Sastrería Martínez, il bar-sartoria di Lima: Diego Macedo racconta la corsa ai 50 Best

Alla vigilia dei World’s 50 Best Bars, Diego Macedo racconta Sastrería Martínez, oggi n. 33, e il lavoro necessario per conquistare visibilità internazionale

7 Ottobre 2026 - 14:32
Sastrería Martínez, il bar-sartoria di Lima: Diego Macedo racconta la corsa ai 50 Best

BAR & WINE - Alla vigilia dei World’s 50 Best Bars 2026, che questa sera, mercoledì 7 ottobre, saranno proclamati a Milano, al Bob The Other Side incontriamo Diego Macedo, bartender peruviano con 25 anni di esperienza internazionale e fondatore di Sastrería Martínez a Lima.
Il suo locale occupa attualmente il numero 33 della classifica mondiale e unisce due attività reali: di giorno una sartoria, di sera uno speakeasy. Macedo arriva alla vigilia della nuova graduatoria dopo un percorso costruito tra navi da crociera, Madrid, Los Angeles e Perù. E senza nascondere un aspetto spesso poco raccontato dei ranking internazionali: oltre al lavoro dietro il bancone servono viaggi, relazioni, guest shift e investimenti per far conoscere ciò che si fa.

Partiamo da Sastrería Martínez. Perché questo nome e perché sei vestito da sarto?

Sastrería in spagnolo significa sartoria. Il nostro è uno speakeasy a Lima e prima di entrare nel bar c'è davvero una sartoria, che lavora durante il giorno. La sera si entra nel cocktail bar. Per questo anche io e il mio team ci vestiamo così. Non è soltanto un elemento estetico: fa parte dell'identità del locale.

Quando avete aperto?

Nel maggio 2022. A maggio prossimo saranno cinque anni. Siamo partiti praticamente subito dopo il periodo più difficile della pandemia.

Tu, però, lavori dietro al bancone da molto più tempo.

Da 25 anni. Ho cominciato molto giovane, nel 2002. Ho lavorato sulle navi da crociera italiane, poi ho vissuto dieci anni a Madrid e ho lavorato anche negli Stati Uniti, a Los Angeles. Da circa undici anni sono tornato dalla Spagna in Perù.

Hai lavorato quattro anni sulle navi. Che cosa ti ha lasciato quell'esperienza?

È un lavoro molto duro. Si lavora tutti i giorni, senza un giorno libero, anche 14 o 16 ore al giorno. Però ti insegna moltissimo: disciplina, ordine e pulizia. Sulle navi ci sono controlli continui e quando arrivi, per esempio, in un porto americano devi lasciare tutto praticamente come nuovo. Magari il bar chiude all'una, ma poi devi continuare a pulire e sistemare.

In quali bar lavoravi a bordo?

Alla piscina, nell'English bar e nel bar del ristorante. È stata anche un'occasione per imparare molto sui vini. Su una nave possono esserci dodici o quattordici bar: è un mondo molto articolato.

Oggi Sastrería Martínez è numero 33 dei World’s 50 Best Bars. Con quale spirito arrivi alla premiazione di Milano?

Siamo fortunati a essere nella lista. Adesso siamo al numero 33 e questa sera vedremo quale sarà la nuova posizione, perché nessuno la conosce prima. Naturalmente speriamo di salire.

Siete entrati nella classifica appena tre anni dopo l'apertura. Quanto ha contato il momento che sta vivendo il Perù?

Moltissimo. Oggi c'è una grande attenzione internazionale verso il Perù, soprattutto grazie alla nostra gastronomia. Molte persone arrivano per conoscere i ristoranti e poi vogliono scoprire anche i cocktail bar. Lima è diventata un hotspot. Nei 50 Best siamo due bar della città, ma naturalmente a Lima esistono molti altri locali interessanti.

Che cosa distingue Sastrería Martínez?

Siamo uno speakeasy classico, ma lavoriamo con ingredienti peruviani. Con il mio team abbiamo fatto un grande lavoro di ricerca: abbiamo viaggiato attraverso il Perù, siamo stati in Amazzonia, sulle Ande e lungo la costa. Abbiamo cercato prodotti che in alcuni casi non conoscevano nemmeno molti peruviani. Questo ci ha permesso di costruire qualcosa di diverso e riconoscibile.

Un buon progetto, però, deve anche riuscire a farsi conoscere. Come sei entrato nel circuito internazionale?

Conoscevo già i 50 Best perché dopo 25 anni in questo settore ho amici in molte parti del mondo. Erano loro a dirmi: devi venire, devi partecipare. Ho cominciato a frequentare gli eventi dei 50 Best dal 2018, a osservare e a fare pubbliche relazioni.

Quindi la presenza in questi circuiti si costruisce nel tempo?

Certo. Si costruisce piano piano. Però devi lavorare e devi fare bene le cose. Non succede per caso.

Viaggi, guest shift e relazioni fanno quindi parte del lavoro?

Sì. Sono importanti perché permettono alle persone di vedere quello che fai. Quando tutto il mondo del bar si ritrova nella stessa città, come in questi giorni a Milano, se vuoi mostrare il tuo lavoro devi essere presente.

In questi giorni molti locali organizzano guest shift ed eventi sostenendo costi importanti, talvolta rinunciando anche agli incassi della serata. È davvero un investimento?

Sì, bisogna considerarlo un investimento. Investi per mostrare quello che fai. In questi giorni tutto il mondo del bar è qui. Se vuoi che qualcuno ti conosca e possa vedere concretamente il tuo lavoro, devi investire qualcosa. È parte del percorso.

Anche Sastrería Martínez ospita bartender internazionali?

Sì, certamente. Facciamo guest shift e invitiamo professionisti da altri Paesi. Sono venuti anche i ragazzi del Bob. Questo scambio è parte del nostro mondo.

Quindi la classifica può essere un risultato, ma non può diventare l'unico obiettivo.

Esatto. Prima viene il lavoro. Devi fare le cose bene. Poi devi far conoscere quello che fai, partecipare, viaggiare e costruire relazioni. È qualcosa che si costruisce nel tempo.

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