Ortaggi, quando coltivare non conviene più: cosa rischia la filiera alimentare

Coltivare ortaggi è sempre più difficile per alcune aziende agricole. I dati ISTAT, le testimonianze dei produttori e i rischi per gli approvvigionamenti

22 Sett 2026 - 12:30
Ortaggi, quando coltivare non conviene più: cosa rischia la filiera alimentare

NOTIZIE HORECA - La disponibilità di ortaggi potrebbe dipendere sempre di più dalla capacità degli agricoltori di continuare a produrre senza compromettere il proprio reddito. Caldo, scarsità d'acqua e costi elevati stanno rendendo più difficile la gestione delle aziende, mentre i prezzi di vendita non sempre consentono di recuperare le spese sostenute. Il rischio è che alcune imprese decidano di ridurre le superfici coltivate o rinunciare alle produzioni meno remunerative.

È l'allarme lanciato il 19 settembre da CIA Campania, che segnala difficoltà produttive e possibili ripercussioni sulla disponibilità di alcuni ortaggi nella grande distribuzione. L'associazione richiama l'attenzione sulla necessità di intervenire prima che le difficoltà delle aziende compromettano la capacità produttiva del territorio.

Scarti fino al 30% e costi che pesano sui bilanci

Secondo Francesco Castelluccio, responsabile tecnico di CIA Campania, le temperature elevate e la scarsità d'acqua aumentano il fabbisogno di irrigazione e provocano stress alle colture. In alcune produzioni gli scarti arrivano al 20-30%, mentre gasolio, energia, fertilizzanti e altri mezzi tecnici incidono ulteriormente sui bilanci.

Le difficoltà economiche del comparto emergono anche dai dati ISTAT relativi al 2025: la produzione italiana di ortaggi è rimasta sostanzialmente stabile in volume (+0,1%), ma il suo valore è diminuito del 5,8% a causa della flessione dei prezzi (-5,9%). Nello stesso anno, i prezzi dei beni e servizi utilizzati in agricoltura sono aumentati mediamente dell'1%, con rincari del 2,9% per le acque irrigue e del 2,4% per i concimi. In controtendenza, i prezzi dell'energia sono diminuiti del 2,8%. 
Nel 2025 la redditività media dell'agricoltura italiana è migliorata, ma l'andamento dei singoli comparti è stato molto diverso. I dati relativi agli ortaggi evidenziano una flessione dei prezzi alla produzione, senza descrivere ancora gli effetti delle difficoltà climatiche del 2026.

Le aziende agricole fanno i conti con la convenienza delle coltivazioni

Un esempio delle difficoltà economiche arriva dalla cooperativa Agrieuropa di Terracina. Il responsabile commerciale Alessio Mattia ha spiegato che, durante giugno e luglio, i prezzi delle zucchine hanno reso difficile coprire adeguatamente i costi di produzione. La cooperativa ha inoltre ridotto nel 2026 le superfici destinate ai peperoni rispetto all'anno precedente, pur registrando risultati positivi per questa coltura.

Un'altra testimonianza arriva dalla Calabria. Gianfranco e Sonia, titolari di un'azienda agricola tra Luzzi e Montalto Uffugo, hanno raccontato a Calabria News 24 le difficoltà della vendita diretta. Secondo Gianfranco, un chilo di melanzane venduto a 1,50 euro richiede circa un euro di costi di produzione. I cinquanta centesimi residui devono ancora coprire carburante per le consegne e altre spese. 

Sono situazioni differenti, che mostrano quanto il rapporto tra costi e ricavi possa incidere sulla gestione aziendale, senza però dimostrare un abbandono generalizzato delle coltivazioni.

Il rischio per la filiera alimentare

La questione riguarda anche la continuità degli approvvigionamenti. Confcooperative ha segnalato che il caldo estremo ha provocato perdite fino al 40% per le insalate coltivate in pieno campo e che servirà ancora circa un mese, secondo le stime diffuse il 18 settembre, per riportare le produzioni in serra ai quantitativi standard.

L'organizzazione evidenzia inoltre un secondo rischio: alcuni agricoltori potrebbero destinare i terreni alla produzione di verdure fresche tradizionali, più remunerative secondo l'associazione, riducendo le superfici riservate alla quarta gamma, ossia i prodotti ortofrutticoli freschi lavati, confezionati e pronti al consumo. 

Il problema potrebbe quindi andare oltre le perdite dovute al clima. Se determinate coltivazioni diventassero stabilmente poco convenienti, la filiera potrebbe incontrare maggiori difficoltà nella programmazione delle forniture. Non ci sono tuttavia elementi sufficienti per prevedere una carenza generalizzata di ortaggi o rincari inevitabili per i consumatori.

Quali interventi servono per continuare a produrre

CIA Campania chiede interventi strutturali sui costi di produzione, sulla gestione dell'acqua e sulle infrastrutture irrigue, insieme a investimenti e strumenti di gestione del rischio. Per Stefano Di Marzo, commissario di CIA Campania, difendere il reddito degli agricoltori significa tutelare anche la capacità produttiva del territorio e la sicurezza alimentare. «Non possiamo intervenire sull’agricoltura soltanto quando arriva l’emergenza», afferma Di Marzo.

La questione sarà verificare se le difficoltà economiche e climatiche dell'estate si tradurranno in una riduzione effettiva delle superfici coltivate nelle prossime campagne. È da queste scelte che potrebbe dipendere una parte della futura disponibilità di ortaggi.

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