Dieta mediterranea invenzione americana. Tre accademici smontano la retorica sulla tradizione culinaria italiana

L’antropologo Vito Teti e lo storico John Dickie assieme ad Alberto Grandi nel celebre podcast “DOI – Denominazione di Origine Inventata”

20 Ottobre 2023 - 11:34
Dieta mediterranea invenzione americana. Tre accademici smontano la retorica sulla tradizione culinaria italiana

Olio, grano, vino: i prodotti cosiddetti tipici della dieta mediterranea erano pochissimo o per nulla consumati dai ceti popolari, e non solo da loro. Per gli abitanti del sud Italia, della Campania, della Calabria e di altre aree del Mediterraneo, ancora all’inizio degli anni Cinquanta l’olio d’oliva era una rarità e il condimento era il grasso di maiale. Anche il vino era molto raro e di pessima qualità. Del grano non parliamone, perché addirittura era in essere l’usanza di concedere il pane bianco a chi era sul letto di morte”. A parlare è Vito Teti, uno dei più grandi antropologi del nostro Paese, autore di testi fondamentali di storia dell’alimentazione, ospite del podcast “DOI – Denominazione di Origine Inventata” nella puntata disponibile da giovedì 19 ottobre sull’app OnePodcast e su tutte le principali piattaforme di streaming audio (link puntata). 

Il professore – a lungo ordinario di Antropologia culturale all’Università della Calabria, fondatore e direttore del Centro “Antropologie e Letterature del Mediterraneo” – definisce “invenzione” tutto il riferimento alla tradizione e alla tipicità di cui noi italiani ci facciamo vanto. “I ceti popolari aspiravano a questo tipo di alimentazione da cui erano esclusi, e soltanto negli anni Sessanta, dopo il boom economico, cominciò questo accesso al grano, all’olio e al vino. Poi le cose andarono migliorando sempre più”. Con un paradosso però, come spiega Teti, perché “in un certo senso la dieta mediterranea non esiste mai. Non esisteva nel passato, perché si basava su invenzioni, mitologie, ricostruzioni fatte a posteriori. Non esiste oggi perché le persone tendono a mangiare in abbondanza, a consumare in eccesso anche i cibi che fanno male, e quindi ad ammalarsi e ad essere obesi...senza dimenticare che l’obesità di oggi è una malattia, mentre in passato, quando quei cibi non c’erano, l’obesità era segno di benessere, bellezza, vigoria fisica.

Un’invenzione, dunque. Per di più, di un americano, che coniò anche l’espressione “dieta mediterranea”. Spiega Alberto Grandi, professore di storia dell’alimentazione all’Università di Parma, padrone di casa con Daniele Soffiati di “DOI”, il podcast che ha raggiunto milioni di ascolti smontando la narrazione che circonda la nostra cucina: “Fu il fisiologo Ancel Keys a notare, dagli anni Cinquanta del Novecento, come le malattie cardiovascolari molto diffuse nella società nordamericana fossero quasi del tutto sconosciute in alcune aree dell’Italia meridionale, che lui aveva iniziato a frequentare insieme alla moglie Margaret. Da qui la curiosità scientifica di comprendere se vi fosse un collegamento tra quello che si mangiava da quelle parti e il basso livello di colesterolo che si riscontrava in quelle comunità. Il collegamento c’era, ma molto banalmente stava nel fatto che la nostra gente mangiava poco, era denutrita. Quello che Keys e il suo team di ricercatori scoprirono era il mondo della fame. Quando arrivarono in Calabria e nelle zone interne della Sicilia dovettero fare i conti con la fame nera e con gli occhi sporgenti e lucidi di bambini denutriti. I contadini che non avevano nulla da mangiare provavano difficoltà, disagio e vergogna a vedersi osservati dai ricercatori.  Massimo Cresta, che partecipò a quelle ricerche, racconta la delusione dell’intera equipe quando comprese che la dieta mediterranea che si consumava nel Cilento 60-70 anni fa non era a base di olio d’oliva e di frumento, ma di castagne, granoturco e grasso di maiale”. 

E a proposito del famoso “Museo vivente della dieta mediterranea” a Pioppi, in provincia di Salerno, Grandi lo paragona alla biblioteca di Babele di Borges, il labirinto in cui sono conservati tutti i libri del mondo: non solo quelli che sono stati scritti, ma anche quelli che si sono persi, quelli che saranno scritti e quelli che non lo saranno mai. Insomma, la dieta mediterranea è qualcosa che avrebbe potuto esistere e che molte persone vogliono fortemente che esista...

Un ulteriore contributo alla puntata lo dà John Dickie, Professore in Studi Italiani all’University College of London, scrittore e autore di programmi tv di successo come “De Gustibus – l’epica storia degli italiani a tavola”. “Nel 1975 – spiega lo storico - Ancel Keys ripubblica un libro di ricette uscito anni prima (‘Come mangiare bene per stare bene’) con un nuovo titolo, che si presta a catturare la fantasia del pubblico, sia anglofono che italiano. Il titolo è appunto ‘La dieta mediterranea’. Nella prefazione del libro Keys dice chiaramente che la dieta mediterranea non rispecchia la realtà di ciò che i popoli del mediterraneo mangiavano: è un ideale. Questa formula però cominciò ad avere successo e iniziò a cambiare l’idea degli italiani sulla loro cucina...

“DOI – Denominazione di origine inventata” è il celebre podcast di Alberto Grandi e Daniele Soffiati prodotto da OnePodcast che racconta la vera storia della cucina italiana sdoganando alcuni celebri falsi miti. Ha fatto parlare di se anche all’estero, con la discussa intervista rilasciata da Grandi e Soffiati al Financial Times che ha aperto un dibattito anche in Italia. In ogni puntata i due autori mostrano come la ricerca storica quasi sempre smentisca le origini arcaiche delle nostre specialità culinarie e come molte ricette a cui attribuiamo radici antichissime siano in realtà invenzioni recenti. Disponibile sull’app OnePodcast e su tutte le principali piattaforme di streaming audio (Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcast). 

OnePodcast è la factory di contenuti audio digitali originali, di intrattenimento e informazione, del gruppo GEDI, nata nel 2021 sotto la Direzione Artistica di Linus. Con all’attivo oltre 15 milioni di streaming al mese e più di 4.500 episodi prodotti in oltre 120 serie originali, OnePodcast si posizionatra i player di riferimento nel mercato italiano per i suoi i programmi audio digitali di qualità e contenuti originali che spesso conquistano la Top3 delle più importanti classifiche. Tutte le proposte sono disponibili sull’omonima piattaforma, sui siti e app dei brand GEDI e su tutte le principali piattaforme di streaming audio (Spotify, Apple Podcast, Amazon Music, Google Podcast).

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