetto alla possibilità che questa nuova dimensione possa crescere e anche rapidamente nel prossimo futuro.

Una previsione che trova conferma nel recente debutto del primo Wine club mondiale di NFT, il Club dVIN, con una offerta di 4000 abbonamenti esclusivi al prezzo di 1,5 ETH, circa 3.570 dollari.

Ai membri si garantisce l’accesso ad un mondo di esperienze enogastronomiche uniche, offerte esclusive su bottiglie rare e l’appartenenza ad una comunità di appassionati ed esperti con cui condividere la propria passione.

In particolare acquistando i “Tasting Token NFT”, che sono NFT collegati a un tappo digitale, al momento dell’apertura delle bottiglie con sigillo elettronico si ricevono immagini e informazioni dettagliate sul vino, e si possono aggiungere note di degustazione costruendo un diario virtuale immersivo condiviso con gli altri membri.

Insomma il metaverso degli NFT si candida non solo a garantire la sicurezza dell’investimento in vino attraverso la tracciabilità, ma apre le porte ad un nuovo modo di vivere la wine experience fatto di esclusività ma anche di condivisione, formule che riusciranno probabilmente ad allargare la base degli enoappassionati abbracciando un pubblico più giovane oggi meno fidelizzato e più facilmente propenso ad abbandonare il segmento, quindi bisognoso di più stimoli, attenzioni e cura.

 


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