Un italiano su due lascia cibo nel piatto al ristorante. L'indagine di Altroconsumo

Altroconsumo analizza lo spreco alimentare in Italia: una persona su due lascia talvolta cibo al ristorante e il 66% chiede almeno qualche volta la doggy bag.

6 Nov 2026 - 10:25
Un italiano su due lascia cibo nel piatto al ristorante. L'indagine di Altroconsumo

INDAGINI E RICERCHE - La lotta allo spreco alimentare è considerata importante dalla maggioranza dei consumatori, ma le abitudini quotidiane raccontano una realtà diversa. In Italia più della metà degli intervistati ammette di buttare abitualmente almeno un po' di cibo in casa, mentre una persona su due dichiara di lasciare talvolta quantità significative di alimenti nel piatto quando mangia al ristorante. È quanto emerge da un'indagine di Altroconsumo, realizzata insieme alle organizzazioni di Euroconsumers, che mette in evidenza le difficoltà nel trasformare la consapevolezza del problema in comportamenti concreti.

La ricerca è stata condotta dal 31 agosto al 4 settembre su oltre 4.000 cittadini di Belgio, Italia, Portogallo e Spagna, con più di 1.000 consumatori coinvolti nel nostro Paese. I risultati sono stati illustrati durante il convegno “Donazione delle eccedenze”, promosso da Fondazione Valore e Fondazione Terzjus in collaborazione con Intesa Sanpaolo, con la partecipazione di rappresentanti della grande distribuzione, della logistica, dell'industria alimentare e del Terzo settore.

L'incontro ha approfondito il contributo delle imprese nel contrasto allo spreco e nella diffusione della cultura del dono, a dieci anni dall'introduzione della Legge Gadda (legge 166/2016), che disciplina il recupero e la donazione delle eccedenze alimentari a fini di solidarietà sociale. In questo periodo sono state recuperate 3,7 milioni di tonnellate di cibo, per un controvalore di 10,3 miliardi di euro.

Lo spreco alimentare nelle case e nei ristoranti

Secondo l'indagine, l'83% degli intervistati considera scorretto e poco etico gettare alimenti ancora commestibili, mentre il 79% riconosce l'importanza di ridurre gli sprechi per ragioni economiche e di risparmio. La consapevolezza, tuttavia, non basta a modificare le abitudini.

In Italia una persona su dieci dichiara di sprecare abbastanza o molto cibo. Il fenomeno è più evidente nella fascia d'età dai 18 ai 34 anni, dove un intervistato su cinque ammette di gettare quantità considerevoli di alimenti ogni settimana. La percentuale diminuisce sensibilmente nella fascia dai 55 ai 74 anni.

A incidere è soprattutto l'organizzazione degli acquisti. I consumatori più giovani tendono a pianificare meno la spesa, mentre chi programma gli acquisti presenta una probabilità inferiore del 40% di sprecare alimenti. Acquistare quantità eccessive, cucinare porzioni superiori al necessario e non riuscire a riutilizzare gli avanzi sono le principali cause dello spreco domestico. Una migliore pianificazione dei pasti, insieme alla corretta conservazione degli alimenti, può contribuire a limitarlo.

Anche la ristorazione è coinvolta. Una persona su due dichiara di lasciare talvolta al ristorante una quantità significativa di cibo a fine pasto. Fra questi consumatori, il 66% chiede almeno qualche volta di portare a casa gli avanzi. Per chi rinuncia alla doggy bag, una delle principali difficoltà resta l'imbarazzo di doverla richiedere, segnale di una pratica che non è ancora diventata un'abitudine consolidata.

Etichette alimentari, soltanto il 15% conosce tutte le risposte

Un altro aspetto emerso dalla ricerca riguarda la comprensione delle informazioni riportate sulle confezioni. Nonostante molti consumatori italiani siano convinti di conoscere la differenza fra le indicazioni relative alla scadenza, soltanto il 15% degli intervistati ha risposto correttamente a tutte le domande di verifica.

La dicitura “da consumarsi entro” riguarda la sicurezza alimentare e indica una data che non deve essere superata. L'espressione “da consumarsi preferibilmente entro” identifica invece il termine entro il quale un alimento, se correttamente conservato, mantiene le proprie caratteristiche qualitative ottimali.

La confusione può portare a eliminare prodotti ancora consumabili. Il 70% degli intervistati vorrebbe spiegazioni più chiare da parte dei produttori sul significato del termine minimo di conservazione, mentre il 65% chiede indicazioni utili per capire quando un alimento possa essere ancora consumato senza compromettere la sicurezza.

Sostenibilità e prezzi: le scelte dei consumatori

La sensibilità ambientale è diffusa: l'80% degli intervistati riconosce le conseguenze negative dello spreco alimentare sull'ambiente e un terzo dichiara di prestare molta attenzione alla sostenibilità quando acquista cibo.

Al momento della spesa, però, prezzo, gusto e promozioni continuano a orientare le decisioni, relegando spesso gli aspetti ambientali in secondo piano.

Il fattore economico può diventare anche uno strumento per contrastare lo spreco. Il 67% dei consumatori intervistati dichiara infatti che acquisterebbe prodotti prossimi alla scadenza se fossero proposti con uno sconto del 33%.

Per favorire comportamenti più sostenibili, dalla ricerca emerge quindi la necessità di rendere economicamente accessibili le alternative a minore impatto ambientale e di migliorare la qualità delle informazioni disponibili.

Il 65% degli intervistati si dichiara inoltre favorevole all'introduzione di informazioni obbligatorie sulla sostenibilità nelle etichette alimentari e a incentivi destinati agli agricoltori che adottano metodi di produzione sostenibili.

Altroconsumo: la prevenzione deve coinvolgere tutta la filiera

Sui risultati dell'indagine è intervenuto Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, sottolineando l'importanza di affiancare al recupero delle eccedenze interventi capaci di ridurre la produzione stessa degli sprechi.

“A dieci anni dalla Legge Gadda i risultati nel recupero delle eccedenze sono concreti e significativi. Ora serve un passo in più: non basta solo recuperare il cibo che avanza, bisogna fare in modo che ne avanzi meno. In una fase in cui la spesa pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie, ridurre lo spreco significa anche tutelare il loro potere d’acquisto. La nostra indagine mostra che la consapevolezza delle persone c’è, ma mancano gli strumenti per tradurla in comportamenti quotidiani: etichette e scadenze comprensibili, formati e promozioni che non spingano ad acquisti eccessivi, sconti reali sui prodotti vicini alla scadenza. La prevenzione deve diventare allora una priorità delle politiche pubbliche, con obiettivi misurabili. E non può essere affidata soltanto ai consumatori: produttori, distribuzione e ristorazione hanno leve per rendere più facile non sprecare, dall’etichetta al prezzo. Su questo Altroconsumo è pronta a fare la sua parte, portando la voce e le esigenze dei cittadini nel confronto con le istituzioni e con tutta la filiera”.

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