Bollette Horeca, estate 2026 presenta il conto: quasi mezzo miliardo di costi in più

5 Ottobre 2026 - 12:58
Bollette Horeca, estate 2026 presenta il conto: quasi mezzo miliardo di costi in più

NOTIZIE HORECA - L’estate 2026 lascia un conto pesante a bar, ristoranti e hotel. Sommando le stime elaborate da Confcommercio-CER per i tre comparti, nel secondo semestre dell’anno i maggiori costi per l’elettricità potrebbero raggiungere 482 milioni di euro: 207 milioni per i ristoranti, 164 milioni per gli alberghi e 111 milioni per i bar. Un aggravio che arriva dopo mesi caratterizzati contemporaneamente dall’aumento dei prezzi dell’energia e da consumi più elevati, spinti soprattutto dalle temperature estive e dal maggiore utilizzo degli impianti di climatizzazione.

Il punto, per le imprese Horeca, è proprio questo: una bolletta più alta non significa necessariamente soltanto pagare di più ogni kilowattora. Durante l’estate 2026 sono cresciuti anche i consumi. Secondo Confcommercio-CER, nel terzo trimestre quelli elettrici delle imprese del commercio, turismo e ristorazione sono stimati in aumento del 15% rispetto al trimestre primaverile. A pesare è stato in particolare il ricorso alla climatizzazione nei mesi più caldi.

Prezzi più alti e più energia consumata

Una conferma arriva anche dalle stime diffuse da Confesercenti insieme al Gruppo Innova. Tra giugno e agosto 2026 le imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza avrebbero sostenuto circa 870 milioni di euro di costi energetici aggiuntivi rispetto allo stesso periodo del 2025, di cui circa 700 milioni legati all’elettricità e 170 milioni al gas.

Anche in questo caso la dinamica non dipende da un solo fattore, Confesercenti individua due cause principali: l’aumento del prezzo dell’elettricità all’ingrosso e il maggiore utilizzo degli impianti di climatizzazione e refrigerazione durante un’estate caratterizzata da temperature particolarmente elevate. Tra giugno e agosto il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è aumentato di oltre il 30% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Per un’attività Horeca questa combinazione è particolarmente delicata: una parte rilevante dei consumi non può infatti essere semplicemente eliminata. Frigoriferi, celle e vetrine refrigerate devono funzionare continuativamente; nei bar si aggiungono macchine professionali per il caffè, lavastoviglie e fabbricatori di ghiaccio, mentre ristoranti e pizzerie concentrano una quota importante dei consumi su cucina, aspirazione e lavaggio.

Negli hotel il quadro diventa ancora più articolato: alle camere e agli spazi comuni si sommano climatizzazione, produzione di acqua calda, lavanderia, cucine e, quando presenti, piscine, spa e altri servizi. Nei periodi di maggiore occupazione, quindi, alla crescita dei prezzi si aggiunge fisiologicamente un aumento dell’energia necessaria per erogare il servizio.

Perché l’Italia resta più esposta

Sul costo finale pesa anche una caratteristica del sistema energetico italiano. Le elaborazioni Confcommercio-CER rilevano un differenziale del prezzo dell’elettricità di 69,4 euro per MWh rispetto alla Francia, 67,2 euro rispetto alla Spagna e 65,3 euro rispetto alla Germania.

Una parte della differenza viene ricondotta al diverso mix utilizzato per produrre elettricità. Secondo gli stessi dati, in Italia gli impianti a gas rappresentano il 47,3% della produzione, contro il 18,2% della Spagna, il 17,6% della Germania e il 3,2% della Francia. Questo rende il sistema italiano più sensibile alle oscillazioni del prezzo del gas rispetto a Paesi che possono contare maggiormente su altre fonti.

Per bar, ristoranti e strutture ricettive la questione non riguarda quindi soltanto una stagione particolarmente calda. I mesi estivi hanno reso più evidente una vulnerabilità che accompagna attività caratterizzate da consumi elevati e, in parte, difficilmente comprimibili.

Il problema si sposta sui margini

Su HorecaNews avevamo già evidenziato come la bolletta, presa da sola, dica quanto un’impresa ha speso ma non quale parte dell’attività abbia generato quel consumo. Separare climatizzazione, refrigerazione, cucina, lavaggio e altri utilizzi permette di capire dove si concentra davvero il costo energetico e dove esistono margini di intervento.

I nuovi dati aggiungono però un altro elemento. Quando aumentano contemporaneamente il prezzo dell’energia e la quantità di energia necessaria per mantenere invariato il servizio, il problema non è più soltanto contenere i consumi. Diventa necessario capire quanto quella spesa incida sul margine prodotto da ogni coperto, camera o consumazione.

Il confronto diventa ancora più importante perché l’aumento dell’energia si inserisce in una struttura di costi già sottoposta alla pressione di materie prime, lavoro e altri servizi. Un ristorante pieno, un hotel con molte camere occupate o un bar con un elevato numero di clienti possono quindi generare più ricavi ma, contemporaneamente, richiedere più energia proprio quando il suo prezzo cresce.

L’estate 2026 lascia così alle imprese Horeca un problema che non termina con il calo delle temperature. I maggiori costi sostenuti nei mesi più caldi entrano nei conti dell’intero esercizio e rendono sempre più importante misurare non soltanto quanto si consuma, ma quanto margine resta dopo aver prodotto e venduto ogni servizio.

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