I vini del Collio si confermano un riferimento per l’Horeca: la ricerca Nomisma
Presentata a Collio Evolution 2026 l’indagine Nomisma Wine Monitor sul posizionamento dei vini del Collio nel canale Horeca italiano.
INDAGINI E RICERCHE - Quanto conta la riconoscibilità di una denominazione quando cambiano le abitudini di consumo, le occasioni per bere vino e i criteri con cui gli operatori costruiscono le proprie selezioni? Per il Collio, una risposta arriverebbe dalle carte dei ristoranti e delle enoteche italiane, dove i suoi vini manterrebbero una presenza consolidata e mostrerebbero una maggiore stabilità rispetto all’andamento generale del settore.
È la fotografia restituita da «Collio Experience – La parola all’Horeca», la ricerca realizzata da Nomisma Wine Monitor per il Consorzio Tutela Vini Collio, dedicata alla rilevanza e al posizionamento dei vini della denominazione nel canale Horeca italiano.

Lo studio costituisce il secondo capitolo del percorso di ricerca avviato nel 2025 con un’indagine dedicata ai consumatori ed è stato presentato il 24 ottobre nella Sala Verdi di Palazzo de Bassa, a Gorizia, durante il convegno inaugurale della seconda edizione di Collio Evolution, quest’anno dedicata al Pinot Grigio.
L’indagine ha coinvolto 100 operatori tra ristoranti ed enoteche di tutta Italia, attraverso un questionario online. I risultati sono stati illustrati da Denis Pantini, responsabile di Nomisma Wine Monitor, nel corso dell’incontro moderato da Sebastiano Barisoni, vicedirettore di Radio 24 – Il Sole 24 Ore.

Ad aprire i lavori è stato Luca Raccaro, presidente del Consorzio Tutela Vini Collio, che ha richiamato le difficoltà del comparto vitivinicolo, dalla riduzione della domanda alle incertezze commerciali, fino agli effetti del cambiamento climatico.

Nel suo intervento, Raccaro ha sottolineato come la capacità di affrontare questa fase non possa essere valutata esclusivamente attraverso le quantità vendute, ma debba tenere conto anche della tutela del valore dei vigneti e dei vini, della dignità del lavoro dei produttori e del posizionamento qualitativo conquistato dalla denominazione nel tempo.
Un mercato che cambia, con dinamiche differenti tra le tipologie
Pantini ha introdotto i risultati della ricerca partendo da un’analisi dell’evoluzione dei consumi di vino in Italia negli ultimi dieci anni, evidenziando come tra il 2015 e il 2025 gli spumanti abbiano progressivamente guadagnato spazio, passando dal 10,5% al 15,1% dei volumi complessivi. Una crescita della quota di mercato che si accompagna a un ridimensionamento dei rossi fermi, scesi dal 40,6% al 36,9%, mentre i bianchi fermi hanno mantenuto una posizione sostanzialmente stabile, passando dal 40,8% al 40,2%.
I numeri descrivono un mercato nel quale le diverse tipologie seguono traiettorie differenti, riflettendo il cambiamento delle preferenze e delle occasioni di consumo. Per il Collio, denominazione storicamente legata ai vini bianchi, la stabilità della categoria rappresenta un dato significativo, soprattutto se confrontata con la perdita di peso dei rossi, pur senza costituire di per sé una garanzia rispetto alle difficoltà del mercato.

Il Collio e la capacità di tenuta
Se il quadro generale restituisce un mercato attraversato da cambiamenti significativi, le risposte degli operatori Horeca delineano per il Collio una situazione relativamente più stabile. Secondo l’indagine Nomisma, negli ultimi due o tre anni il 29% degli intervistati avrebbe registrato una diminuzione delle vendite complessive di vino, mentre il 61% ne segnalerebbe la stabilità. Quando l’attenzione si sposta sulle etichette del Collio, la quota di chi riferisce una contrazione scenderebbe all’11%, mentre l’82% indicherebbe un andamento sostanzialmente stabile.
Una differenza che suggerirebbe una maggiore capacità della denominazione di conservare le proprie posizioni negli assortimenti degli operatori coinvolti. Va precisato, tuttavia, che si tratta delle valutazioni espresse dal campione intervistato e non di una rilevazione diretta dei volumi commercializzati.
Il consumo al calice presenta invece un andamento più articolato. Sebbene questa modalità registri segnali positivi, il Collio sembrerebbe beneficiarne in misura inferiore rispetto al vino nel suo complesso. Il saldo tra gli operatori che dichiarano un aumento e quelli che segnalano una diminuzione delle vendite è infatti positivo per 22 punti percentuali nel mercato generale, contro gli 8 punti della denominazione.
Il divario evidenzia un possibile margine di sviluppo per il Collio, considerando che la proposta di singoli calici può favorire l'assaggio di etichette differenti, intercettare occasioni di consumo più flessibili e rendere accessibili vini di qualità senza richiedere l'acquisto di un'intera bottiglia.
Guardando ai prossimi cinque anni, le intenzioni di approvvigionamento confermerebbero la continuità del rapporto con la denominazione: l’83% degli operatori prevedrebbe di mantenere invariati gli acquisti di vini bianchi del Collio, mentre il 15% complessivo dichiarerebbe di volerli aumentare o introdurre nel proprio assortimento.

Riconoscibilità e qualità percepita sostengono il posizionamento
La provenienza continua a rappresentare un criterio importante nella selezione dei vini da parte dei professionisti. La vicinanza geografica, lo specifico territorio di produzione e la presenza di una denominazione riconosciuta figurano tra i fattori che orienterebbero le scelte, insieme alle possibilità di abbinamento gastronomico.
Il Collio godrebbe di un posizionamento particolarmente favorevole nella percezione della qualità dei vini bianchi. L’83% degli intervistati attribuisce ai bianchi prodotti in collina una qualità mediamente superiore rispetto a quelli di pianura.
Quando viene chiesto di indicare il territorio collinare italiano maggiormente associato alla qualità dei vini bianchi, il Collio raccoglie il 41% delle prime preferenze, davanti all’Alto Adige, con il 21%, e ai Colli Orientali, con il 18%.
Un risultato che confermerebbe la forza del riconoscimento qualitativo della denominazione presso il campione di professionisti coinvolti.

Alla considerazione qualitativa si accompagnerebbe una presenza significativa negli assortimenti. Il 96% degli operatori dichiara di conoscere il Collio e l’81% di proporne i vini, percentuale che raggiunge il 90% nei locali con carte superiori alle 250 etichette.
Tra i vitigni maggiormente rappresentati figurano Ribolla Gialla, Friulano e Sauvignon, seguiti dal Pinot Grigio. Una distribuzione che restituisce la varietà dell’offerta della denominazione e il ruolo dei suoi vitigni nella ristorazione.
Il rapporto con gli operatori e le prospettive dell’enoturismo
La presenza nelle carte dei vini e il riconoscimento qualitativo rappresentano due punti di forza per il Collio, ma l’indagine Nomisma offre indicazioni anche su come consolidare il rapporto con i professionisti della ristorazione e delle enoteche. Le risposte degli intervistati mostrano una preferenza per le occasioni di conoscenza diretta, nelle quali il confronto con i produttori può contribuire ad approfondire le caratteristiche dei vini e a sostenerne la proposta al consumatore.
Le visite alle aziende e nei luoghi di produzione sono indicate dal 41% degli operatori, seguite dalle degustazioni professionali, con il 39%, e dagli incontri organizzati nei locali insieme a produttori e distributori, con il 38%. La vicinanza tra queste percentuali suggerisce l’importanza di affiancare all’attività commerciale momenti di formazione e confronto, capaci di fornire ai professionisti strumenti utili nella selezione delle etichette e nel dialogo con la clientela.
Anche i contenuti della comunicazione sembrerebbero seguire questa direzione. Il 46% degli intervistati attribuisce particolare importanza alla storia e alla tradizione enologica regionale, mentre il 45% indica i vitigni autoctoni tra gli argomenti da privilegiare. Per il Collio, che riunisce varietà locali e internazionali all’interno di una denominazione dalla forte riconoscibilità geografica, questi risultati suggeriscono l’opportunità di approfondire le specificità produttive e culturali che distinguono i suoi vini.

La richiesta di un rapporto più diretto con le aziende si collega anche alle prospettive dell’enoturismo, affrontate durante il convegno. Denis Pantini ne ha richiamato il potenziale economico per le imprese vitivinicole, mentre Luca Raccaro ha evidenziato la necessità di sviluppare un’accoglienza qualificata anche nelle realtà produttive di dimensioni più contenute, attraverso investimenti nelle strutture e nella formazione del personale.
Il tema assume un significato particolare alla luce dei risultati dell’indagine. Una denominazione può essere conosciuta e apprezzata dai professionisti senza che alla familiarità con i suoi vini corrisponda un’analoga conoscenza dei luoghi di produzione. Favorire l’incontro tra operatori, aziende e territorio potrebbe contribuire a colmare questa distanza, rafforzando le competenze di chi seleziona, propone e racconta le etichette al consumatore.






