Global mixology: contro la crisi i bar tagliano i prezzi e i produttori dimezzano le bottiglie
In tempi di crisi, i produttori puntano su distillati in bottiglie più piccole, mentre i bar tagliano i prezzi dei cocktail. Le world news della settimana.
BAR & WINE - Per riconquistare i clienti in tempi di crisi, sempre più produttori puntano su distillati in bottiglie più piccole ed economiche, mentre aumentano oltreoceano (e non solo) i bar che tagliano i prezzi folli dei cocktail. Intanto in Wisconsin è stata revocata la licenza alla birreria che promette “una birra gratis alla morte di Trump”: il proprietario lancia accuse di ritorsioni politiche. Le notizie dal mondo di aperitivi e distillati selezionate fra i media internazionali.
Distillati, bottiglie “dimezzate” contro la crisi
Per rispondere alla crisi economica e alla perdita di potere di acquisto dei consumatori, c’è chi taglia i prezzi e chi taglia… le bottiglie. È il caso della multinazionale Suntory Global Spirits, che ha deciso di puntare sui formati ridotti nel mercato britannico, sulla scia del crescente interesse per bottiglie più piccole e convenienti. Dal 28 settembre sono disponibili le versioni da 35 cl di Jim Beam Pineapple e Jim Beam Black Cherry, ampliando una gamma già orientata ai “fractional formats”.
La strategia – si legge su Drinks Retailing News – si basa sui dati Nielsen, che mostrano una crescita dei formati tra 20 e 50 cl a fronte di un calo delle bottiglie tradizionali. Il trend è confermato anche da AB InBev, che ha annunciato novità nella stessa direzione. Per il 2027 Suntory prevede ulteriori lanci, tra cui Jim Beam White e nuove varianti Pineapple. Secondo Nick Temperley, MD UK & Ireland del gruppo, la riduzione dei formati offre vantaggi competitivi nei canali convenience e wholesale, dove contano prezzo, scelta e ottimizzazione dello spazio a scaffale.
Basta cocktail a prezzi folli, così i bar cercano di riconquistare i clienti
Negli Stati Uniti cresce l’insofferenza dei consumatori per cocktail e calici di vino ormai troppo costosi, spesso oltre i 20–26 dollari. Sono quindi sempre più numerosi i bar che reagiscono con strategie mirate per riconquistare i clienti: prezzi più bassi, happy hour estesi, ingredienti fatti in casa, acquisti in bulk e riduzione delle scorte di magazzino.
Un reportage pubblicato da Food & Wine cita ad esempio Night on Earth a Los Angeles, che ha introdotto mini‑cocktail da 8 dollari e versioni standard a 13, attirando nuova clientela e favorendo la socialità, considerata essenziale per contrastare quella che viene definita l’“epidemia di solitudine” diffusasi con il Covid. A New York, Bernie and Herb’s punta su drink da 9 dollari e un happy hour di sette ore, nella convinzione che i giovani non bevano meno per scelta ma a causa dei costi insostenibili. Anche Ray’s Hometown Bar a Detroit e Piccolo Morini a Manhattan propongono prezzi accessibili e iniziative comunitarie per diventare punti di riferimento di quartiere. Alcuni locali, come The Backbar at Verna a Nashville, propongono una prima consumazione a prezzo scontato per creare fiducia e fidelizzazione. Non solo cocktail: Bar Chimera ha lanciato i Monday Night Flights, in cui gli ospiti possono degustare tre vini premium pagando fra i 110 e i 200 dollari (prezzi non proprio economici ma comunque contenuti per la tipologia di vini offerti). E molti operatori sostengono che il futuro sarà all’insegna di semplicità, meno orpelli e prezzi più onesti, con l’obiettivo di riportare le persone nei bar e ricostruire relazioni durature. Non a caso, anche in Italia qualcuno sta seguendo la stessa strada.
Licenza revocata al locale che promette “una birra gratis alla morte di Trump”
La birreria Minocqua Brewing, nel Wisconsin, si è vista revocare la licenza per la vendita di alcol dopo che il Dipartimento delle Entrate ha contestato irregolarità fiscali e di trasporto per birra prodotta in Illinois e distribuita senza i permessi necessari, con il sequestro di merce per 25mila dollari. Ma secondo il proprietario, Kirk Bangstad, si tratta di una ritorsione politica: Bangstad, riporta The Drinks Business, è infatti noto per le sue posizioni anti‑Trump e per iniziative provocatorie come la promessa di “birra gratis il giorno in cui Trump morirà”.
L’uomo – che è anche promotore di un SuperPAC (organizzazioni a supporto di candidati politici negli Usa) impegnato contro esponenti repubblicani accusati di “bugie elettorali” nella campagna del 2021 - afferma di aver tentato di pagare le imposte dovute ma di essere stato ostacolato da ritardi burocratici. Ora ha avviato un ricorso, con udienza fissata il prossimo 18 novembre, e chiede ai suoi sostenitori di contribuire alle spese legali, che per ogni battaglia in tribunale, spiega, “arrivano a 100mila dollari”.
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