Salute mentale e lavoro nell'Horeca: i rischi nascosti dietro il servizio

Salute mentale nell'Horeca: turni, stress e carichi eccessivi sotto osservazione. Cosa emerge dalle analisi OMS e INAIL e come prevenire i rischi.

13 Ottobre 2026 - 11:27
Salute mentale e lavoro nell'Horeca: i rischi nascosti dietro il servizio

NOTIZIE HORECA - Turni prolungati, ritmi serrati, pressione durante il servizio e rapporti talvolta difficili con la clientela. Sono condizioni che possono incidere sulla salute mentale di chi lavora nell'Horeca, soprattutto quando si ripetono nel tempo e si accompagnano a un'organizzazione poco attenta ai carichi di lavoro e alle possibilità di recupero.

La Giornata mondiale della salute mentale, celebrata il 10 ottobre, richiama l'attenzione su una questione che riguarda anche bar, ristoranti, alberghi e altre attività dell'ospitalità. La campagna promossa dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) per il 2026, Lived experiences heard: real voices, real change, pone al centro l'importanza di coinvolgere le persone con esperienza diretta di problemi di salute mentale nelle decisioni sui servizi e sulle politiche sanitarie.

Il tema della ricorrenza non è specificamente dedicato al lavoro. È però l'occasione per approfondire un problema sul quale la stessa OMS ha richiamato l'attenzione nella scheda Mental health at work, aggiornata il 15 settembre 2026: condizioni organizzative sfavorevoli, carichi eccessivi e scarsa autonomia rappresentano fattori di rischio per il benessere psicologico dei lavoratori.

Nell'Horeca la pressione cambia da una mansione all'altra

Le caratteristiche del settore rendono particolarmente importante la prevenzione dei rischi psicosociali. L'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) individua tra i fattori critici dell'Horeca gli orari lunghi o irregolari, il lavoro su turni, l'insicurezza occupazionale, le aggressioni da parte dei clienti e le difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale.

Il peso di questi fattori varia a seconda delle mansioni. Nelle cucine, la concentrazione del lavoro nelle ore di punta richiede rapidità e coordinamento. In sala e nei bar, alla pressione dei tempi si aggiunge la gestione delle richieste e dei reclami dei clienti. Negli alberghi, soprattutto per il personale addetto alla pulizia delle camere, il rispetto di scadenze ravvicinate può comportare ritmi elevati e attività ripetitive.

Un turno particolarmente intenso non comporta necessariamente conseguenze per la salute. Il rischio aumenta quando il sovraccarico diventa abituale, le pause e il recupero risultano insufficienti e i lavoratori hanno poca possibilità di incidere sull'organizzazione delle proprie attività.

L'OMS sottolinea inoltre il ruolo dei rapporti interpersonali, della mancanza di sostegno da parte dei responsabili e dei comportamenti ostili nell'ambiente professionale. Lo stress protratto può incidere sul benessere psicofisico, mentre condizioni di lavoro adeguate, relazioni positive e autonomia possono contribuire a proteggere la salute mentale.

I dati INAIL: un segnale per gli addetti alle pulizie

Un approfondimento specifico sul settore italiano è contenuto nella scheda INAIL Le malattie professionali nel settore delle attività dei servizi alberghieri e della ristorazione, realizzata nel dicembre 2025 e pubblicata online a gennaio 2026.

L'analisi riguarda un comparto che, secondo i dati INAIL riferiti al 2023, comprende oltre 300.000 aziende e circa un milione di addetti-anno. Accanto ai rischi fisici, l'Istituto richiama l'attenzione su carichi eccessivi, ritmi serrati, turni prolungati, scarsa autonomia e violenza fisica o verbale da parte di clienti o colleghi.

Tra i risultati del sistema di sorveglianza MalProf relativi al periodo 2019-2023 emerge un dato particolarmente significativo per la salute psicologica.

Per gli addetti alle pulizie nei servizi di alloggio e ristorazione, l'INAIL rileva un indice PRR (Proportional reporting ratio) pari a 3,46 per le reazioni a grave stress e i disturbi dell'adattamento.

Si tratta di un indicatore statistico che confronta la proporzione di determinate patologie nelle segnalazioni relative a una professione con quella riscontrata nelle altre professioni. Il risultato evidenzia un'associazione, ma non significa che questi lavoratori abbiano una probabilità 3,46 volte maggiore di ammalarsi, né permette di misurare la diffusione dello stress.

Nell'insieme delle 2.714 associazioni causali positive registrate da MalProf per l'Horeca, le malattie psichiche sono 26, pari all'1%. Anche in questo caso il dato non rappresenta la percentuale di lavoratori che sperimentano disagio psicologico: riguarda esclusivamente le patologie rilevate dal sistema di sorveglianza.

Malattie psichiche professionali, perché è difficile riconoscerle

Il problema del riconoscimento emerge con maggiore chiarezza da un'altra pubblicazione INAIL del 2025, Le malattie psichiche sul lavoro.

Secondo la banca dati dell'Istituto, tra il 2019 e il 2023 in Italia sono state denunciate 2.047 malattie psichiche professionali, delle quali 149 riconosciute, pari al 7,3%. Per le altre patologie, nello stesso periodo, la percentuale di riconoscimento è stata del 47,1%.

I dati riguardano tutti i settori produttivi, non soltanto l'Horeca, e provengono da una rilevazione diversa rispetto a quella MalProf. La differenza nei riconoscimenti evidenzia la complessità nell'individuare e documentare l'origine lavorativa delle patologie psichiche.

Non tutto lo stress si traduce infatti in una malattia diagnosticata. Occorre distinguere il disagio psicologico, lo stress lavoro-correlato e i disturbi mentali. Anche il burnout, associato dall'OMS a uno stress cronico sul lavoro non adeguatamente gestito, è classificato come fenomeno occupazionale e non come una malattia.

Queste distinzioni sono importanti soprattutto nella prevenzione: la tutela della salute mentale non può dipendere soltanto dall'emergere di patologie riconosciute, ma deve partire dall'individuazione delle condizioni lavorative potenzialmente dannose.

Stress lavoro-correlato: la prevenzione riguarda anche i piccoli locali

In Italia la valutazione dello stress lavoro-correlato è prevista dall'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 e rientra negli obblighi di valutazione dei rischi a carico dei datori di lavoro.

Per supportare le imprese, l'INAIL ha sviluppato una metodologia che prende in esame sia il contenuto del lavoro, come orari, carichi e distribuzione dei compiti, sia il contesto organizzativo, compresi autonomia, ruoli e rapporti interpersonali.

Il percorso considera anche indicatori come assenze e turnover e prevede il coinvolgimento delle figure aziendali della prevenzione e dei lavoratori. Non si tratta di valutare la capacità del singolo dipendente di resistere allo stress, ma di individuare eventuali criticità nell'organizzazione e adottare misure correttive.

L'obbligo interessa anche le piccole attività Horeca, nelle quali il numero limitato di addetti e la necessità di garantire continuità al servizio possono rendere più complessa la gestione delle assenze e dei picchi di lavoro.

Turni, ascolto e organizzazione: dove intervenire

Secondo l'OMS, la prevenzione dei rischi per la salute mentale deve agire prima di tutto sulle condizioni di lavoro. Non è sufficiente insegnare ai dipendenti a gestire lo stress se l'organizzazione continua a esporli a sovraccarichi sistematici.

Per un gestore Horeca questo può significare programmare i turni con un anticipo adeguato, rispettare i tempi di riposo, prevedere una copertura sufficiente nelle ore di maggiore affluenza e distribuire le mansioni evitando che le situazioni più impegnative ricadano sempre sulle stesse persone.

L'attenzione deve riguardare anche i rapporti professionali. Segnalazioni ricorrenti su ritmi difficili da sostenere, conflitti o comportamenti aggressivi meritano di essere affrontate prima che si trasformino in problemi persistenti. Un confronto regolare con il personale può aiutare a individuare difficoltà che non emergono dai soli indicatori organizzativi, senza sostituire le procedure di valutazione previste dalla normativa.

La formazione dei responsabili, il miglioramento della comunicazione interna e la definizione chiara delle responsabilità sono ulteriori strumenti di prevenzione. La loro efficacia dipende però dalla capacità di accompagnarli con interventi concreti sulle condizioni di lavoro.

La Giornata mondiale della salute mentale invita così a guardare anche a ciò che avviene dietro il servizio. La pressione può far parte del lavoro nell'ospitalità, ma non deve diventare una condizione permanente da considerare inevitabile. Riconoscere i segnali di sovraccarico e intervenire sull'organizzazione è una responsabilità che riguarda la salute dei lavoratori, oltre alla gestione quotidiana delle imprese.

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