Le donne, il vino e il nuovo volto della viticoltura ischitana

Ischia vive una inarrestabile crescita di popolarità del tessuto produttivo enoico, un successo dovuto all’impegno e alla tenacia dei suoi viticoltori eroici ma, a ben vedere, anche della nuova e coinvolgente narrazione che le donne del vino dell’isola

4 Lug 2023 - 10:13
Le donne, il vino e il nuovo volto della viticoltura ischitana

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L’Isola di Ischia vive una inarrestabile crescita di popolarità del suo tessuto vitivinicolo, complici i numerosi riconoscimenti conquistati nell’ambito di manifestazioni enoiche di profilo nazionale ed internazionale che hanno individuato in queste terre della viticoltura eroica uno degli areali del Belpaese naturalmente vocato a produzioni fortemente identitarie. Un successo dovuto all’impegno e alla tenacia dei produttori e in parte anche alla grande attrattività dei luoghi, meta di turisti ed enoappassionati desiderosi non solo di scoprirne il patrimonio culturale e di goderne le bellezze naturali, ma anche di apprezzarne le eccellenze enogastronomiche, completamento dell’esperienza di viaggio. Si può dire che anno dopo anno è mutata la percezione di questo territorio e delle sue potenzialità produttive non tanto in termini di volumi, in quanto inevitabilmente limitate, ma di capacità espressiva, e a ciò si è aggiunta una nuova narrazione dei luoghi e della viticoltura che affascina e conquista e che è indiscutibilmente appannaggio delle donne. Se decideste di sbarcare ad Aenaria e di andare in giro per cantine a farvi da Cicerone saranno quasi sicuramente delle signore del vino e la cosa più interessante è che nella storia di ciascuna di esse scoprireste un comune denominatore.
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Sono quasi tutte nate o si sono formate professionalmente lontano da Ischia, con un percorso di vita distante e orientato in una direzione diversa, ma a un certo punto hanno deciso di virare, non di rinunciare ma di scegliere o aggiungere altro in nome della passione e della voglia di costruire qualcosa di straordinario, abbracciando poi un ruolo che oggi è cruciale nel destino di ogni azienda vitivinicola, quello di ambasciatrici quando si valicano i confini dell’isola e di padrone di casa quando si aprono le porte all’accoglienza, momenti della verità in cui si creano legami, si trasferiscono valori, si trasmette un messaggio sintesi dell’impegno di generazioni. È il caso di Lucia Monti, cuore pulsante delle Cantine Tommasone. Basta un suo saluto a tradirne le origini non certo autoctone: nata e cresciuta in Germania a un certo punto, complici gli eventi, sentì forte il richiamo di quei luoghi in cui erano ambientati i racconti favolosi sulla sua famiglia, molti dei quali legati alle vigne e al vino. Alla morte del nonno, vignaiolo di seconda generazione, il padre Antonio, che aveva scelto di lasciare l’Isola e trasferisti a Colonia per dedicarsi alla ristorazione, capì che sarebbe stato un errore abbandonare il patrimonio frutto del lavoro dei suoi avi. Così avviò la ristrutturazione della cantina e il reimpianto delle vigne proprietarie, proponendo alla figlia un periodo di formazione in Italia. Lucia accettò e si sentì subito parte di quel mondo al punto che, tornata in Germania, si iscrisse alla facoltà di viticoltura ed enologia, completando un tirocinio che la preparò a cogliere la sfida lanciata dal padre. Quando si trasferì ad Ischia, nel 2009, le cose non sono state proprio facili: la vedevano giovane e non erano abituati a confrontarsi con una viticoltrice sull’isola. “In tanti pensavano che fosse solo un gioco per me, la figlia del proprietario che viene dalla Germania a divertirsi con il giocattolino”. Ma con il tempo tutto è cambiato. Lucia non solo ha fatto da subito sul serio, ma ha portato con sé uno spirito nuovo, una visione di respiro interazionale che mancava ad Ischia ed un grande entusiasmo che si avverte non appena si valica il cancello della Cantina a Lacco Ameno. Non si risparmia quando si tratta di condurre i suoi ospiti tra i vigneti e al tempo stesso ripercorrere le tappe che hanno portato lei e la sua famiglia al punto in cui sono oggi, destando curiosità anche sui nuovi progetti in cantiere e le sperimentazioni in corso, quasi tutte dedicate a vitigni rigorosamente autoctoni.
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Non è da meno Federica Predoni, compagna di Pasquale Cenatiempo che gestisce l’omonima cantina. Chiunque l’abbia incontrata ne ricorderà il sorriso, la competenza e la capacità di accogliere turisti ed appassionati in un tour che è un percorso alla scoperta dell’antica viticoltura ischitana della quale sa padroneggiare ogni segreto. Bolognese di origine, impiegata in aeroporto in attività a stretto contatto con il pubblico, ha deciso di seguire l’amore della sua vita, trasferirsi ad Ischia e mettere a disposizione il grande bagaglio di esperienze che l’avevano formata nelle relazioni per aggiungere un tassello importante alle attività della famiglia Cenatiempo. “Mi sono inventata quello che non c’era e ho continuato giorno dopo giorno a dargli corpo perché sapevo quanto fosse importante trasferire ai visitatori il mondo che c’è dietro i nostri vini, l’impegno di generazioni, la storia di una famiglia che ne ha fatto centro della sua vita, la filosofia produttiva nella quale si concentrano i nostri sforzi per creare vini identitari e rappresentativi del territorio”. Il suo racconto particolareggiato quanto appassionato è una traccia importante seminata nella memoria di chi visita questi luoghi e ne torna con una consapevolezza nuova, che ne ricostruisce l’essenza.
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Passione e dedizione dunque, le stesse leve che dopo essersi formata a Milano e aver praticato l’arte forense a Napoli hanno ispirato Ivana Castagna, facendola rientrare sull’isola per dedicarsi alla gestione delle relazioni con il pubblico delle Cantine di Crateca, realtà che la sua famiglia di storici e noti albergatori di Casamicciola ha deciso di creare nel 2003 ridando vita alle terrazze fertili di un antico cratere, situato al di sotto del Monte Epomeo, tra i 250 e i 500 metri di altitudine. Brillante avvocato, madre del piccolissimo Domenico che porta con sé in vigna anche per la vendemmia, Ivana ha scelto di dedicarsi anima e corpo al progetto ed affiancare il padre e i suoi fratelli dedicandosi all’accoglienza in una realtà che vuole fare dell’eccellenza il suo primo valore di riferimento. Questo significa gestire al meglio il suo tempo perché tutti i tasselli, da quello professionale a quello familiare, si incastrino perfettamente. L’amore per questo mondo, che trasferisce nel ripercorrere con i visitatori le tappe di una storia relativamente recente ma fatta di sacrificio e devozione, la rendono ambasciatrice naturale di un esempio unico della viticoltura isolana che ha fatto della salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità la sua missione, con il ripristino e il recupero di aree che erano state sottratte alla destinazione agricola.

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Senza queste donne, il loro impegno, la competenza, la creatività e la determinazione mancherebbe molto del racconto e della scoperta dei segreti di un’isola del vino che ha ancora tanto da svelare ma che oggi più di ieri può mostrare i suoi molteplici volti e le tante uniche storie che ne fanno un vero paradiso enoico.

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