Bevande, l’Europa cambia abitudini: crescono analcolici e alternative low-no alcohol

Il mercato delle bevande cresce del 2,9% in Europa. Circana rileva meno spesa per gli alcolici e più consumi di analcolici e low-no alcohol

2 Ottobre 2026 - 10:52
Bevande, l’Europa cambia abitudini: crescono analcolici e alternative low-no alcohol

INDAGINI E RICERCHE - Il mercato europeo delle bevande continua a crescere in valore, ma dietro l’aumento della spesa cambiano le scelte dei consumatori. Nell’ultimo anno le vendite sono salite del 2,9% nei sei principali mercati europei del largo consumo, mentre gli acquisti di alcolici hanno perso terreno.
A crescere sono soprattutto le alternative a basso o nullo contenuto alcolico e altre bevande che intercettano una maggiore attenzione verso stili di vita più salutari e nuove occasioni di consumo e socialità.

Secondo la più recente analisi del mercato dei beni di largo consumo condotta da Circana, la spesa per gli alcolici è diminuita dello 0,8% in Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito. Nello stesso periodo, le vendite delle alternative a basso o nullo contenuto alcolico sono aumentate del 7,3%.

A sostenere il mercato sono state anche bevande sportive, energy drink e prodotti a base di yogurt, insieme a una gamma più ampia rivolta a consumatori sempre più attenti alla salute.
Le vendite di bevande analcoliche sono così cresciute del
5,4%, raggiungendo 109 miliardi di euro, mentre il valore complessivo del mercato delle bevande è arrivato a 180 miliardi di euro.

Il calo degli alcolici interessa diverse categorie. Le vendite di birra sono diminuite dello 0,9%, quelle di sidro dell’1,2%, il vino ha perso l’1,5% e i superalcolici il 2,2%.

Il cambiamento emerge anche dalle risposte dei consumatori. Il 43% degli intervistati e la metà delle persone tra i 25 e i 39 anni ha dichiarato a Circana di ridurre il consumo di alcol acquistandone meno, rimandando gli acquisti o rinunciandovi del tutto.

Parallelamente, il 44% di tutti i consumatori ha dichiarato di acquistare più acqua in bottiglia, il 31% più succhi e smoothie e il 29% più tè e caffè. Solo il 15% ha invece affermato di comprare più bevande alcoliche.

Un dato che arriva nonostante il forte ricorso alle promozioni. Nel corso dell’anno circa il 41% della birra e il 37% delle bevande alcoliche sono stati venduti in promozione, rispetto al solo 25% delle bevande nel complesso.

Dopo il suo keynote al Beverage Forum del 1° ottobre, Ananda Roy, Senior Vice President, Strategic Growth Insights di Circana, ha spiegato: «Non è ancora la fine per il settore degli alcolici. Negli ultimi cinque o sei anni, a partire dalla pandemia, l’alcol ha perso popolarità. Questo ha favorito la disponibilità di una gamma più ampia di alternative e di prodotti più salutari, offrendo ai consumatori una maggiore possibilità di scelta su cosa bere a casa e nelle occasioni di socialità. In particolare, i più giovani consumano molto meno alcol e non ci sono segnali che questo atteggiamento sia destinato a cambiare con l’avanzare dell’età. La crescente disponibilità di bevande analcoliche e di alternative più leggere sta semplicemente diventando una componente sempre più normale del consumo quotidiano. Non è ancora la fine per i produttori di alcolici, ma questi dovranno fare molto più che ridurre i prezzi. Sarà necessario sviluppare prodotti a minore gradazione alcolica, con meno zuccheri e meno calorie, che consentano a birra, vino e superalcolici di restare rilevanti in un contesto in cui le abitudini di consumo stanno cambiando».

L’innovazione di prodotto ha contribuito a sostenere il mercato. Circana ha rilevato che i nuovi prodotti nel settore delle bevande hanno generato 242 milioni di euro di vendite aggiuntive nell’ultimo anno. Di questi, 161 milioni di euro sono riconducibili alle bevande a base di latte, mentre 32 milioni di euro ciascuno derivano dai prodotti a basso o nullo contenuto alcolico e dall’acqua in bottiglia.

Le vendite crescono, ma i volumi aumentano solo dello 0,5%

La crescita della spesa non corrisponde però a un aumento altrettanto consistente delle quantità acquistate. Nell’ultimo anno i volumi effettivamente venduti sono cresciuti appena dello 0,5%, mentre l’aumento medio dei prezzi, pari al 2,3%, ha contribuito in misura significativa all’incremento del valore del mercato.

Le differenze tra i sei Paesi sono rilevanti. Nel Regno Unito le vendite di bevande sono aumentate del 3,2%, raggiungendo 54 miliardi di euro. Il Paese rappresenta il 30% della spesa complessiva nei sei principali mercati europei, ma soltanto il 19% dei volumi venduti.

Anche in Italia la spesa è aumentata del 2,9%, mentre nei Paesi Bassi la crescita è stata del 2%. In entrambi i mercati, tuttavia, i volumi acquistati sono rimasti stabili e l’aumento dei prezzi ha contribuito alla crescita della spesa.

Più equilibrato il quadro in Spagna, dove i prezzi sono aumentati del 2,4% e i volumi acquistati del 2,6%. In Francia, invece, l’incremento della spesa è stato determinato soprattutto dagli acquisti: i volumi venduti sono cresciuti del 3,3%, a fronte di un aumento dei prezzi di appena lo 0,4%.

La Germania è stato l’unico dei sei Paesi ad aver registrato una diminuzione dei volumi di bevande acquistati, scesi del 2,7%, mentre i prezzi sono aumentati del 4%.

Alcune categorie hanno continuato comunque a guadagnare terreno anche in presenza di rincari. I volumi venduti delle bevande a base di yogurt sono aumentati del 12,3%, quelli dei superalcolici pronti da bere del 12,9%, mentre acqua naturale e bevande a base vegetale hanno registrato entrambe una crescita del 5,2%.

Un miglioramento del quadro generale è arrivato nel secondo trimestre del 2026, quando i prezzi medi sono diminuiti dello 0,2% e i volumi di bevande venduti sono aumentati dell’1,6%.

I dati di Circana mostrano infine il peso crescente dei prodotti a marchio del distributore, che rappresentano oggi il 35% della spesa per le bevande. Le marche dei retailer stanno guadagnando terreno in categorie tra cui caffè, vino e champagne e bevande a base di latte.

La più recente analisi di Circana si basa sui dati relativi a dodici mesi, fino alla fine di giugno 2026, e prende in considerazione Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Regno Unito.

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