Consumi alimentari, in dieci anni cresce la spesa per piatti pronti e ristorazione

L'analisi Codacons sui dati Istat fotografa come è cambiata la spesa delle famiglie dal 2015 al 2025, fra rincari alimentari e consumi fuori casa.

14 Ottobre 2026 - 15:55
Consumi alimentari, in dieci anni cresce la spesa per piatti pronti e ristorazione

INDAGINI E RICERCHE - La spesa alimentare degli italiani è cambiata sensibilmente negli ultimi dieci anni, con aumenti che hanno interessato in misura diversa le principali categorie di prodotti. A registrare la crescita più marcata sono i piatti pronti e le preparazioni alimentari, per i quali le famiglie spendono oggi molto più rispetto al 2015. È quanto emerge da un'analisi del Codacons, elaborata sui dati Istat relativi al periodo 2015-2025, che fotografa l'evoluzione dei consumi e il peso crescente di alcune voci sui bilanci familiari. Un confronto nel quale occorre considerare anche l'effetto dell'inflazione: l'aumento della spesa, infatti, non corrisponde necessariamente a una maggiore quantità di prodotti acquistati.

Piatti pronti e preparazioni alimentari: la spesa cresce del 254%

L'incremento più consistente riguarda piatti pronti e preparazioni alimentari, una categoria per la quale la spesa delle famiglie è aumentata del 254% nell'arco di dieci anni, con un esborso aggiuntivo di 307 euro annui per nucleo familiare.

Il dato emerge in un contesto di generale aumento della spesa destinata all'alimentazione. Tra il 2015 e il 2025, infatti, gli acquisti di prodotti alimentari e bevande analcoliche sono passati da 441,50 a circa 552 euro mensili, con una crescita del 25% che, secondo i calcoli del Codacons, equivale a circa 1.326 euro annui in più per famiglia.

Le variazioni risultano particolarmente significative anche per altre categorie. Per caffè e cacao la spesa è cresciuta del 67%, con 99 euro aggiuntivi all'anno, mentre oli e grassi registrano un aumento di quasi il 38%, pari a 65 euro annui in più.

Incrementi più contenuti, ma comunque rilevanti, riguardano carne e verdure, entrambe con una crescita vicina al 20%, zucchero e dolciumi (+21%), latte, uova e formaggi (+17%) e pane (+14%).

Il confronto restituisce un quadro nel quale gli aumenti non sono stati uniformi. A incidere sull'evoluzione della spesa sono sia le scelte di acquisto delle famiglie sia l'andamento dei prezzi, due fattori che i soli valori monetari non consentono di distinguere.

Ristorazione e servizi ricettivi: spesa in aumento del 33,7%

Un altro dato significativo riguarda i servizi ricettivi e di ristorazione, per i quali la spesa media delle famiglie risulta superiore del 33,7% rispetto al 2015.

L'incremento corrisponde a 495 euro annui aggiuntivi per nucleo familiare e rappresenta una delle variazioni più rilevanti tra le voci non alimentari considerate nell'analisi.

Anche in questo caso, tuttavia, l'aumento della spesa non può essere interpretato automaticamente come una crescita delle presenze nei ristoranti o dei consumi effettivi. Il confronto riguarda infatti valori monetari e comprende sia i servizi di ristorazione sia quelli di alloggio, senza separarli.

Il Codacons richiama l'attenzione soprattutto sui rincari che hanno interessato il comparto turistico e ricettivo negli ultimi anni, anche per effetto della pandemia e dell'aumento dei costi energetici.

Un ulteriore elemento arriva dall'ultima rilevazione Istat sulle spese delle famiglie: nel 2025 ristorazione e alloggio rappresentano il 5,9% della spesa media mensile complessiva, una quota invariata rispetto al 2024.

Il peso dei rincari sulla spesa alimentare

L'analisi del Codacons mette in evidenza un aspetto essenziale per interpretare i risultati: spendere di più per il cibo non significa necessariamente acquistarne una maggiore quantità.

Negli ultimi dieci anni i prezzi alimentari hanno risentito di diversi fattori. L'associazione richiama gli effetti dei cambiamenti climatici sulle quotazioni di alcune materie prime, come caffè e cacao, i rincari di cereali, latticini e oli legati alla guerra in Ucraina e l'aumento dei costi energetici, che si è riflesso sui prezzi finali al consumo.

A confermare le difficoltà di una parte delle famiglie sono anche i dati Istat relativi al 2025: il 29,4% dichiara di aver limitato la spesa per il cibo rispetto all'anno precedente, riducendo quantità o qualità dei prodotti acquistati. Per le bevande la percentuale sale al 33,8%.

Si tratta di un elemento importante per leggere correttamente il confronto decennale: gli importi destinati all'alimentazione possono aumentare anche quando i consumatori cercano di contenere gli acquisti.

Come cambiano le altre voci di spesa

La maggiore spesa per l'alimentazione si inserisce in un quadro nel quale altre categorie di consumo hanno seguito andamenti differenti.

Tra il 2015 e il 2025 la spesa non alimentare è cresciuta complessivamente dell'8,4%, ma alcune voci hanno registrato una contrazione. È il caso di ricreazione, spettacoli e cultura, per i quali la spesa è diminuita del 16,7%, pari a 253 euro annui in meno per famiglia.

La riduzione ha interessato anche abbigliamento e calzature (-9%, corrispondente a 125 euro annui in meno) e tabacchi e bevande alcoliche (-4,1%, circa 22 euro annui in meno).

Di segno opposto l'andamento delle spese per abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili, aumentate di circa l'11%, con un aggravio medio di 1.180 euro annui. Per i trasporti la crescita raggiunge il 10,7%, pari a 341 euro aggiuntivi.

Nel complesso, l'analisi evidenzia come la distribuzione della spesa familiare sia cambiata nell'arco di un decennio, con aumenti particolarmente marcati per alcune categorie alimentari e per i servizi di ristorazione e alloggio, a fronte di una riduzione degli importi destinati ad altri acquisti. Un'evoluzione sulla quale pesa l'aumento dei prezzi e che, per essere valutata anche in termini di abitudini di consumo, richiede di distinguere la crescita della spesa da quella delle quantità acquistate.

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