Famiglie, la spesa cresce più del reddito: cala il potere d’acquisto

Nel secondo trimestre 2026 la spesa delle famiglie cresce più del reddito disponibile, mentre il potere d’acquisto cala dello 0,9%.

6 Ottobre 2026 - 12:32
Famiglie, la spesa cresce più del reddito: cala il potere d’acquisto

NOTIZIE HORECA - Nel secondo trimestre del 2026 le famiglie italiane hanno aumentato la spesa per consumi a un ritmo superiore rispetto alla crescita del reddito disponibile. Nello stesso periodo è diminuito il potere d’acquisto e si è ridotta anche la propensione al risparmio. È quanto emerge dai dati Istat sui conti trimestrali delle famiglie.

Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono aumentati dell’1,7%. La diversa velocità delle due componenti si è riflessa sulla capacità di risparmio, con la relativa propensione scesa al 6,7%, in diminuzione di 1,2 punti percentuali rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

Parallelamente, il potere d’acquisto delle famiglie è diminuito dello 0,9%. Il dato tiene conto di un incremento dell’1,4% del deflatore implicito dei consumi.

Consumi in crescita più rapidamente del reddito

È proprio il divario tra reddito e spesa uno degli elementi centrali della rilevazione. Istat evidenzia infatti che nel secondo trimestre l’aumento del reddito disponibile è stato inferiore a quello della spesa per consumi finali, determinando una contrazione della propensione al risparmio.

Il quadro restituisce quindi una crescita della spesa superiore a quella del reddito disponibile, accompagnata da una riduzione della propensione al risparmio e del potere d’acquisto.

Profitti in lieve calo, aumentano gli investimenti

La rilevazione fotografa anche l’andamento delle società non finanziarie. Nel secondo trimestre la quota di profitto si è attestata al 42,1%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

In direzione opposta si è mosso il tasso di investimento, salito al 26,4%, con un incremento di 0,7 punti percentuali. Secondo Istat, la riduzione della quota di profitto prosegue la dinamica già osservata nel trimestre precedente, mentre gli investimenti confermano la crescita registrata nei primi tre mesi dell’anno.

Sul fronte più generale, la pressione fiscale si è attestata al 43,5%, aumentando di 0,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025.

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