Come viaggeremo nel 2027? Cinque tendenze tra nuove abitudini e aspettative
Secondo il 2027 Trends Report di Hilton, flessibilità, fiducia nei consigli, crescita personale, benessere e soggiorni brevi orienteranno i viaggi del 2027.
INDAGINI E RICERCHE - Viaggi più brevi, programmi flessibili, esperienze formative e una crescente attenzione al benessere. Le aspettative dei viaggiatori stanno cambiando, insieme ai criteri con cui vengono scelte le destinazioni, organizzati i soggiorni e valutata la qualità dell’ospitalità.
A indagare queste trasformazioni è il 2027 Trends Report di Hilton, intitolato The Great Rebalance, realizzato in collaborazione con Morning Consult attraverso un’indagine che ha coinvolto oltre 14.000 viaggiatori in 14 Paesi. Il rapporto individua cinque tendenze che potrebbero orientare le scelte turistiche nel 2027, con una maggiore attenzione all’autonomia personale, alla qualità del tempo e alle esperienze capaci di lasciare qualcosa anche dopo il rientro.

1. The Rise of ‘Ish’: una vacanza senza troppe regole
L’idea di vacanza perfetta non è uguale per tutti e non sempre coincide con un programma organizzato nei minimi dettagli. C’è chi preferisce pianificare ogni giornata e chi desidera lasciare spazio all’improvvisazione, alternando nuove esperienze e abitudini familiari.
È questa la flessibilità che Hilton descrive con l’espressione The Rise of ‘Ish’. Il suffisso inglese -ish, traducibile con «più o meno», richiama un modo di viaggiare che ammette compromessi e scelte personali.
Secondo la ricerca, il 54% degli intervistati avvertirebbe una pressione affinché la vacanza sia perfetta. Il 28% preferirebbe lasciare spazio all’improvvisazione, contro il 18% che prediligerebbe un itinerario prestabilito.
Anche il viaggio in solitaria assumerebbe forme diverse: il 31% degli intervistati sarebbe già partito da solo per raggiungere amici o familiari nella destinazione, conciliando autonomia e momenti di condivisione.

2. The Travel Trust Equation: di chi si fidano i viaggiatori?
L’intelligenza artificiale offre nuove possibilità per organizzare un viaggio, dalla scelta della destinazione alla pianificazione delle attività. Ma quando si tratta di chiedere un consiglio, quanto conta ancora l’esperienza delle persone?
La seconda tendenza individuata da Hilton riguarda proprio la fiducia nelle fonti di informazione e il valore attribuito alle competenze di chi conosce direttamente le destinazioni.
Secondo la ricerca, il 70% degli intervistati considererebbe affidabili i consigli del personale alberghiero, mentre il 63% dichiarerebbe di fidarsi degli strumenti di intelligenza artificiale per la pianificazione dei viaggi. La fiducia nell’IA scenderebbe però al 20% quando si tratta di suggerimenti su ristoranti e bar.
Anche l’esperienza attribuita agli altri viaggiatori sembrerebbe influenzare le scelte: il 50% considererebbe più attendibili le raccomandazioni di chi possiede uno status nei programmi fedeltà rispetto a chi non ne dispone.
I dati suggeriscono che, pur utilizzando nuovi strumenti digitali, i viaggiatori continuano ad attribuire importanza alla conoscenza diretta, all’esperienza e alla qualità dei consigli ricevuti. Per gli operatori dell’ospitalità, la preparazione del personale e la capacità di orientare gli ospiti rimangono elementi rilevanti del servizio.

3. Growth Getaways: viaggi dai quali tornare con qualcosa di nuovo
Un viaggio può cominciare a produrre effetti positivi ancora prima della partenza. Secondo il rapporto Hilton, il 76% degli intervistati considera avere una vacanza già programmata uno stimolo nella vita quotidiana, un appuntamento da attendere e verso il quale orientarsi.
L’esperienza può lasciare qualcosa anche dopo il rientro: il 42% dichiara di aver scoperto nuovi interessi o passioni grazie a un viaggio. Tra i più giovani questa aspirazione è particolarmente evidente: i viaggiatori della Generazione Z sono quasi due volte più propensi dei Baby Boomer a desiderare di tornare a casa con un nuovo hobby da coltivare.
Hilton definisce questa tendenza Growth Getaways, riferendosi a viaggi che offrono occasioni di crescita personale attraverso nuove conoscenze, attività formative ed esperienze legate alle culture locali.

4. Wellness, Rewired: il benessere attraverso il riposo e la natura
Il benessere in vacanza viene associato sempre più spesso alla possibilità di riposare, ridurre lo stress e trascorrere tempo all’aria aperta.
Il 65% degli intervistati ricercherebbe esperienze che aiutino a rilassarsi, mentre il 76% riterrebbe che viaggiare permetta di recuperare energie fisiche e mentali difficilmente ritrovabili nella quotidianità.
La natura occuperebbe un ruolo importante: il 79% considererebbe essenziale trascorrere tempo all’aperto per rilassarsi e il 54% dichiarerebbe di stare maggiormente a contatto con gli ambienti naturali durante le vacanze rispetto a quanto faccia abitualmente a casa.
Queste preferenze possono favorire le destinazioni naturalistiche e le strutture che propongono attività all’aperto, percorsi di benessere ed esperienze legate al paesaggio.

5. The Micro-Travel Mindset: viaggi brevi per sfruttare meglio il tempo
Non sempre è necessario disporre di una settimana di ferie per organizzare una vacanza. L’ultima tendenza individuata da Hilton riguarda l’interesse per soggiorni brevi, facili da programmare e ricchi di attività.
Il 67% degli intervistati preferirebbe viaggi che permettano di vivere numerose esperienze in poco tempo, mentre il 63% sceglierebbe volentieri strutture centrali, vicine alle principali attrazioni.
La durata considerata ideale per un viaggio breve cambierebbe da Paese a Paese. Negli Stati Uniti, l’88% considererebbe breve un soggiorno inferiore a tre o quattro giorni, mentre in Giappone l’86% utilizzerebbe questa definizione per viaggi inferiori a due giorni.
Per gli operatori turistici, questa tendenza suggerisce opportunità legate ai soggiorni di pochi giorni, alle proposte facilmente prenotabili e ai servizi che permettono agli ospiti di organizzare al meglio il tempo disponibile.







