Grappa e amari, la saggezza passa dai sensi: il racconto dei Narratori del Gusto
Luigi Odello racconta grappa e amari attraverso i Codici Sensoriali, tra identità italiana, cultura del bere e scoperta consapevole dei sensi
NOTIZIE HORECA - Si parla sempre meno di saggezza. Peggio ancora: la si pratica sempre meno. Ne siamo tutti vittime, anche quando assistiamo all'ennesimo provvedimento legislativo che, con l'intento dichiarato di semplificare, riesce nell'impresa opposta: complicare la vita. In un mondo che corre veloce, un bicchierino ogni tanto ci vuole. Non per consolazione, ma per ricordarci che vivere significa anche concedersi esperienze capaci di coinvolgere i sensi e la mente.
Quando parliamo di un bicchierino, però, entriamo nel vasto universo del bere forte, quello degli spirits, dove l'alcol è più concentrato e la scelta diventa decisiva. Non è una scelta banale: ogni anno nel mondo si producono oltre cinquanta miliardi di bottiglie di distillati e liquori. In questa sterminata folla di etichette, la saggezza consiste nel saper distinguere ciò che racconta una storia da ciò che si limita a fare rumore.
È per questo che guardiamo con fiducia alla grappa e agli amari, due prodotti profondamente diversi, ma accomunati da un'identità forte e da un patrimonio culturale che merita di essere scoperto con gli strumenti più semplici e, nello stesso tempo, più sofisticati che possediamo: i nostri sensi. È questa la filosofia dei due Codici Sensoriali, che rinunciano deliberatamente al linguaggio accademico per accompagnare il lettore in un percorso fatto di percezioni, ricordi e confronti, dimostrando che comprendere una bevanda può essere sorprendentemente divertente.
Perché la grappa appartiene alla sfera della saggezza? Perché è rara. Rappresenta meno dello 0,1% della produzione mondiale di spirits. Perché è italiana, e non soltanto di origine italiana: è esclusivamente italiana. E soprattutto perché riesce in un'impresa che pochi distillati possono vantare: raccontare con sorprendente chiarezza il territorio dal quale proviene. Cambiano il vitigno, la vinaccia, l'alambicco, l'affinamento e cambia il linguaggio della grappa. È una geografia liquida che si legge con il naso molto prima che con una carta geografica.
Gli amari sono ancora più saggi, tanto saggi da essere nati prima degli spirits. Prima che qualcuno pensasse di concentrare l'alcol attraverso la distillazione, l'uomo aveva già scoperto che erbe, radici, cortecce e spezie potevano dialogare con fermentati e infusi. Gli amari sono figli della botanica prima ancora che della liquoristica. Dentro ogni bicchiere convivono farmacista, speziale, erborista e, naturalmente, il piacere. Hanno attraversato i secoli cambiando funzione: da rimedio a rito conviviale, da medicina a piacere quotidiano, senza perdere la loro straordinaria capacità di raccontare il mondo vegetale.
Il bello è che né la grappa né gli amari chiedono di essere studiati come si preparava un esame universitario. Anzi, il primo invito dei Codici Sensoriali è quasi provocatorio: dimenticate per un momento storia, tecnologia e nozioni, prendete in mano un bicchiere e lasciate lavorare occhi, naso, bocca e memoria. Solo dopo arriveranno le spiegazioni. È un metodo che capovolge l'insegnamento tradizionale: prima l'esperienza, poi la teoria. Prima la curiosità, poi la conoscenza.
In fondo la vera forza della grappa e degli amari non risiede nel grado alcolico, ma nella capacità di rallentare il tempo. Chiedono attenzione, invitano alla conversazione, stimolano il ricordo e dimostrano che il lusso più autentico oggi non è bere di più, ma bere meglio.
E forse è proprio questa la definizione più attuale di saggezza: scegliere prodotti che, invece di stordire, riescono ancora a farci pensare.

Per informazioni: www.narratoridelgusto.it oppure info@assaggiatori.com








