Leadership femminile nel mondo del vino: a Trieste il confronto sui nuovi modelli di impresa
Al MIB Trieste il confronto sulla leadership femminile nel mondo del vino tra governance, potere decisionale, competenze e passaggio generazionale
EVENTI - Come stanno cambiando i modelli di guida e organizzazione nelle imprese vitivinicole e quale ruolo stanno assumendo le donne in questa trasformazione? È il tema attorno al quale si è sviluppato il 28 settembre scorso l’incontro ospitato a Palazzo Ferdinandeo, sede di MIB Trieste School of Management, in occasione della presentazione della ricerca “Il ruolo della leadership femminile nell’evoluzione dei modelli di governance nelle aziende vitivinicole”.

Lo studio, promosso dal Leadership Lab di MIB e realizzato in collaborazione con l’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, nasce dal lavoro di Gabriella Iacono, Core Faculty dell’Area Leadership Development, e Pierpaolo Penco, responsabile dell’Area Wine Business della scuola. Due prospettive complementari, quella sulle dinamiche organizzative e di leadership e quella sul Wine Business, applicate a un settore ancora fortemente caratterizzato dalla presenza di imprese familiari e chiamato oggi a confrontarsi con mercati più complessi, nuove competenze e ricambio generazionale.

Ad aprire i lavori Vladimir Nanut, CEO di MIB Trieste School of Management, che ha ricordato il percorso della scuola e le ragioni che hanno portato alla nascita del Leadership Lab. Di fronte alla velocità dei cambiamenti economici e tecnologici, le sole competenze tecniche non sarebbero più sufficienti: comunicazione, gestione delle relazioni, pensiero critico e capacità di guidare la complessità assumono un peso crescente nella formazione manageriale.

A presentare i risultati della ricerca è stata Gabriella Iacono. L’indagine ha coinvolto 152 professioniste associate all’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, per il 50,7% imprenditrici e per circa il 30% manager o dipendenti con responsabilità decisionali, affiancando alla survey interviste qualitative con opinion leader della filiera.

Uno dei concetti emersi durante la presentazione sintetizza il cambiamento osservato: passare da una gestione accentrata a una funzione maggiormente orientata al coordinamento. Un passaggio particolarmente rilevante nel mondo del vino, dove proprietà, famiglia e guida dell’impresa spesso coincidono e dove la crescita delle aziende e la maggiore complessità dei mercati richiedono delega, competenze diverse e una più chiara distribuzione delle responsabilità.
La ricerca porta anche l’attenzione sulla distanza che può esistere tra ruolo formale ed effettivo potere decisionale. Essere presenti nell’organizzazione o ricoprire una determinata posizione non significa necessariamente disporre dello stesso spazio di autonomia nelle scelte. La leadership viene quindi ricondotta alla capacità di indicare una direzione, assumersi responsabilità, costruire autorevolezza e creare le condizioni perché competenze differenti possano contribuire ai processi decisionali.
A questo si lega il passaggio generazionale, uno dei momenti più delicati per le aziende familiari. Circa il 55% delle intervistate riferisce una pianificazione formale della successione, un dato che assume particolare significato in un comparto nel quale trasferire l’impresa da una generazione alla successiva significa far passare non soltanto la proprietà, ma anche competenze, responsabilità, relazioni e capacità decisionale.
Francesca Poggio, Vicepresidente Vicaria dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino, ha ripercorso l’evoluzione dell’associazione, nata nel 1988 e arrivata oggi a 1.290 socie appartenenti alle diverse professionalità della filiera. Nel suo intervento ha richiamato anche l’indagine CREA presentata a Vinitaly 2026 e il progressivo ampliamento delle competenze femminili nel settore, dalla produzione all’enologia, dalla ristorazione all’accoglienza, fino alla comunicazione e all’enoturismo.

A Cristina Mercuri MW, fondatrice di Mercuri Wine Club, il compito di spostare ulteriormente la prospettiva mettendo subito in chiaro la distinzione tra effettiva presenza delle donne nel comparto e visibilità professionale loro riconosciuta, due aspetti che non sempre si muovono di pari passo. La stessa definizione di “leadership femminile” potrebbe per la Mercuri essere messa in discussione preferendo parlare di leadership contemporanea, superando il modello verticale del leader che decide, controlla e accentra. «Un buon leader oggi non è chi trattiene tutto nelle proprie mani, ma chi rende più forte l’ecosistema intorno a sé», ha osservato Mercuri.

Dalla riflessione sui modelli alla testimonianza imprenditoriale con Gabriella Benedetta Vettoretti, alumna MIB, che ha raccontato il proprio percorso dall’azienda familiare di Valdobbiadene alla costruzione di Gabe, progetto autonomo sviluppato tra attività agricola, ospitalità e distribuzione. Un’esperienza nella quale formazione manageriale, competenze e relazioni hanno accompagnato la costruzione di una nuova identità imprenditoriale.

A moderare l’incontro Pierpaolo Penco, che ha portato nel confronto la prospettiva del Wine Business, tra strategia, mercati e trasformazione dei modelli aziendali.

La giornata di Trieste ha così portato il confronto oltre la sola crescita numerica della presenza femminile nel vino. Governance, delega, competenze, accesso ai processi decisionali e passaggio generazionale riguardano più ampiamente la capacità delle imprese vitivinicole di evolvere insieme al mercato. La distinzione proposta durante l’incontro tra leadership “femminile” e leadership “contemporanea” lascia aperta una domanda: quanto delle trasformazioni osservate sia legato alla maggiore presenza delle donne nei ruoli decisionali e quanto racconti, invece, un cambiamento più generale nel modo di guidare le imprese del vino.







