Confesercenti: il caro vita pesa anche su bar, ristoranti e spesa alimentare

Confesercenti-Ipsos: il caro vita spinge il 53% degli italiani a ridurre le spese per la ristorazione e il 44% quelle per le consumazioni al bar.

5 Nov 2026 - 14:02
Confesercenti: il caro vita pesa anche su bar, ristoranti e spesa alimentare

INDAGINI E RICERCHE - Ristoranti, bar e vacanze sono le prime voci sulle quali gli italiani intendono risparmiare per far fronte al caro vita. Secondo un sondaggio Confesercenti-Ipsos, il 53% degli intervistati prevede di ridurre le spese per pranzi e cene fuori casa e consegne a domicilio, mentre il 44% punta a contenere quelle per colazioni, caffè e aperitivi al bar. Una revisione dei consumi che, secondo le stime di Confesercenti, potrebbe comportare 1,4 miliardi di euro di spesa in meno nel trimestre in corso, con conseguenze soprattutto per le attività di prossimità della ristorazione, del commercio e dell'alloggio.

L'indagine, condotta su un campione di 800 persone di età compresa fra 18 e 65 anni, fotografa una riduzione della capacità di spesa che si riflette sulle scelte quotidiane delle famiglie. I risultati confermano e rafforzano i segnali di difficoltà emersi dai dati Istat su inflazione e Pil: oltre nove italiani su dieci hanno già modificato le proprie abitudini di acquisto per fronteggiare gli aumenti di alimentari, energia e carburanti, e prevedono di proseguire nei prossimi mesi.

Ristorazione e bar in cima alle rinunce

Le intenzioni di risparmio riguardano anche vacanze e soggiorni, indicati dal 41% degli intervistati, e abbigliamento e calzature, con il 34%. Rispetto ai comportamenti dichiarati per i tre mesi precedenti, cresce soprattutto la propensione a contenere le spese per bar e vacanze, mentre rimane sostanzialmente stabile quella relativa alla ristorazione e all'abbigliamento. Soltanto il 4% non prevede riduzioni dei consumi e il 5% non ha ancora deciso.

La tendenza emerge anche dalle scelte già compiute. Negli ultimi tre mesi il 93% degli intervistati ha cercato di risparmiare su almeno una voce del bilancio familiare. Il 52% ha ridotto le spese per ristorazione e delivery, il 39% quelle per le consumazioni al bar, il 34% per vacanze e soggiorni e il 33% per abbigliamento e calzature.

I tagli hanno interessato anche gite e viaggi brevi (32%), servizi alla persona come parrucchieri, barbieri ed estetisti (31%) e attività culturali e ricreative (29%). Il contenimento delle uscite ha coinvolto inoltre le utenze domestiche di luce, gas e acqua, indicate dal 29%, e gli acquisti di alimentari e bevande per il consumo in casa, con il 26%.

Come cambiano le strategie di acquisto delle famiglie

La ricerca di prezzi più convenienti è diventata una delle principali risposte all'aumento del costo della vita. Il 66% degli intervistati ricorre più frequentemente a offerte, promozioni e sconti, mentre il 56% cerca di limitare gli sprechi e utilizzare meglio i prodotti acquistati.

Il 41% ha scelto prodotti o servizi meno costosi e una quota analoga ha rinviato acquisti importanti, lavori o altre spese. Il 35% ha diminuito la quantità di prodotti acquistati o il ricorso ai servizi, mentre il 21% ha rinunciato completamente ad alcune spese.

Altre strategie comprendono la riparazione e il riutilizzo di beni già posseduti, adottati dal 32%, il cambio di negozio o fornitore alla ricerca di prezzi inferiori (27%) e l'acquisto di prodotti usati o ricondizionati (19%).

Le differenze territoriali mostrano comportamenti non sempre omogenei. Nel Nord-Est il 41% degli intervistati ha cercato di risparmiare sull'abbigliamento, rispetto al 33% nazionale. Nel Centro il rinvio di acquisti importanti e lavori ha interessato il 47%, contro una media nazionale del 41%, mentre la riduzione delle spese per la ristorazione è risultata meno frequente: 43% rispetto al 52%.

Nel Mezzogiorno è stata invece più diffusa l'attenzione alla riduzione degli sprechi e al migliore utilizzo degli acquisti, una strategia adottata dal 61% degli intervistati contro il 56% nazionale.

Anche i giovani stanno modificando le proprie abitudini. Nella fascia 18-34 anni soltanto il 3% dichiara di non aver cambiato le scelte di spesa negli ultimi tre mesi. Il 37% ha acquistato meno prodotti o utilizzato meno servizi, rispetto al 33% dei 35-65enni. Più frequente anche l'acquisto di prodotti usati o ricondizionati, scelti dal 23% dei giovani contro il 17% degli adulti. Per i prossimi mesi, il 34% dei 18-34enni prevede di risparmiare sull'abbigliamento, rispetto al 27% che lo ha già fatto nei tre mesi precedenti.

Confesercenti: sostenere i consumi e il potere d'acquisto

Il quadro delineato dall'indagine evidenzia le possibili conseguenze della contrazione della spesa anche per le imprese, già esposte all'aumento dei costi energetici. Sul tema interviene Nico Gronchi, presidente di Confesercenti:

“Il cambiamento delle abitudini di spesa delle famiglie conferma quanto sia urgente difendere il potere d’acquisto e sostenere i consumi. I rincari degli energetici e le tensioni sugli alimentari assorbono sempre più spazio nei bilanci familiari: ogni euro in più destinato alle bollette e alle spese fisse è un euro in meno disponibile per gli altri acquisti. Le rinunce e i rinvii che emergono dall’indagine si traducono in minori opportunità di lavoro anche per le imprese del commercio, della ristorazione e del turismo di prossimità, che allo stesso tempo si trovano a fronteggiare crescenti costi a causa del caro-energia. Accogliamo con favore gli interventi della manovra sull’Irpef e sulla tassazione degli aumenti contrattuali, che aiutano a sostenere i redditi. Ora serve un decreto bollette capace di alleggerire rapidamente e sostanzialmente i costi di gas ed elettricità per famiglie e imprese. Occorre evitare che i rincari assorbano i benefici delle misure fiscali: restituire capacità di spesa alle famiglie è essenziale per far ripartire la domanda interna e dare prospettive di crescita alle nostre attività”.

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