Turismo europeo, il 92% dei viaggi resta nell'UE, ma dove si concentra la spesa?

Il 92% dei viaggi europei resta nell'UE, ma la spesa maggiore è all'estero. I dati Eurostat e le ricadute per hotel e ristoranti italiani

13 Ottobre 2026 - 11:19
Turismo europeo, il 92% dei viaggi resta nell'UE, ma dove si concentra la spesa?

INDAGINI E RICERCHE - I viaggi domestici rappresentano il 70% degli spostamenti effettuati dai residenti europei, ma quelli all'estero generano quasi il 59% della spesa turistica complessiva. È la differenza più significativa che emerge dai dati Eurostat relativi al 2025, pubblicati il 9 ottobre 2026. Un divario che riguarda la durata dei soggiorni, le destinazioni e soprattutto il modo in cui viene distribuito il budget di viaggio.

Per hotel, ristoranti e servizi turistici italiani, il confronto suggerisce una riflessione che va oltre il consueto conteggio degli arrivi: quanti visitatori raggiungono una destinazione non basta a stabilire quanto spendono e quale parte di quelle risorse viene effettivamente intercettata dalle imprese locali.

Turismo europeo: il 92% dei viaggi resta nell'UE, ma la spesa segue altre proporzioni

Nel 2025 i residenti nell'Unione europea hanno effettuato 1,2 miliardi di viaggi per motivi personali o professionali, con almeno un pernottamento. Di questi, 848 milioni si sono svolti all'interno del Paese di residenza, mentre 264 milioni hanno avuto come destinazione un altro Stato membro. Il 92% dei viaggi è quindi rimasto nell'UE, considerando sia gli spostamenti domestici sia quelli verso altri Paesi dell'Unione. Soltanto l'8% ha avuto come destinazione un Paese extra-UE.

Il rapporto cambia sensibilmente quando si passa dal numero degli spostamenti al loro valore economico. Secondo Eurostat, la spesa per i viaggi domestici è stata di 266,2 miliardi di euro, contro 379,4 miliardi per quelli all'estero, comprese le destinazioni extra-UE.

I viaggi internazionali pesano quindi maggiormente sulla spesa complessiva, pur rappresentando una quota minoritaria degli spostamenti. Questo non significa necessariamente che ogni visitatore straniero sia più redditizio per le imprese della destinazione: nel costo del viaggio incidono anche i trasporti e la durata della permanenza.

La distinzione è rilevante per l'ospitalità italiana, dove clientela nazionale e internazionale possono presentare esigenze differenti, non sempre riconducibili a una semplice contrapposizione fra soggiorni brevi e lunghi.

Il caso italiano: arrivi e pernottamenti raccontano due mercati differenti

Nel 2025, secondo Istat, gli arrivi dei clienti italiani nelle strutture ricettive sono diminuiti del 3,5%, mentre le presenze sono rimaste sostanzialmente stabili. Per la clientela straniera, invece, sono aumentati sia gli arrivi (+1,4%) sia i pernottamenti (+4,3%).

I visitatori internazionali hanno generato il 55,3% delle presenze complessive nelle strutture ricettive italiane, confermandosi una componente determinante della domanda.

La durata del soggiorno introduce però ulteriori differenze. Nel terzo trimestre del 2025, quello estivo, la permanenza media negli alberghi è stata di 3,96 notti per gli italiani e di 3,37 per gli stranieri. Un dato che dimostra come la clientela domestica possa fermarsi più a lungo in determinati periodi e tipologie di struttura.

L'indagine della Banca d'Italia, riferita ai viaggiatori stranieri in ingresso e basata su un diverso perimetro statistico, evidenzia un'altra dinamica: nel 2025 sono aumentati i visitatori pernottanti, ma la durata media dei loro viaggi si è ridotta da 6,6 a 6,4 notti. Contemporaneamente, la spesa media per notte è salita da 135,6 a 139,1 euro.

Il valore economico di un flusso turistico dipende dunque dalla combinazione di più fattori. Per un albergo, conoscere la permanenza media della clientela aiuta a valutare non soltanto l'occupazione delle camere, ma anche la possibilità di proporre ristorazione e servizi aggiuntivi durante il soggiorno.

Dove spendono i viaggiatori: non tutto il budget arriva alla destinazione

La composizione della spesa spiega una parte importante del divario europeo.

Nei viaggi domestici l'alloggio assorbe il 34% del budget e i trasporti il 21%. Negli spostamenti all'estero, secondo Eurostat, le quote raggiungono rispettivamente il 35% e il 32%. Il maggiore peso dei trasporti contribuisce quindi ad aumentare il costo complessivo dei viaggi internazionali, senza tradursi necessariamente in maggiori consumi negli esercizi della destinazione.

Per comprendere quanto viene speso effettivamente in Italia è utile la rilevazione della Banca d'Italia, che esclude i trasporti internazionali. Nel 2025 i viaggiatori stranieri hanno speso nel nostro Paese 56,7 miliardi di euro, destinandone 25,6 miliardi all'alloggio e 13 miliardi ai ristoranti.

Le due voci rappresentano insieme oltre il 68% della spesa turistica straniera rilevata sul territorio nazionale. Gli acquisti assorbono un ulteriore 15,2%.

Più della metà della spesa dei visitatori stranieri in Italia, il 53,2%, proviene da residenti negli altri Paesi dell'UE. Il dato conferma il peso del mercato europeo, ma non va confuso con il 92% rilevato da Eurostat, che riguarda le destinazioni dei viaggi effettuati dai residenti dell'Unione.

Anche la destinazione scelta modifica le occasioni di consumo. Nel 2025 la spesa dei visitatori stranieri per vacanze culturali e soggiorni nelle città d'arte è cresciuta del 13,1%, beneficiando anche dell'effetto Giubileo. Banca d'Italia attribuisce a quest'ultimo quasi due terzi dell'incremento complessivo della spesa turistica internazionale nell'anno.

Per le imprese contano quindi anche la motivazione del viaggio, la stagionalità e le opportunità di consumo presenti sul territorio.

Come può cambiare l'offerta di hotel, ristoranti e servizi turistici

La differenza tra numero dei viaggi e valore economico della domanda può avere conseguenze concrete sull'organizzazione delle attività turistiche. Per un albergo, ad esempio, una clientela che soggiorna prevalentemente una o due notti richiede servizi facilmente accessibili e utilizzabili in tempi brevi. Dove invece le permanenze si prolungano, aumentano le occasioni per proporre ristorazione interna, esperienze sul territorio e attività distribuite su più giornate.

Anche per i ristoranti la durata della visita può influenzare le scelte commerciali. Nelle destinazioni frequentate soprattutto per brevi soggiorni, possono risultare interessanti formule di pranzo compatibili con gli itinerari turistici, prenotazioni flessibili e orari coordinati con le principali attrazioni. Una clientela che rimane più giorni offre invece maggiori opportunità di diversificare le occasioni di consumo, dalla colazione alla cena, valorizzando anche le specialità locali.

Per guide, organizzatori di esperienze e altri servizi turistici, conoscere i tempi di permanenza può aiutare a distinguere la domanda di attività brevi da quella di itinerari più articolati, favorendo collaborazioni con strutture ricettive e ristoratori.

La provenienza geografica, da sola, non basta però a definire queste esigenze. I dati italiani mostrano che, in determinati periodi, anche i turisti domestici possono soggiornare più a lungo degli stranieri. Contano inoltre la destinazione, la stagione e la motivazione del viaggio.

Per le imprese diventa quindi utile affiancare agli arrivi altri indicatori: permanenza media, spesa per notte, utilizzo della ristorazione e acquisto di servizi aggiuntivi. Il valore del turismo non dipende soltanto da quante persone raggiungono una destinazione, ma anche da quanto tempo vi rimangono e da quali consumi effettuano durante il soggiorno.

Fonti

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