Blocco delle merci al Sud, cosa emerge dall'analisi di YouGov sui consumi
YouGov analizza i possibili esiti dello sciopero degli autotrasportatori nel Sud Italia, dove la spesa frequente e i negozi tradizionali hanno un ruolo chiave.
INDAGINI E RICERCHE - Le abitudini di acquisto delle famiglie meridionali suggeriscono che potrebbero essere stati soprattutto i negozi tradizionali a risentire del recente sciopero degli autotrasportatori. L'analisi di YouGov prende in esame i comportamenti di spesa nel Mezzogiorno per valutare i possibili effetti del blocco delle merci, che ha provocato interruzioni negli approvvigionamenti e lasciato vuoti gli scaffali di diversi esercizi commerciali.
Secondo le rilevazioni dello Shopper Panel di YouGov, condotte su un campione di oltre 18.000 famiglie rappresentative dei 26.5 milioni di famiglie residenti in Italia, nel Sud prevale un modello di spesa basato su acquisti frequenti, quantità contenute e una forte attenzione al risparmio.
A dichiararsi in difficoltà finanziaria è il 42,7% delle famiglie meridionali, contro una media nazionale del 38,9%. Per contenere le spese, il 72% cerca soprattutto prodotti in promozione, il 60% riduce i consumi fuori casa e il 57% limita gli acquisti di generi di largo consumo.
Queste scelte si riflettono nella frequenza degli acquisti, che nel Mezzogiorno raggiunge 222,3 atti all'anno, rispetto ai 215,2 della media italiana. Lo scontrino medio è sceso a 17,04 euro, contro i 21,18 euro nazionali, mentre il carrello contiene meno di 9,6 unità. Si acquista dunque meno a ogni visita, ma si torna più spesso nei punti vendita, privilegiando una spesa mirata che consenta di limitare gli sprechi e proteggere il potere d'acquisto.
Il peso dei negozi tradizionali negli acquisti al Sud
Un'altra caratteristica del mercato meridionale è la maggiore frequentazione dei negozi specializzati rispetto al resto del Paese. Le macellerie sono scelte dal 51,5% dei residenti al Sud, contro il 34,7% del totale Italia, mentre le panetterie raggiungono il 45,6%, rispetto al 30,4% nazionale.
Il divario si conferma nei negozi di frutta e verdura, frequentati dal 45,4% dei consumatori meridionali contro il 30,6% della media italiana. Ancora più marcata la differenza per le pescherie, dove la percentuale arriva al 31,8%, quasi il doppio del 16,2% registrato a livello nazionale.
La maggiore frequenza d'acquisto favorisce generalmente i prodotti con una shelf life più breve. Un prodotto a peso variabile compare nel 60% del totale degli scontrini, per un valore di 1.300 euro l'anno a famiglia.
Nell'ultimo anno, i maggiori incrementi nella frequenza d'acquisto hanno riguardato l'ortofrutta a peso fisso (+6,1%), il fresco confezionato (+3,7%) e i freschi a peso variabile (+2,7%). Gli stessi comparti hanno registrato anche le crescite più elevate a valore, rispettivamente del 5,8%, del 3,7% e del 3,8%.
Le categorie di prodotto più rilevanti nel Mezzogiorno
L'analisi dei consumi mette in evidenza anche alcune differenze nella composizione della spesa rispetto alla media nazionale. Nel Sud, il valore della categoria cura della casa risulta superiore del 31% rispetto al totale Italia, mentre la cura della persona registra un +21% e la drogheria alimentare un +10%.
Tra i prodotti food & beverage con una maggiore rilevanza rispetto alla media italiana figurano la pasta di semola (+55%), le merendine fresche (+48%), l'olio di semi (+47%) e le conserve di pomodoro (+47%).
Le differenze sono ancora più accentuate per alcuni prodotti destinati alla pulizia della casa e alla cura della persona. La candeggina registra un +72%, seguita dai detergenti di grandi dimensioni (+70%) e dai detersivi per il lavaggio a mano delle stoviglie (+57%).
Sciopero e approvvigionamenti, le possibili conseguenze per i commercianti
Le caratteristiche della spesa meridionale aiutano a interpretare gli effetti dell'interruzione dei rifornimenti, distinguendo il possibile maggiore impatto sui negozi tradizionali dalle carenze registrate nella grande distribuzione.
A spiegare questa differenza è Marco Pellizzoni, Direttore Commerciale YouGov Shopper: “L’analisi dei comportamenti di acquisto della popolazione residente al sud evidenzia come il fresco confezionato e l’ortofrutta a peso imposto siano tra le categorie meno performanti nel meridione, proprio per l’abitudine ancora forte a rifornirsi nei negozi tradizionali. È possibile pertanto ipotizzare che siano stati soprattutto gli esercenti del libero servizio a risultare maggiormente colpiti dal blocco delle merci. Gli scaffali vuoti nella grande distribuzione sono invece probabilmente da attribuire alla particolare contingenza, che ha portato alla carenza di generi di prima necessità a causa dell’assenza di rifornimenti e per la concomitante volontà delle famiglie che si sono sentite obbligate a procurarsi scorte in contrasto con quanto solitamente avviene”.
L'interpretazione di YouGov distingue quindi due possibili effetti dello sciopero: da una parte il maggiore impatto che il blocco delle merci potrebbe aver avuto sugli esercenti del libero servizio, particolarmente rilevanti nelle abitudini di consumo del Sud; dall'altra, nella grande distribuzione, la combinazione tra mancati rifornimenti e acquisti di scorta, in contrasto con la consueta tendenza delle famiglie meridionali a effettuare spese più piccole e frequenti.






