Olio extravergine italiano, prezzi dimezzati e magazzini pieni all'inizio della nuova raccolta
Il prezzo dell'olio extravergine crolla, i magazzini restano pieni e i produttori affrontano una nuova raccolta tra costi elevati e incertezze.
NOTIZIE HORECA - Il mercato italiano dell'olio extravergine di oliva arriva all'inizio della nuova campagna produttiva con prezzi all'origine quasi dimezzati rispetto a un anno fa, giacenze elevate e costi di produzione che continuano a pesare sui bilanci delle aziende. Una situazione che mette in difficoltà olivicoltori, frantoi e imprese olearie, mentre le prospettive della raccolta 2026/27 restano incerte e la maggiore disponibilità di prodotto sui mercati internazionali contribuisce a mantenere sotto pressione le quotazioni.
Secondo i dati ISMEA, a settembre 2026 il prezzo medio dell'extravergine all'origine si è attestato a 4,81 euro al chilogrammo, in calo del 49,4% rispetto allo stesso mese del 2025. Si tratta di una media di mercato, che non coincide necessariamente con le quotazioni dell'olio 100% italiano nelle singole piazze produttive.
A complicare il quadro sono le scorte accumulate durante l'ultima campagna: il settore si prepara ad accogliere l'olio nuovo con disponibilità nettamente superiori a quelle registrate dodici mesi prima.

Perché i prezzi dell'olio extravergine sono crollati
All'origine del ribasso c'è soprattutto il cambiamento degli equilibri produttivi internazionali. Dopo le campagne segnate dalla siccità e dalla forte riduzione dell'offerta, in particolare in Spagna, il mercato ha progressivamente recuperato disponibilità, ridimensionando le quotazioni che avevano raggiunto livelli eccezionalmente elevati.
La Spagna, principale produttore mondiale, esercita un'influenza determinante sulla formazione dei prezzi. La maggiore presenza di olio spagnolo e di altre provenienze mediterranee ha ampliato le possibilità di approvvigionamento per l'industria, accentuando la concorrenza con il prodotto nazionale.
Anche la produzione italiana ha contribuito alla ricostituzione delle disponibilità. Secondo ISMEA, la campagna 2025/26 si è chiusa con 325 mila tonnellate di olio, il 31% in più rispetto all'annata precedente. Nonostante la flessione delle quotazioni, l'extravergine italiano continua comunque a mantenere prezzi medi superiori a quelli dei principali Paesi concorrenti.
Il problema riguarda quindi non soltanto la quantità di prodotto disponibile, ma anche la capacità della filiera nazionale di valorizzarlo in un mercato sempre più condizionato dalle dinamiche internazionali.
Giacenze in aumento alla vigilia della raccolta
Il rapporto Frantoio Italia, elaborato dall'ICQRF del Ministero dell'Agricoltura, registra al 30 settembre 2026 giacenze complessive per 195.044 tonnellate di oli da olive, con un incremento del 46,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Di queste, 150.203 tonnellate sono olio extravergine, mentre le scorte di extravergine di origine italiana ammontano a 82.195 tonnellate. Quest'ultimo dato risulta particolarmente significativo: un anno prima le disponibilità di prodotto nazionale erano pari a 30.381 tonnellate.

Le giacenze non corrispondono necessariamente a olio invenduto, perché comprendono anche quantità destinate a successive lavorazioni o commercializzazioni. La loro consistenza rappresenta tuttavia un elemento di pressione per le aziende, soprattutto quando il prodotto è stato acquistato o realizzato a costi superiori alle attuali quotazioni.
L'arrivo della nuova raccolta rende ancora più delicata la gestione dei magazzini e delle risorse finanziarie necessarie ad avviare la campagna.
Costi elevati e proteste degli olivicoltori
Alla diminuzione dei prezzi non è corrisposta un'analoga riduzione dei costi produttivi. Manodopera, raccolta, energia, irrigazione e gestione degli impianti continuano a incidere sui bilanci, soprattutto nelle realtà olivicole tradizionali, dove le possibilità di meccanizzazione sono più limitate.
Le difficoltà hanno alimentato le recenti manifestazioni degli olivicoltori a Bari, alle quali ha espresso vicinanza anche Unifol, l'Unione italiana delle famiglie olearie, associazione che riunisce marchi storici del settore appartenenti a famiglie italiane.
Secondo Unifol, le conseguenze del crollo dei prezzi coinvolgono anche le imprese olearie che avevano acquistato scorte a valori molto più elevati, ritrovandosi successivamente con prodotti svalutati e perdite economiche.
«Conosciamo bene la sofferenza di chi è sceso in piazza, perché è anche la nostra», afferma Giuseppe Vacca, presidente di Unifol. «Quando il valore dell’olio crolla, a soffrire è l’intera filiera, dal campo alla bottiglia. Per questo condividiamo il disagio espresso in queste settimane».
Il problema della liquidità si aggiunge così a quello della redditività: le aziende devono sostenere le spese della nuova campagna mentre una parte del valore delle scorte accumulate negli scorsi mesi è stata erosa dal ribasso delle quotazioni.

Per Unifol serve una strategia per valorizzare l'olio italiano
Al di là delle difficoltà immediate, Unifol richiama l'attenzione sulle debolezze strutturali di un comparto che attraversa ciclicamente fasi di prezzi molto elevati seguite da brusche riduzioni.
Secondo l'associazione, gli interventi d'emergenza e gli investimenti destinati ad aumentare la produzione nazionale sono necessari, ma non sufficienti. Occorre soprattutto rafforzare il posizionamento dell'extravergine italiano di alta qualità, individuando elementi distintivi oggettivi e riconoscibili rispetto agli oli comunitari.
«Il problema non sono gli oli spagnoli o comunitari», osserva Vacca. «Il problema è l’olio italiano e quello che abbiamo fatto, o non abbiamo fatto, per differenziarlo».
Per Unifol, la sola origine italiana non garantisce un valore aggiunto sufficiente a proteggere i produttori dalle oscillazioni del mercato. La qualità dovrebbe invece poter essere dimostrata attraverso parametri misurabili e facilmente identificabili anche dal consumatore al momento dell'acquisto.
L'associazione propone per questo un confronto con organizzazioni agricole, frantoiani e istituzioni, finalizzato a individuare strumenti condivisi per una maggiore valorizzazione del prodotto nazionale.
Le prospettive della nuova campagna e il mercato Horeca
Le prime valutazioni sulla campagna 2026/27 indicano una possibile riduzione della produzione italiana, ma l'andamento dei prezzi dipenderà anche dalle disponibilità internazionali.
In Spagna, il Ministero dell'Agricoltura ha stimato una produzione di 1,6 milioni di tonnellate, superiore del 23% rispetto alla precedente campagna. Si tratta di previsioni preliminari, ma sufficienti a delineare uno scenario nel quale l'offerta mediterranea potrebbe rimanere abbondante.
Per il mercato italiano, dunque, una raccolta meno generosa non comporterà necessariamente un'immediata ripresa delle quotazioni.
Il ribasso dell'olio all'origine interessa anche il settore Horeca, dove l'extravergine rappresenta una voce importante negli acquisti di ristoranti e altre attività della ristorazione. La diminuzione dei prezzi della materia prima potrebbe favorire condizioni di approvvigionamento più convenienti, sebbene il trasferimento dei ribassi ai prezzi di vendita dipenda anche da confezionamento, distribuzione e accordi commerciali.
Resta così aperta la questione centrale per la filiera: conciliare prezzi competitivi per gli acquirenti e una remunerazione sostenibile per chi produce olio italiano, in un mercato nel quale la disponibilità di prodotto e i costi produttivi continuano a seguire dinamiche molto diverse.
Fonti
https://www.ismeamercati.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/654
https://www.ismea.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/13634
https://www.masaf.gov.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/25276
Comunicato stampa Unifol






