Turismo e consumi fuori casa: perché gli alloggi crescono più dei ristoranti

Alloggi +5,7% e ristorazione +0,9%: i dati sul turismo italiano evidenziano una crescita disomogenea. L'analisi dei fatturati e dei consumi fuori casa.

6 Nov 2026 - 11:31
Turismo e consumi fuori casa: perché gli alloggi crescono più dei ristoranti

INDAGINI E RICERCHE - Il turismo italiano continua a crescere, ma la spinta economica non raggiunge con la stessa intensità tutte le attività del settore. Nel primo semestre del 2026 il fatturato dei servizi di alloggio è aumentato del 5,7% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre quello della ristorazione si è fermato allo 0,9%.
Una differenza significativa, riportata nell'ultimo Barometro del turismo di Federalberghi sulla base degli indici Istat, che evidenzia come l'espansione della domanda turistica non si traduca automaticamente in una crescita equivalente per i pubblici esercizi.

Complessivamente, il fatturato delle attività di alloggio e ristorazione è aumentato del 2,3%. La distanza fra i due comparti emerge anche osservando il solo secondo trimestre: +5,7% per i servizi ricettivi e +1,1% per quelli di ristorazione.

Le percentuali misurano l'andamento del fatturato in valore, non il numero di clienti o di prestazioni erogate. Inoltre, mentre l'alloggio dipende prevalentemente dai soggiorni, la ristorazione serve una clientela molto più ampia, composta anche da residenti, lavoratori e consumatori che non viaggiano per turismo. Per comprendere il divario occorre quindi considerare sia l'evoluzione dei flussi turistici sia quella dei consumi fuori casa.

Più presenze turistiche, ma cambiano le modalità di soggiorno

I dati Istat relativi al secondo trimestre 2026 confermano la crescita del turismo italiano. Le strutture ricettive hanno registrato quasi 148 milioni di presenze, il 3,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La componente internazionale rappresenta il 61,6% delle presenze complessive e continua a sostenere la domanda.

L'incremento, tuttavia, non è uniforme nemmeno all'interno del comparto ricettivo. Le presenze negli esercizi extra-alberghieri sono aumentate del 5,6%, contro il 2,4% registrato negli alberghi.

La maggiore diffusione di formule di soggiorno differenti, comprese case e appartamenti per vacanze, può incidere anche sull'organizzazione dei pasti. La disponibilità di una cucina, ad esempio, consente di alternare la ristorazione tradizionale al consumo domestico. Al tempo stesso, chi soggiorna in albergo può utilizzare servizi di ristorazione interni alla struttura oppure scegliere locali esterni.

Si tratta di modalità di consumo differenti, che possono influenzare la distribuzione della spesa alimentare sul territorio. I dati disponibili non permettono però di quantificare quanto l'aumento dei soggiorni extra-alberghieri incida direttamente sugli incassi dei ristoranti.

Un'altra indicazione arriva dalla Banca d'Italia. Nel primo semestre del 2026 i viaggiatori stranieri hanno speso in Italia 25,9 miliardi di euro, il 4,4% in più rispetto all'anno precedente. Sono aumentati anche i viaggiatori e i pernottamenti, mentre la permanenza media è diminuita da 6,2 a 5,9 giorni.

Nel secondo trimestre, inoltre, la crescita della spesa internazionale è stata sostenuta soprattutto dai viaggi per lavoro. Banca d'Italia segnala anche un lieve calo della spesa pro capite dei visitatori stranieri. L'aumento del movimento turistico, quindi, non coincide necessariamente con una maggiore disponibilità di spesa individuale.

La ristorazione risente anche della domanda interna

La differenza nei fatturati va letta considerando un ulteriore elemento: il mercato della ristorazione non dipende esclusivamente dal turismo.

Le presenze estive forniscono un'indicazione significativa. Secondo i dati Istat provvisori riportati da Federalberghi, nei mesi di luglio e agosto 2026 le presenze alberghiere degli italiani sono diminuite del 2,2%, mentre quelle degli stranieri sono cresciute del 5,7%. Il saldo complessivo è rimasto positivo, con un incremento dell'1,5%.

Anche quando la componente internazionale compensa la debolezza di quella domestica, gli effetti economici possono essere differenti secondo le destinazioni, la tipologia dei visitatori e le occasioni di consumo.

Il rallentamento del fuori casa emerge con chiarezza anche dalle rilevazioni FIPE. Ad agosto 2026 le visite nei pubblici esercizi sono diminuite del 5,3% rispetto all'anno precedente, mentre la spesa in valore è scesa del 2,4%. A settembre il quadro è migliorato, con visite in aumento dello 0,3% e consumi a prezzi correnti in crescita dell'1,7%.

Quest'ultimo incremento resta comunque inferiore all'inflazione dei servizi di ristorazione, pari al 2,9% nello stesso mese. La crescita nominale della spesa non corrisponde quindi a un aumento del suo valore reale.

L'analisi FIPE mostra anche che le diverse attività non seguono lo stesso andamento. A settembre i ristoranti hanno registrato un incremento del 4,3% del valore dei consumi e del 3,6% delle visite, mentre i risultati sono stati più deboli per altri canali e momenti della giornata. La domanda, dunque, non si riduce in maniera omogenea, ma cambia intensità secondo il tipo di servizio e l'occasione di consumo.

Queste rilevazioni si riferiscono a mesi successivi al primo semestre e utilizzano indicatori differenti da quelli del fatturato Istat. Contribuiscono però a descrivere un mercato nel quale la crescita complessiva convive con risultati molto diversi fra le attività.

Dove si concentra il valore del turismo

La ristorazione mantiene un peso rilevante nell'economia turistica italiana. Secondo una stima richiamata da FIPE nell'ottobre 2026, la ristorazione rappresenta la seconda voce della spesa turistica, con un valore di 32,3 miliardi di euro, preceduta soltanto dai servizi ricettivi.

Il confronto con l'andamento degli alloggi mette quindi in evidenza una questione economica importante: una destinazione può aumentare le presenze e il fatturato dell'ospitalità senza registrare un'espansione proporzionale dei consumi negli esercizi di somministrazione.

A incidere possono essere la composizione della clientela, la durata e le caratteristiche dei soggiorni, la distribuzione dei consumi durante la giornata e le differenti possibilità di spesa. Anche il rapporto fra prezzi e frequenza delle visite contribuisce a determinare il risultato economico dei pubblici esercizi.

Per le imprese Horeca, la crescita del turismo rappresenta quindi un'opportunità che assume forme diverse. Per gli alberghi e le altre strutture ricettive si manifesta innanzitutto attraverso la domanda di pernottamento. Per ristoranti, bar e attività di somministrazione dipende anche dalla capacità delle destinazioni di trasformare la presenza dei visitatori in occasioni di consumo.

Il divario evidenziato da Federalberghi richiama proprio questo aspetto: misurare il successo turistico soltanto attraverso gli arrivi e le presenze non basta a descrivere quanto valore economico venga effettivamente generato nelle diverse attività dell'ospitalità.

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