Turismo in Italia: più presenze, meno arrivi. Crescita o metamorfosi?

Meno arrivi, più notti, maggioranza di stranieri e un extra-alberghiero che avanza: cosa ci raccontano i dati Istat sul turismo in Italia nel 2026.

23 Sett 2026 - 10:38
Turismo in Italia: più presenze, meno arrivi. Crescita o metamorfosi?

INDAGINI E RICERCHE - Nel secondo trimestre 2026 gli arrivi diminuiscono dello 0,8%, mentre le presenze aumentano del 3,9%. Stranieri ed extra-alberghiero guidano una trasformazione che riguarda anche il sistema dell’ospitalità.

Il turismo italiano continua a crescere, ma non necessariamente nel modo più immediato da leggere. Tra aprile e giugno 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato poco meno di 47 milioni di arrivi e quasi 148 milioni di presenze, secondo i dati Istat. Rispetto allo stesso periodo del 2025, gli arrivi sono diminuiti dello 0,8%, mentre le notti trascorse nelle strutture sono aumentate del 3,9%.

È proprio questa divergenza a rendere interessante il secondo trimestre. Il numero dei clienti non aumenta, ma cresce il tempo complessivamente trascorso nelle strutture ricettive. La permanenza media raggiunge infatti 3,15 notti, in lieve aumento rispetto al 2025.

Più che un'espansione uniforme dei flussi, i numeri descrivono quindi un mercato nel quale cambiano la durata dei soggiorni, il peso della clientela internazionale e la distribuzione tra le diverse formule ricettive.

Gli stranieri rappresentano oltre sei presenze su dieci

A sostenere maggiormente la crescita è ancora una volta la componente internazionale. Nel secondo trimestre i turisti stranieri hanno rappresentato il 61,6% delle presenze complessive, confermandosi maggioritari rispetto alla clientela italiana.

Le loro presenze sono aumentate del 4,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre quelle degli italiani sono cresciute del 2,7%.

Anche la durata del soggiorno mostra una differenza significativa: la permanenza media degli stranieri raggiunge 3,34 notti, contro le 2,88 notti dei clienti italiani.

Per il sistema dell'ospitalità il dato assume un significato che va oltre il semplice conteggio degli arrivi. Una maggiore permanenza significa infatti una presenza più prolungata nelle destinazioni e, potenzialmente, un numero superiore di occasioni di consumo durante il soggiorno. Questo non consente automaticamente di tradurre l'aumento delle presenze in maggiore spesa, dato che Istat non misura in questa rilevazione il valore economico generato, ma evidenzia comunque un cambiamento nella struttura della domanda turistica.

L'extra-alberghiero cresce più degli hotel

Un altro elemento rilevante riguarda il rapporto tra settore alberghiero ed extra-alberghiero.

Tra aprile e giugno gli hotel hanno registrato 27,6 milioni di arrivi e 77,6 milioni di presenze. Il comparto extra-alberghiero ha invece totalizzato oltre 19,3 milioni di arrivi e circa 70,3 milioni di presenze.

La distanza tra i due segmenti appare quindi molto più contenuta se si osservano le notti trascorse piuttosto che il numero degli arrivi.

È soprattutto la dinamica tendenziale a evidenziare la differenza. Le presenze negli esercizi extra-alberghieri sono aumentate del 5,6%, più del doppio rispetto al +2,4% registrato dagli alberghi.

Nel comparto extra-alberghiero crescono sia gli italiani, del 4,2%, sia gli stranieri, del 6,4%. Negli alberghi, invece, l'incremento è più contenuto: +1,7% per la clientela italiana e +2,9% per quella internazionale.

La categoria extra-alberghiera considerata da Istat comprende anche gli alloggi in case e appartamenti destinati ad affitti turistici brevi, gestiti sia in forma imprenditoriale sia non imprenditoriale. La crescita del segmento segnala quindi un progressivo ampliamento delle modalità con cui i viaggiatori organizzano il proprio soggiorno.

Maggio accelera, giugno concentra il maggior numero di presenze

All'interno del trimestre, il mese più dinamico rispetto al 2025 è stato maggio, quando le presenze sono aumentate complessivamente dell'8,8%. La crescita ha riguardato sia i turisti italiani, con un incremento del 6,4%, sia quelli stranieri, saliti del 10,1%.

Giugno rimane tuttavia il mese con il maggior peso sul trimestre: concentra il 44,1% delle presenze complessive.

Anche questo dato invita a leggere con attenzione il risultato generale. Il +3,9% registrato tra aprile e giugno non rappresenta infatti una crescita omogenea durante tutto il periodo, ma il risultato di dinamiche mensili differenti.

Per l'Horeca cambia soprattutto la geografia della domanda

Per hotel, ristoranti, bar e attività legate al turismo, il dato più interessante potrebbe quindi non essere soltanto quanti viaggiatori arrivano in Italia, ma quanto rimangono e dove scelgono di soggiornare.

La crescita dell'extra-alberghiero non implica automaticamente uno spostamento della spesa verso la ristorazione: chi soggiorna in appartamento dispone spesso anche della possibilità di preparare autonomamente i pasti. Allo stesso tempo, però, una quota crescente di turisti trascorre le proprie giornate fuori dai servizi tradizionalmente integrati nell'offerta alberghiera.

È un cambiamento che può incidere sulla distribuzione della domanda sul territorio, soprattutto nelle destinazioni nelle quali case vacanza, affitti brevi e altre formule extra-alberghiere hanno assunto un peso rilevante.

I numeri del secondo trimestre 2026 non permettono ancora di parlare da soli di una trasformazione strutturale del turismo italiano. Mostrano però con chiarezza che crescita delle presenze e crescita degli arrivi non coincidono più necessariamente.

Meno arrivi, più notti, maggiore peso degli stranieri e un extra-alberghiero che avanza più rapidamente degli hotel: più che una semplice espansione dei flussi, il trimestre racconta un mercato nel quale sta cambiando il modo in cui il soggiorno viene distribuito tra tempo, provenienze e formule ricettive.

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