Spreco alimentare, quanto buttiamo e perché: i dati Waste Watcher 2026
Quanto cibo sprechiamo ancora in Italia? Waste Watcher 2026 fotografa quasi mezzo chilo a settimana per persona e spiega perché accade
INDAGINI E RICERCHE - Lo spreco alimentare nelle case italiane torna sotto la soglia dei 500 grammi a settimana. Nell’estate 2026 ogni persona ha gettato in media 493,7 grammi di cibo, l’11,17% in meno rispetto ai 555,8 grammi rilevati nell’agosto 2025. Il dato migliora anche rispetto ai 554 grammi registrati il 5 febbraio scorso.
È la fotografia del nuovo rapporto Waste Watcher International 2026, presentato il 29 settembre in occasione della Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari. La distanza dall’obiettivo dell’Agenda 2030, fissato a 369,73 grammi pro capite alla settimana, resta ancora significativa e gli stessi ricercatori invitano alla cautela: le oscillazioni osservate negli ultimi anni non consentono ancora di considerare il calo come un cambiamento strutturale.
I numeri restituiscono comunque la dimensione economica del fenomeno. Su base annuale lo spreco domestico equivale a 25,74 chili di cibo per persona, per un valore stimato di 112 euro. Complessivamente, nelle abitazioni italiane vengono persi ogni anno 6.588.223.643 euro, circa 6,6 miliardi.

Nord, Centro e Sud: lo spreco cambia lungo la Penisola
Dietro la media nazionale emergono differenze territoriali. Il Nord si ferma a 472,2 grammi settimanali pro capite, mentre il Centro raggiunge 510 grammi e il Sud 507,9 grammi.
Anche l’evoluzione rispetto al 2025 segue direzioni opposte: il Mezzogiorno migliora di 10 punti percentuali, mentre il Centro peggiora di 15 punti. Cambia inoltre ciò che finisce più facilmente tra gli scarti: al Centro incidono soprattutto pane fresco e prodotti lattiero-caseari, mentre al Sud pesano maggiormente le pietanze preparate in eccesso, a partire dalla pasta cotta, e gli snack salati.
Ancora più marcate sono le differenze sociali. Le persone con un basso potere d’acquisto sprecano il 26% in più della media nazionale, con un peggioramento di 24 punti percentuali rispetto all’agosto 2025. Il rapporto collega il fenomeno anche agli acquisti eccessivi di alimenti di consumo primario effettuati per approfittare delle offerte.
Le famiglie con figli, al contrario, si collocano il 19% sotto la media nazionale, mentre quelle senza figli registrano un livello di spreco superiore del 17%.

Perché continuiamo a buttare cibo
La gestione dei prodotti freschi rimane uno dei nodi principali. Il 36% degli intervistati segnala che frutta e verdura si deteriorano rapidamente dopo l’acquisto e il 33% ammette di dimenticare gli alimenti in frigorifero o in dispensa fino alla scadenza o al deterioramento. Per il 32%, invece, parte del problema nasce da prodotti acquistati nei negozi e percepiti come già poco freschi.
Ci sono poi comportamenti quotidiani molto concreti: il 28% compra quantità eccessive per paura di non avere abbastanza scorte e un altro 28% non gradisce consumare gli avanzi dei giorni precedenti. Il 26% riconosce di comprare troppo.
Le promozioni vengono indicate dal 25%, mentre il 23% sbaglia a calcolare le quantità necessarie per i pasti e un altro 23% acquista confezioni troppo grandi. Il 21% cucina troppo cibo, il 15% riconosce difficoltà nella conservazione e l’11% compie acquisti impulsivi di alimenti che poi non risultano graditi.
Rispetto al 2025 cresce di 3 punti il peso attribuito alla scarsa freschezza iniziale dei prodotti. Diminuiscono invece l’effetto delle offerte promozionali, -4 punti, la paura di rimanere senza scorte, -3 punti, e l’eccesso di cibo cucinato, -2 punti.
Antispreco: si interviene soprattutto quando il cibo è già a rischio
Le abitudini più diffuse restano quelle messe in pratica quando il deterioramento è vicino. Il 59% cerca di consumare per primi gli alimenti a rischio, il 57% congela quello che non riuscirà a mangiare a breve e il 54% verifica se un prodotto appena scaduto sia ancora buono.
Il 50% sceglie frutta e verdura di stagione, il 43% prepara la lista della spesa e il 42% valuta le quantità prima di cucinare. Scendono invece le pratiche più strutturate: il 39% alterna freschi e prodotti a lunga conservazione, il 36% organizza frigorifero e dispensa in base alle scadenze e il 30% cerca ricette per recuperare gli avanzi.
Per la ristorazione emerge un dato preciso: il 25% degli intervistati, uno su quattro, porta a casa gli avanzi quando mangia fuori. Il 23% privilegia piccoli formati, il 21% programma settimanalmente i pasti, il 17% acquista grandi quantità da suddividere e congelare e appena il 9% dona le eccedenze a parenti o vicini.
Rispetto al 2025, però, alcune routine preventive perdono terreno: la stima delle porzioni prima di cucinare cala di 6 punti percentuali, l’acquisto di piccoli formati di 5 punti e la programmazione settimanale di 4 punti.
Tra le azioni considerate prioritarie, consumo anticipato e congelamento entrano nella top 3 per il 38% degli intervistati; controllo degli alimenti appena scaduti e valutazione delle quantità raggiungono il 28%, la lista della spesa il 27% e la stagionalità il 23%.
Guardando al futuro, il 47% si dichiara disponibile a congelare maggiormente gli alimenti o consumare prima quelli più deperibili, il 36% a controllare meglio prodotti appena scaduti e porzioni e il 34% a puntare maggiormente su stagionalità e lista della spesa. Cresce inoltre di 2 punti la disponibilità a organizzare frigo e dispensa secondo le scadenze e di 1 punto quella verso la pianificazione settimanale e i prodotti a lunga conservazione.
Dalle case vacanza all’intelligenza artificiale
Lo spreco non riguarda soltanto la routine domestica. Nelle case vacanza il 34% degli intervistati dichiara di non riuscire a consumare tutto il cibo acquistato durante il soggiorno.
Il rapporto 2026 fotografa inoltre un fenomeno nuovo: l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella gestione quotidiana del cibo. Il 57% degli intervistati dichiara di interrogare l’IA su temi legati agli alimenti e alla prevenzione degli sprechi. Il 21% lo fa con continuità per questioni di sicurezza alimentare, per esempio per valutare se un prodotto scaduto da alcuni giorni possa essere ancora consumato.
Il 51% utilizza gli assistenti virtuali per trovare ricette svuota-frigo, con un 16% di utilizzatori abituali, mentre il 45% cerca strategie generali contro lo spreco e il 15% lo fa frequentemente.
Il ricorso all’IA cresce fra le generazioni più giovani: la consulta per valutare la sicurezza degli alimenti il 72% della Gen Z e il 63% dei Millennials; le ricette per utilizzare gli avanzi coinvolgono rispettivamente il 57% e il 48%.
Ma il digitale può spingere anche nella direzione opposta. Il 27% degli italiani dichiara di aver acquistato almeno occasionalmente cibi insoliti, ingredienti di tendenza o prodotti dal packaging particolarmente adatto ai social per fotografarli, condividerli o provarli, lasciandoli poi scadere o utilizzandoli soltanto in parte. Succede occasionalmente al 25% del campione e con continuità al 2%.
Il fenomeno interessa il 37% della Gen Z, il 36% dei Millennials, il 26% della Gen X e il 18% dei Boomers.
Negli Stati Uniti si sprecano quasi 300 grammi in più
Il confronto internazionale aggiunge un ultimo elemento. Nell’estate 2026 lo spreco medio raggiunge negli Stati Uniti 775,7 grammi pro capite a settimana, quasi 300 grammi in più rispetto ai 493,7 grammi italiani.
Tra gli americani di origine italiana il 42% dichiara di buttare cibo almeno una volta alla settimana, contro il 29% della popolazione USA nel complesso. Allo stesso tempo, l’87% degli italo-americani ritiene che la cultura gastronomica italiana favorisca un migliore utilizzo degli ingredienti e la riduzione degli sprechi, contro l’81% della media americana.
In entrambi i Paesi le famiglie con figli si collocano circa il 19% sotto la rispettiva media nazionale. Negli Stati Uniti la distanza generazionale è particolarmente evidente: dichiara di sprecare cibo almeno una volta alla settimana il 46% della Gen Z, il 41% dei Millennials, il 23% della Gen X e l’11% dei Boomers. Anche in Italia le generazioni più giovani risultano più esposte rispetto alle fasce di età più mature.
L’indagine Waste Watcher International 2026 è stata realizzata nel luglio 2026 con metodologia CAWI su un campione di 2.000 maggiorenni, rappresentativo della popolazione italiana per genere, età e ripartizione geografica. La ricerca è stata coordinata dall’Osservatorio Waste Watcher International e dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, sulla base dei dati e delle elaborazioni statistiche Ipsos-Doxa.








