Pausa pranzo e lavoro ibrido: cosa chiedono i lavoratori alla ristorazione
Il rapporto Camst-Censis fotografa le nuove abitudini della pausa pranzo, tra lavoro ibrido, ristorazione aziendale e bisogno di convivialità.
INDAGINI E RICERCHE - La qualità della pausa pranzo può influenzare anche il desiderio di andare in ufficio. Per il 58,5% di chi lavora anche in smart working, disporre di spazi e servizi migliori per consumare e condividere il pasto renderebbe più interessante trascorrere le giornate lavorative in azienda. Un risultato che richiama l'attenzione sul ruolo della ristorazione nei luoghi di lavoro, non soltanto come servizio alimentare, ma anche come occasione di incontro tra colleghi.
Il dato emerge dal secondo Rapporto Camst-Censis “Lo spazio e il cibo – Nuove geografie della socialità”, presentato il 7 ottobre 2026 a Bologna. La ricerca, realizzata su un campione nazionale rappresentativo di lavoratori tra i 18 e i 65 anni, dipendenti e autonomi, analizza come cambiano i luoghi e le modalità di consumo del cibo, tra spazi fisici, dimensione digitale e nuove abitudini lavorative.
Dove mangiano i lavoratori durante la pausa pranzo
Il rapporto fotografa una pausa pranzo che si svolge in luoghi diversi, anche quando si lavora in presenza. Nei giorni di lavoro in presenza, il 29,3% dei dipendenti indica tra le proprie abitudini quella di portare il pasto da casa e consumarlo in uno spazio aziendale, mentre il 22,7% utilizza mense o caffetterie aziendali.
Una quota pressoché analoga, il 22,5%, mangia direttamente alla propria postazione di lavoro. Per il 19% la pausa pranzo si svolge invece in bar o ristoranti vicini al luogo di lavoro, mentre il 15,1% utilizza spazi comuni aziendali non specificamente destinati al consumo dei pasti. Le percentuali si riferiscono a risposte multiple e descrivono quindi modalità che possono alternarsi nella quotidianità.
Anche la disponibilità degli ambienti dedicati presenta differenze. Il 68% dei dipendenti dichiara di avere a disposizione in azienda uno spazio per il pranzo, mentre il 29,1% segnala l'assenza di un luogo specificamente previsto per questo momento.
Il quadro restituisce un'organizzazione della pausa tutt'altro che uniforme. Accanto alla mensa tradizionale trovano spazio soluzioni informali, pasti portati da casa e consumi nei pubblici esercizi di prossimità.
Smart working, il pranzo si consuma più spesso da soli
La situazione cambia ulteriormente quando il lavoro si svolge da remoto. Secondo la ricerca, il 54,7% degli smart worker mangia prevalentemente da solo, contro il 39,2% di chi lavora abitualmente in presenza.
Non è soltanto la mancanza di compagnia a caratterizzare questo momento della giornata. Il 36,2% di chi lavora da remoto dichiara di saltare spesso la pausa pranzo oppure di mangiare continuando a lavorare, mentre il 34,9% trova stressante dover preparare il pasto. Il 29,6% avverte inoltre la mancanza dei colleghi.

Nel complesso, il 60,1% dei dipendenti che lavorano in modalità agile sperimenta almeno una delle criticità individuate. Sono risultati che non consentono di esprimere un giudizio generale sullo smart working, ma mostrano come il lavoro da casa possa rendere più difficile conservare la dimensione sociale della pausa pranzo.
Ristorazione aziendale, qualità del cibo e ambienti contano quasi allo stesso modo
La presenza di uno spazio adeguato per consumare il pasto viene considerata un segnale di attenzione da parte dell'azienda dal 90% dei dipendenti intervistati. Ma quali caratteristiche dovrebbe avere?
La qualità del cibo rimane uno degli elementi più importanti, indicata dall'87,3% dei dipendenti. Subito dopo vengono la rapidità del servizio, rilevante per l'86,7%, e la piacevolezza degli ambienti, considerata importante dall'86,5%.
Le aspettative riguardano anche la possibilità di adattare l'offerta alle esigenze personali. L'82,3% attribuisce valore alla varietà e alla personalizzazione delle proposte alimentari, mentre il 75,8% considera importante poter utilizzare gli spazi dedicati al cibo anche in diversi momenti della giornata.
Ne emerge una domanda che non riguarda esclusivamente il pasto. Le indicazioni raccolte dal Censis suggeriscono l'importanza di ambienti confortevoli e di formule più flessibili, capaci di rispondere ad abitudini lavorative differenti.
Per le imprese che gestiscono la ristorazione collettiva, questi risultati offrono indicazioni sulle aspettative degli utenti, dalla composizione dell'offerta all'organizzazione del servizio e degli spazi.
Mangiare insieme favorisce i rapporti tra colleghi
La dimensione relazionale costituisce un altro elemento centrale della ricerca. L'85,2% dei dipendenti ritiene che una pausa pranzo piacevole favorisca buoni rapporti personali con i colleghi, mentre l'82,2% associa la condivisione del pasto a un maggiore senso di appartenenza al gruppo di lavoro e all'azienda.
Il pranzo può diventare anche un'occasione di confronto professionale: il 54,2% dei dipendenti riferisce di aver ricevuto, durante questo momento, informazioni o suggerimenti utili alla propria attività.
È anche alla luce di questi risultati che assume significato la disponibilità espressa dal 58,5% di chi lavora anche in smart working a considerare più favorevolmente la presenza in ufficio in caso di miglioramento degli spazi e dei servizi per il pranzo.
Bar, ristoranti e social: come cambiano le scelte dei consumatori
Il rapporto Censis-Camst dedica spazio anche al legame tra alimentazione e dimensione digitale, che influenza il modo di scegliere e raccontare i luoghi del consumo.
L'80,5% dei lavoratori intervistati dichiara di scegliere bar, ristoranti, pub e altri locali anche sulla base di ciò che vede o riceve come consiglio sui social. Il 63,8% tiene conto inoltre della loro instagrammabilità, mentre il 77,5% pubblica online contenuti relativi agli esercizi pubblici frequentati, comprese le recensioni.
L'importanza attribuita ai canali digitali non sembra però ridurre quella degli spazi fisici. Per l'80,8% degli intervistati, i luoghi di prossimità migliorano la vivibilità dei territori, mentre il 79,9% ritiene che contribuiscano alla qualità della vita collettiva.
Sono due dimensioni che si affiancano: da una parte il ruolo dei social nell'orientare le scelte, dall'altra il valore attribuito ai luoghi in cui incontrarsi e trascorrere del tempo insieme.
Per la ristorazione, sia aziendale sia commerciale, la ricerca restituisce così un'indicazione precisa: la qualità dell'esperienza di consumo non dipende soltanto da ciò che viene servito, ma anche dagli ambienti, dall'organizzazione della pausa e dalle opportunità di relazione che questi luoghi riescono a offrire.







