GS1 Italy: accessibilità in crescita ma ancora poco integrata nelle imprese

La ricerca di GS1 Italy evidenzia i limiti dell’accessibilità nel largo consumo e la necessità di collaborazione tra Industria e Distribuzione

27 Ottobre 2026 - 15:59
GS1 Italy: accessibilità in crescita ma ancora poco integrata nelle imprese

INDAGINI E RICERCHE - L’accessibilità nel largo consumo è sempre più presente nelle iniziative delle imprese italiane, ma fatica a diventare una priorità condivisa. Solo tre aziende su 15 la considerano un pilastro strategico, sei l’hanno integrata senza attribuirle un ruolo centrale e altre sei non l’hanno ancora inserita nelle proprie strategie. È quanto emerge dalla ricerca “Accessibilità nel largo consumo: prodotti e punti vendita per tutti”, promossa da GS1 Italy nell’ambito di ECR Italia, in collaborazione con il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano e con il coinvolgimento di 18 aziende di Industria e Distribuzione.

Lo studio, presentato durante il convegno “L’accessibilità nel largo consumo: stato dell’arte e prospettive di filiera”, analizza iniziative, ostacoli e possibilità di collaborazione per rendere prodotti, servizi e punti vendita accessibili alle persone con esigenze fisiche, sensoriali e cognitive diverse.

«Migliorare l’accessibilità significa generare impatto sociale e valore economico per il largo consumo» afferma Silvia Scalia, ECR and training director di GS1 Italy. «Per raggiungere questo obiettivo servono un approccio collaborativo di filiera e un framework condiviso che permetta di innovare l'offerta di prodotti e servizi in punto vendita, per essere capaci di rispondere ai bisogni di tutti i consumatori».

Una consapevolezza ancora frammentata

Dall’indagine emerge che nove aziende su 15 attribuiscono maggiore priorità all’accessibilità interna, legata agli obblighi normativi e organizzativi, rispetto a quella rivolta ai consumatori. In otto casi su 15 il tema compare soltanto in progetti specifici; quattro imprese lo includono nei documenti strategici, due non lo riconoscono e una lo gestisce informalmente. Sul fronte della formazione, dieci aziende su 15 organizzano iniziative occasionali di sensibilizzazione, mentre sei dichiarano di non avere percorsi dedicati.

Le organizzazioni vengono classificate in tre profili: adattivo, quando gli interventi sono discontinui e guidati dalle norme; sperimentale, quando esiste attenzione ma le iniziative restano circoscritte; pioniere, con programmi strutturati, governance dedicata e collaborazione con partner. Per 11 aziende su 15 è necessaria una maggiore priorità strategica, per nove conta la copertura normativa e per otto la disponibilità di risorse economiche. Dieci indicano nella complessità del tema la difficoltà principale.

«In questa ricerca esplorativa, abbiamo analizzato 18 imprese del largo consumo per mappare lo stato dell’accessibilità. Emerge una consapevolezza in crescita ma frenata da ostacoli organizzativi e culturali più che tecnici o economici; la ricerca offre una base di casi e pratiche per sviluppare linee guida condivise » spiega Venanzio Arquilla, Associate professor del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano.

La governance resta distribuita fra sostenibilità, IT, risorse umane, DE&I, marketing e packaging. Quattordici aziende su 15 non dispongono di figure o team esclusivamente dedicati; sette segnalano ruoli parziali e un solo caso dispone di un team formale. Le decisioni coinvolgono soprattutto funzioni operative (dieci menzioni), dirigenti (nove) e team interfunzionali (otto). Il confronto con le comunità di persone con disabilità è citato quattro volte, il coinvolgimento dei colleghi con disabilità una sola.

Secondo la ricerca, occorre combinare le iniziative dal basso dei dipendenti con una direzione aziendale capace di coordinarle. È inoltre decisiva la collaborazione tra Industria e Distribuzione: negozi e prodotti devono risultare accessibili insieme. I punti vendita possono diventare luoghi di sperimentazione, mentre le competenze dell’Industria sul packaging possono sostenere anche le private label.

I progetti di Barilla, Coop Alleanza 3.0, GS e P&G Italia

Al convegno sono state illustrate le esperienze di Barilla, Coop Alleanza 3.0, GS e P&G Italia. Giorgio Benassi, Responsabile sostenibilità di Coop Alleanza 3.0, ha richiamato il valore dell’ascolto del territorio e illustrato “Ausilio per la spesa”, servizio gratuito di consegna a domicilio per anziani e persone con disabilità o ridotta autonomia motoria, sostenuto da circa 500 soci volontari.

Manuele Bravi, Company communications accessibility manager di P&G Italia, ha descritto il packaging delle Dash Power Pods, con apertura facilitata, chiusura di sicurezza, codice NaviLens e marcatore tattile per persone non vedenti o ipovedenti. Alessandro Ruggeri, Global packaging VP di Barilla, ha illustrato il lavoro su leggibilità grafica, facilità di apertura delle confezioni e strumenti digitali per ampliare l’accesso alle informazioni sui prodotti.

Giorgia Grillini, CSR & Corporate Partnership Specialist di GS, ha infine raccontato “Ore di quiete”: fasce orarie per persone neurodivergenti o con ipersensibilità sensoriale, con luci attenuate, musica sospesa, segnaletica chiara e personale formato.

Per GS1 Italy, la sfida è passare da singole iniziative a un approccio di filiera che consideri insieme spazi, prodotti, informazioni e relazioni lungo l’intera esperienza d’acquisto.

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