Il debutto di Falstaff Sparkling Party a Napoli: territori e stili della spumantistica a confronto
Falstaff Sparkling Party a Napoli: oltre 120 etichette, tre masterclass e più di 300 partecipanti al Chiostro San Francesco per un viaggio tra le bollicine.
EVENTI - A pochi giorni dalla presentazione a Milano della sua prima Restaurant Guide Italia, il team di Falstaff è arrivato a Napoli con un appuntamento interamente dedicato alla spumantistica. Il 6 ottobre il Chiostro San Francesco al Vomero ha ospitato la prima edizione italiana dello Sparkling Party con 40 aziende, oltre 120 etichette, e tre masterclass.

Il debutto partenopeo arriva in una fase di espansione del progetto nato nel 2024 dalla collaborazione tra Falstaff International e WineLine di Othmar Kiem e Simon Staffler.
A giugno il White Wine Party di Roma aveva segnato il primo evento organizzato in Italia, mentre a fine settembre è arrivata la nuova guida dedicata alla ristorazione, con oltre 3.000 indirizzi tra ristoranti, trattorie e pizzerie delle venti regioni.
A Napoli il campo di osservazione si è spostato sullo spumante nelle sue diverse declinazioni, una selezione trasversale ha messo nello stesso spazio denominazioni, vitigni e modelli produttivi differenti.
Il confronto era cominciato già la sera precedente allo stellato Veritas, con una cena dedicata alla stampa costruita su Champagne e Metodo Classico italiani e le bottiglie provenienti dalle collezioni personali di Kiem e Staffler.

Annate, dosaggi e affinamenti differenti hanno attraversato l’intero menu studiato dallo chef Marco Caputi, mettendo a confronto Alta Langa, Alto Adige, Oltrepò Pavese, Franciacorta, Trento DOC e Champagne. La presenza di millesimi come 2010, 2012, 2014, 2015 e 2016, accanto ad annate più recenti, ha portato naturalmente l’attenzione sul tempo e sulla capacità di evoluzione dei vini, tema ripreso il giorno successivo nelle masterclass, ma da prospettive molto diverse.
Con Giovanni Minetti, presidente del Consorzio Alta Langa DOCG, e il direttore Paolo Rossino, la prima masterclass ha ripercorso la storia di una denominazione relativamente giovane, nata da un progetto avviato negli anni Novanta e costruita attorno a poche scelte precise: Pinot Nero e Chardonnay, Metodo Classico, millesimo obbligatorio e vigneti collinari. Una parte dell’incontro ha guardato poi alla crescita degli ultimi anni e alle prospettive future, comprese le modifiche al disciplinare sulle quali il Consorzio sta lavorando.


Il tempo è tornato nella degustazione di Maison Boizel, questa volta con una profondità storica diversa. Florent Roques-Boizel, sesta generazione della famiglia, affiancato da Matteo Allegrini di Allegrini Wines, ha attraversato con una verticale diverse vendemmie, dalla 2018 fino alla 1989, una prova non solo di longevità, ma anche di continuità stilistica.


Sul fondo una Champagne chiamata a confrontarsi con condizioni climatiche mutate, dove anticipi di vendemmia e nuovi rapporti tra maturazione e acidità intervengono su equilibri consolidati inevitabilmente da rivedere.
Con Ca’ del Bosco e il direttore commerciale Luca Cinacchi il discorso si è spostato dalla profondità temporale al processo produttivo. Raccolta manuale, conoscenza delle parcelle, selezione delle uve, ricerca e automazione convivono all’interno dello stesso sistema. Una compresenza che rende meno utile la contrapposizione fra artigianalità e tecnologia: l’automazione può alleggerire alcune operazioni, mentre selezione e decisioni rimangono affidate all’uomo. Anche il biologico è entrato nel dibattito senza essere presentato come una scorciatoia qualitativa, l’esperienza aziendale lo lega piuttosto alla necessità di trovare soluzioni tecniche, sperimentare e modificare alcune pratiche in vigneto e in cantina.

I tre incontri, moderati da Simon Staffler, hanno così attraversato storie e modelli produttivi molto differenti: la crescita e le prospettive dell’Alta Langa, la continuità stilistica di una Maison di Champagne fondata nel 1834 e il lavoro di Ca’ del Bosco sulla precisione dei processi e sulla ricerca.

Fuori dalle sale delle masterclass, i banchi ampliavano ulteriormente il quadro con le 120 etichette della 40 aziende presenti. Alla degustazione si affiancava la parte gastronomica con Armatore, Casa Iuorio, Flamigni 1930, I Bibanesi e Salvatore Salvo, presente con la sua pizza Margherita rigorosamente a portafoglio, mentre AIS Campania ha curato il servizio dei vini.

Per la tappa napoletana la risposta è arrivata anche dai numeri, oltre 300 presenze e posti esauriti per tutti e tre gli approfondimenti. Un risultato al quale è già seguito un annuncio: Simon Staffler ha confermato il ritorno dello Sparkling Party a Napoli nel 2027.

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