Pasta, per il 93,5% degli italiani rinunciarvi sarebbe un impoverimento culturale

La ricerca di Unione Italiana Food rivela che per il 93,5% degli italiani una vita senza pasta significherebbe perdere parte della propria identità culturale

23 Ottobre 2026 - 10:13
Pasta, per il 93,5% degli italiani rinunciarvi sarebbe un impoverimento culturale

INDAGINI E RICERCHE - La produzione italiana di pasta ha raggiunto circa 4,2 milioni di tonnellate nel 2025, registrando una crescita dello 0,8% e confermando il primato nazionale in un mercato mondiale che conta complessivamente 17,3 milioni di tonnellate. L'Italia mantiene la leadership anche nei consumi, con 23,1 chili annui pro capite, e rappresenta il 48,3% del commercio mondiale di pasta, con esportazioni per circa 4 miliardi di euro, equivalenti al 5,4% dell'intero export agroalimentare italiano.

Sono alcuni dei dati diffusi da Unione Italiana Food in occasione del World Pasta Day 2026, la Giornata Mondiale della Pasta promossa insieme all'International Pasta Organisation (IPO), che si celebra ogni anno il 25 ottobre. La 28esima edizione offre l'occasione per analizzare l'andamento del comparto e il rapporto degli italiani con uno degli alimenti più rappresentativi della tradizione nazionale, anche alla luce delle trasformazioni economiche e sociali in corso.

Accanto ai dati industriali, una ricerca demoscopica commissionata dai pastai di Unione Italiana Food all'Istituto AstraRicerche, realizzata attraverso 1.005 interviste online a un campione rappresentativo di italiani tra i 18 e i 70 anni, restituisce un quadro nel quale la pasta continua a essere associata sia alla convenienza sia al senso di appartenenza culturale.

Produzione, esportazioni e valore economico della filiera

Il primato produttivo italiano si conferma anche nel confronto internazionale. Alle circa 4,2 milioni di tonnellate realizzate nel 2025 seguono la Turchia, con 2,04 milioni di tonnellate, gli Stati Uniti con 2 milioni e l'Egitto con 1,5 milioni.

L'Italia guida inoltre la classifica dei consumi individuali con 23,1 kg pro capite annui, davanti alla Tunisia (18,8 kg), all'Ungheria (17,1), alla Germania (16,8) e a Turchia e Austria (12,5).

Il mercato estero assume un peso sempre più rilevante per l'industria pastaria nazionale, con un valore delle vendite oltre confine che ormai eguaglia quello dei consumi interni. Nel 2025 sono state esportate oltre 2.456.940 tonnellate di pasta, in aumento del 2,1% rispetto al 2024, per un valore complessivo di 3.969 milioni di euro.

L'Unione europea resta il principale mercato di destinazione, assorbendo 1,3 milioni di tonnellate, pari al 51,9% del totale e in crescita del 4% rispetto all'anno precedente. Il restante 48,1% è destinato ai Paesi terzi.

La Germania si conferma il primo mercato estero con 466.422 tonnellate, seguita dagli Stati Uniti con 315.018 tonnellate, dalla Francia con 292.341 e dal Regno Unito con 279.342. Tra gli altri mercati figurano i Paesi Bassi, con 69.628 tonnellate, la Spagna con 69.325 e il Giappone con 67.719.

La crescita delle esportazioni è proseguita anche nel primo semestre del 2026, quando i volumi hanno registrato un incremento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 1.224.477 a 1.257.234 tonnellate. Questi risultati si inseriscono in uno scenario internazionale segnato dai dazi sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, dall'inflazione, dai conflitti, dall'aumento dei costi delle materie prime e dagli effetti dei cambiamenti climatici sui raccolti di grano duro.

Il peso della pasta nell'economia nazionale emerge anche dal rapporto strategico "Valore Pasta - Il contributo della filiera dell'industria della pasta per il Made in Italy", realizzato da The European House - Ambrosetti (TEHA Group) per i Pastai di Unione Italiana Food.

Secondo lo studio, nel 2025 la filiera estesa, comprendente la coltivazione del frumento duro, l'industria molitoria e la trasformazione della pasta, ha generato un fatturato di 13,5 miliardi di euro e un valore aggiunto di 3 miliardi di euro.

Sul versante dei consumi, pasta, pane e cereali hanno registrato una crescita del 2,2%, a fronte della sostanziale stabilità dei consumi alimentari delle famiglie italiane nell'ultimo decennio. Altre categorie hanno invece mostrato una contrazione: frutta (-6,3%), vegetali (-5,4%) e carne (-1,1%).

Su una spesa media mensile familiare di 533 euro, pasta, pane e cereali rappresentano la seconda voce di spesa, con una quota del 16%, pari a 83 euro, preceduti soltanto da carne e salumi (22%).

Il rapporto degli italiani con la pasta tra convenienza e convivialità

L'indagine condotta per Unione Italiana Food evidenzia come la pasta mantenga un ruolo che va oltre la funzione alimentare. Per tre italiani su quattro è associata al gusto e all'emozione, mentre sette su dieci ne riconoscono soprattutto la praticità e la convenienza.

Tra le caratteristiche apprezzate figurano il fatto di essere un alimento buono e appagante (41,5%) e il rapporto qualità-prezzo (39,6%). Per oltre sette intervistati su dieci, inoltre, il consumo di pasta acquista un significato particolare quando avviene in famiglia.

Il pranzo della domenica è il momento di consumo familiare preferito dal 54,4% degli italiani, seguito dal ritorno a casa dopo un lungo viaggio (32,6%). Anche la dimensione della socialità e della festa mantiene un peso rilevante (57%), con i momenti trascorsi insieme agli amici indicati dal 40,6%.

Questa relazione emerge anche dal rapporto TEHA: l'83,4% degli italiani non rinuncia alla componente sociale del consumo di pasta. Tra i giovani, il 68,6% dichiara di aver mangiato pasta fuori dai consueti orari nell'ultimo anno, soprattutto in occasioni di socialità. Le evidenze neuroscientifiche richiamate dallo studio indicano inoltre che il consumo condiviso di pasta stimola emozioni positive e contribuisce a rafforzare i legami sociali e le memorie condivise.

Il valore simbolico dell'alimento trova conferma nelle risposte degli intervistati. L'85,2% considera la pasta un simbolo di eccellenza del Made in Italy, mentre l'82,5% la identifica con la cultura italiana. Il 79,3% ne riconosce la qualità, l'accessibilità e la versatilità.

Tra gli aspetti più apprezzati della pasta figurano il prezzo accessibile (43,4%), particolarmente importante in una fase di aumento dei costi, e la capacità di soddisfare i gusti di tutta la famiglia (41,6%).

Nel complesso, il 36,3% degli intervistati dichiara un legame intenso con la pasta. All'interno di questo gruppo si distinguono i Devoti (13,0%), soprattutto Baby Boomer e uomini, e i Molto legati (23,3%). Soltanto il 3,2% manifesta un atteggiamento distaccato.

La relazione con questo alimento assume prevalentemente una dimensione pratica, legata alla comodità e alla convenienza (38,1%), ma resta significativa anche quella emotiva (31,4%), particolarmente diffusa tra le giovani donne, e quella identitaria (27,3%), leggermente più presente tra gli uomini.

Una delle domande poste dall'indagine riguardava la possibilità di immaginare una vita senza pasta, ipotizzando la sua improvvisa scomparsa dagli scaffali e dai menù. L'eventualità suscita una reazione negativa in quasi nove italiani su dieci. Il 51,1% la considera semplicemente impossibile, mentre il 43,8% manifesta disorientamento all'idea di perdere un alimento centrale nella propria alimentazione.

Potendo indicare fino a tre risposte, l'82,9% degli intervistati dichiara che sentirebbe la mancanza di almeno un aspetto legato al conforto e al piacere. La gratificazione di mangiare qualcosa di buono viene citata dal 48,8%, ma la risposta singola più frequente riguarda la perdita del senso di appartenenza alla cultura e alla tradizione italiana (52,5%).

Le differenze generazionali mostrano sensibilità diverse. I Baby Boomer rimpiangerebbero soprattutto il piacere di mangiare qualcosa di buono (57%), mentre per la Gen Z peserebbe maggiormente la perdita di un pasto completo a costo contenuto (55%). Il comfort legato al cibo risulta invece più importante per i Millennial, con il 31% delle risposte rispetto al 19% dei Baby Boomer.

La dimensione culturale emerge ancora più chiaramente quando agli intervistati viene chiesto di descrivere una vita senza pasta. Considerando fino a tre risposte, il 93,5% la associa ad almeno un'immagine di impoverimento culturale, con risultati sostanzialmente omogenei tra i diversi segmenti della popolazione.

Il 49,7% immagina una vita meno ricca dal punto di vista gastronomico e culturale, il 44,3% ritiene che comporterebbe una rinuncia alle proprie tradizioni e il 41,2% la definisce semplicemente meno italiana. Seguono gli aspetti legati alla perdita sul piano pratico e del benessere (52,0%) e quelli relativi al piacere e alla socialità (51,2%).

Il futuro della pasta tra accessibilità, nuovi consumi e cambiamento climatico

La ricerca analizza anche le aspettative degli italiani rispetto all'evoluzione dei consumi. Il 59,6% degli intervistati ritiene che la pasta conserverà il proprio valore emotivo e identitario anche per le prossime generazioni, mentre soltanto il 5,5% prevede una perdita di questo legame.

Tra i fattori destinati a influenzarne il futuro, il 66,6% individua i cambiamenti nei consumatori, a partire dall'evoluzione dei gusti e degli stili alimentari (35,8%). Il cambiamento climatico, con il 38,0%, è invece il singolo fattore più citato. Seguono le questioni economiche (38,8%) e quelle geopolitiche legate a dazi e guerre (32,9%).

Guardando più specificamente agli stili di vita, gli intervistati indicano la crescente attenzione alla salute e alla sostenibilità (54,2%), l'apertura a nuove ricette, abbinamenti e contaminazioni tra cucine diverse (51,8%) e il fattore tempo, tra pasti veloci e consumi fuori casa (48,1%).

Le aspettative sul prodotto restano tuttavia legate a caratteristiche consolidate: il 70,4% chiede che la pasta continui a essere economicamente accessibile e il 70,1% che conservi il proprio ruolo di simbolo dell'eccellenza alimentare italiana. L'adattamento a nuove esigenze alimentari è considerato importante dal 65,6%, senza che questo comporti un allontanamento dalla tradizione.

Il manifesto di Unione Italiana Food e le iniziative per il World Pasta Day

Per affrontare le sfide che interessano l'industria pastaria, i Pastai di Unione Italiana Food hanno elaborato un manifesto programmatico articolato in dieci punti. Tra le priorità individuate figurano la costruzione di una filiera più competitiva, il sostegno alle esportazioni e gli investimenti nei giovani e nell'innovazione.

Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food, sottolinea il valore economico e culturale del settore:

“Per gli italiani la pasta è una questione di appartenenza e di identità nazionale. E le ricerche presentate confermano la sua natura di preziosa alleata delle famiglie italiane, alle prese con l’aumento dei costi della vita - spiega Margherita Mastromauro, Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food - Il comparto della pasta, centrale nella nostra economia interna, è chiamato a crescere e a innovare per competere anche sui mercati internazionali. Lo scenario è complesso e sono tante le sfide che siamo chiamati ad affrontare. In questa 28esima edizione del World Pasta Day vogliamo ribadire il nostro impegno per il futuro della pasta italiana, in un manifesto che sintetizza in dieci punti quali sono le nostre priorità, sulle quali rafforzare il dialogo e la collaborazione con governo, istituzioni, mondo agricolo e ricerca. Alle istituzioni chiediamo un dialogo strutturato e continuativo, che accompagni le imprese nelle trasformazioni in atto. Con il mondo agricolo vogliamo consolidare una collaborazione orientata alla qualità, alla valorizzazione del grano duro italiano e alla continuità produttiva, mentre la ricerca rappresenta un alleato fondamentale per sviluppare nuove soluzioni e anticipare le esigenze future”.

Sulla necessità di rafforzare l'intera filiera interviene anche Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food:

“La leadership italiana della pasta va ben oltre i risultati commerciali – commenta Paolo Barilla, Presidente di Unione Italiana Food - ma il contesto globale sta cambiando rapidamente e impone alle imprese di continuare a innovare e adattarsi a scenari sempre più complessi. La sfida è quindi preservare ciò che rende unica la pasta italiana, investendo al tempo stesso in ricerca, sostenibilità, tecnologie e nuove competenze. Il futuro della nostra leadership dipenderà dall’evoluzione dell'intero sistema, valorizzando le competenze costruite nel tempo e sviluppandone di nuove. Altrettanto importante è rafforzare l'integrazione tra i diversi attori della filiera, valorizzando le eccellenze produttive e sviluppando una visione industriale condivisa, capace di affrontare le sfide globali con maggiore solidità. La sfida dei prossimi anni sarà continuare a innovare senza perdere la nostra identità”.

La 28esima edizione del World Pasta Day prevede anche una mobilitazione sui social network attraverso l'hashtag ufficiale #WorldPastaDay.

Food lover, giornalisti, chef e blogger di tutto il mondo sono invitati a condividere il proprio piatto di pasta preferito, utilizzando l'hashtag e menzionando gli account Facebook, X e Instagram di WeLovePasta.it.

Nell'edizione precedente sono stati pubblicati oltre 21 mila contenuti social dedicati alla pasta con l'hashtag #WorldPastaDay. L'iniziativa accompagna la Giornata Mondiale della Pasta del 25 ottobre, promossa da Unione Italiana Food e International Pasta Organisation.

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