Katarì a Gibellina: Nocellara del Belìce e arte contemporanea nel progetto di Salvatore Di Girolamo

Katarì, il progetto oleario di Salvatore Di Girolamo: ulivi secolari e arte contemporanea si incontrano nell’edizione inaugurale dedicata a Gibellina

24 Sett 2026 - 12:03
Katarì a Gibellina: Nocellara del Belìce e arte contemporanea nel progetto di Salvatore Di Girolamo

NOTIZIE HORECA - La raccolta delle olive era una festa, il lavoro fatto insieme, i racconti, la brace accesa durante la pausa pranzo, poi il frantoio e l’attesa del primo olio. Sono alcuni dei ricordi che Salvatore Di Girolamo conserva delle giornate trascorse da bambino con il padre Pietro nelle campagne di famiglia a Gibellina (TP) e che, molti anni dopo, sono entrati nella storia di Katarì, il suo nuovo progetto oleario dedicato alla Nocellara del Belìce.

Di Girolamo vive e lavora in Svizzera nel settore farmaceutico, ma dal 2019 ha ripreso a occuparsi direttamente degli uliveti di famiglia, che negli anni hanno continuato a essere coltivati. Suo padre, scomparso nel 2005 quando Salvatore aveva 19 anni, non era un agricoltore di professione, aveva un altro lavoro, ma con la terra manteneva un rapporto costante.

«Non era semplicemente passione, ma attaccamento vero, era come se non volesse perdere il contatto, ci andava sempre, anche solo per farci un salto», ricorda Di Girolamo. 

Nella memoria sono rimasti anche gesti più piccoli, come raccogliere le verdure spontanee in primavera o fermarsi a mangiare fichi e gelsi direttamente dagli alberi. «Da quando sono tornato a occuparmi degli uliveti, quei momenti tornano vivi e mi riportano inevitabilmente a quelle giornate».

Da questo legame prende forma Katarì, nome scelto in omaggio alla nonna Caterina. L’azienda conta circa 2,5 ettari di uliveto, uno dei quali occupato da piante adulte e secolari, per un patrimonio complessivo di circa 350 alberi. Oltre cinquanta sono ultrasecolari, con esemplari che superano i quattrocento anni. Katarì è un extravergine monocultivar Nocellara del Belìce.

La prima campagna olearia firmata Katarì è quella del 2025. Gli uliveti sono condotti secondo un modello di agricoltura convenzionale sostenibile, le olive vengono raccolte precocemente nella seconda metà di ottobre, quando sono ancora verdi, manualmente e con l’ausilio di abbacchiatori. L’estrazione avviene a freddo in un frantoio a ciclo continuo.

Alla produzione 2025 appartiene anche l’edizione inaugurale Katarì × Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026: due bottiglie d’autore nel formato da mezzo litro, prodotte in 200 esemplari per ciascuna delle due etichette.

La scelta nasce anche dal particolare rapporto che Gibellina ha costruito con l’arte dopo il terremoto del Belìce del 1968. La visione di Ludovico Corrao chiamò artisti e intellettuali a partecipare alla ricostruzione culturale della città, lasciando un patrimonio che per chi è nato successivamente è diventato parte del paesaggio quotidiano.

Di Girolamo appartiene proprio a quella generazione. «Mentre molti non compresero subito la visione di Ludovico e l’importanza dell’arte nella ricostruzione della nuova città, la mia generazione, nata e cresciuta a Gibellina, ha vissuto e vive l’arte contemporanea quasi naturalmente. Da bambino non ne comprendevo pienamente il significato, ma quelle forme, quegli spazi e quelle opere sono diventati nel tempo parte integrante della mia identità».

Nel 2026 quella storia ha trovato un nuovo riconoscimento nella designazione di Gibellina come prima Capitale italiana dell’Arte contemporanea. Gli uliveti della famiglia Di Girolamo sorgono nei pressi dell’antico abitato, oggi segnato dal Grande Cretto di Alberto Burri, e il debutto artistico di Katarì guarda direttamente a questo patrimonio.

Carla Sutera Sardo firma The Geometry of Resistance, opera nata dall’osservazione del Sistema delle Piazze di Gibellina. Figure femminili vestite di rosso attraversano lo spazio architettonico con la loro presenza, introducendo i temi della permanenza e della memoria.

Alessandro Giorgi parte invece dal paesaggio con Impronte sul Terreno. Linee che si intrecciano e sovrappongono richiamano le tracce lasciate dal tempo, dagli elementi naturali e dal lavoro dell’uomo, restituendo attraverso il segno la trasformazione continua del territorio.

Le due opere non sono concepite semplicemente come immagini da applicare alle bottiglie. La collaborazione con gli artisti è uno degli elementi sui quali Di Girolamo intende costruire nel tempo l’identità di Katarì, senza però trasformarla in uno schema fisso.

«Vorrei che tutto evolvesse in modo naturale, senza dar vita a un format rigido. Immagino un percorso in cui siano soprattutto i temi a guidare le prossime collaborazioni: la terra, la memoria, il paesaggio, ma anche il futuro e il rapporto tra tradizione e contemporaneità».

Saranno quindi i temi a orientare anche la scelta degli artisti, ai quali Di Girolamo vorrebbe lasciare piena libertà creativa, potranno così nascere opere realizzate appositamente per Katarì o progetti capaci di superare i confini dell’etichetta.

La raccolta dell’ottobre 2026 segnerà la seconda campagna produttiva. Dopo l’esordio con due artisti siciliani, Katarì dovrà così misurarsi con la continuità di un progetto che tiene insieme due dimensioni molto diverse ma entrambe legate alla biografia di Di Girolamo, gli ulivi della sua famiglia e l’arte con cui è cresciuto a Gibellina.

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