Olio d’oliva, la geografia dei consumi cambierà entro il 2050

Una ricerca prevede consumi mondiali di olio d’oliva in crescita del 14-20% entro il 2050, con il sorpasso dei grandi mercati importatori sui Paesi produttori.

29 Ottobre 2026 - 10:03
Olio d’oliva, la geografia dei consumi cambierà entro il 2050

INDAGINI E RICERCHE - Il mercato mondiale dell’olio d’oliva continua a confrontarsi con gli effetti delle forti oscillazioni produttive degli ultimi anni che hanno inciso sulla disponibilità del prodotto e sull’andamento dei prezzi. 

La ripresa dell’offerta non esaurisce tuttavia le questioni che interessano la filiera dal momento che accanto agli equilibri produttivi assume crescente rilevanza la distribuzione geografica della domanda, destinata a modificarsi nei prossimi decenni.

Il Mediterraneo mantiene una posizione dominante nella produzione mondiale e rappresenta ancora il principale bacino di consumo. Ma quale sarà il peso dei Paesi tradizionalmente produttori nel 2050? E quali mercati guideranno la crescita della domanda?

A delineare questo scenario è una ricerca diffusa nel giugno 2026 e coordinata da Juan Vilar Hernández, professore e analista spagnolo del settore olivicolo, nell’ambito dell’Aula Universitaria Oleícola Innova, promossa dal Grupo Oleícola Jaén in collaborazione con l’Universidad Internacional de Andalucía. 

Allo studio hanno contribuito Genís Pérez e Aitor Altuna, studenti di Statistica ed Economia aziendale dell’Università di Jaén. 

Le proiezioni indicano che entro il 2050 i consumi mondiali di olio d’oliva potrebbero crescere tra il 14 e il 20%, con un incremento annuo compreso tra 500.000 e 700.000 tonnellate rispetto ai livelli attuali. La trasformazione più significativa riguarderebbe però la distribuzione della domanda: i grandi mercati consumatori con produzioni interne limitate supererebbero, nella classificazione adottata dallo studio, il gruppo dei Paesi tradizionalmente produttori.

Un prodotto consumato in 198 Paesi

La ricerca individua 67 Paesi produttori e 198 Paesi consumatori, evidenziando una diffusione dell’olio d’oliva molto più estesa rispetto alle aree di coltivazione.

Il consumo medio mondiale si attesterebbe intorno ai 420 grammi pro capite all’anno, con gli oli vergini ed extravergini che rappresenterebbero il 61% del totale.

Le abitudini di consumo mostrano una netta prevalenza dell’ambito domestico, che assorbirebbe il 74% del prodotto, mentre il restante 26% riguarderebbe il fuori casa. L’olio verrebbe utilizzato soprattutto come condimento, con il 49% impiegato a crudo e un ulteriore 26% destinato ad altri utilizzi come condimento. Frittura e cottura arrosto rappresenterebbero complessivamente il 25%.

Anche il profilo demografico offre indicazioni rilevanti: il 67% dei consumi sarebbe attribuito alle persone con più di 49 anni. La ricerca individua inoltre una maggiore propensione al consumo nelle famiglie con figli, appartenenti alla classe media e con livelli di istruzione medio-alti.
Questi elementi costituiscono la base dell’analisi previsionale che considera gli effetti dell’evoluzione demografica sulla distribuzione futura della domanda.

Oggi metà dei consumi è concentrata nei Paesi produttori

Per analizzare la geografia mondiale dell’olio d’oliva i ricercatori hanno suddiviso i 198 mercati consumatori in tre gruppi, distinguendoli in base al rapporto tra produzione e domanda.

Il primo comprende i grandi Paesi produttori, tra cui Spagna, Italia, Grecia, Portogallo, Marocco e Turchia. Questo gruppo assorbirebbe attualmente il 50% dei consumi mondiali, pari a circa 1,7 milioni di tonnellate.

Il secondo riunisce grandi consumatori con una produzione interna relativamente contenuta, come Stati Uniti, Brasile, Australia e Francia. La loro quota raggiungerebbe il 30%, per un volume complessivo di circa un milione di tonnellate.

Il terzo gruppo comprende Paesi non produttori o con produzioni marginali, tra cui Germania, Canada, Regno Unito e Russia. Insieme rappresenterebbero il restante 20% della domanda mondiale, equivalente a circa 700.000 tonnellate.

La distribuzione attuale conferma il ruolo dei Paesi mediterranei, ma evidenzia anche il peso già acquisito dai mercati nei quali l’olio d’oliva viene prevalentemente importato.

Il sorpasso dei grandi mercati consumatori entro il 2050

Le proiezioni elaborate da Vilar e dai suoi collaboratori delineano una redistribuzione significativa delle quote di consumo.

Entro il 2050, il gruppo che comprende Stati Uniti, Brasile, Australia e Francia raggiungerebbe quasi 1,6 milioni di tonnellate, conquistando il 38% della domanda mondiale e diventando il principale bacino di consumo.

I grandi Paesi produttori scenderebbero invece a circa 1,5 milioni di tonnellate, con una quota del 37%. Sarebbero l’unico gruppo a registrare una contrazione anche in termini assoluti, oltre alla perdita di peso percentuale.

Parallelamente, i Paesi con produzioni marginali o assenti arriverebbero a circa un milione di tonnellate, corrispondente al 25% dei consumi mondiali.

Alla base delle previsioni vi è soprattutto l’evoluzione delle strutture demografiche. Il progressivo restringimento delle fasce più giovani e l’aumento della popolazione anziana modificherebbero la composizione dei consumatori nei diversi Paesi, incidendo in maniera differente sull’andamento della domanda.

Le prospettive per i produttori mediterranei

La redistribuzione prevista dalla ricerca apre una riflessione sulle strategie commerciali dei Paesi tradizionalmente produttori, Italia compresa.

Se le proiezioni trovassero conferma, la crescita del mercato mondiale dipenderebbe in misura crescente da Paesi nei quali l’olio d’oliva non costituisce storicamente un alimento di consumo quotidiano, ma ha progressivamente conquistato spazio nelle abitudini alimentari.

Per le imprese esportatrici aumenterebbe quindi l’importanza di comprendere le caratteristiche dei singoli mercati, dalle preferenze qualitative alle modalità di utilizzo del prodotto, fino ai canali distributivi.

La quota del 26% attribuita oggi al consumo fuori casa offre inoltre un riferimento utile per il settore della ristorazione e dell’ospitalità, pur senza consentire di prevedere quale sarà il peso futuro di questo canale.

Le stime al 2050 rimangono legate alle ipotesi dei modelli previsionali e potranno essere influenzate dall’evoluzione dei prezzi, della produzione e dei comportamenti alimentari.

La ricerca delinea comunque una trasformazione di particolare interesse per la filiera: il Mediterraneo conserverebbe la propria centralità produttiva, mentre il primato nei consumi passerebbe ai grandi mercati con produzioni interne limitate. Una prospettiva che invita a osservare la crescita mondiale dell’olio d’oliva attraverso la geografia della domanda, oltre che attraverso quella della produzione.

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